Giorno: 1 Giugno 2020

Ponte sullo Stretto, la Santelli è favorevole

“Sto seguendo con grande attenzione il dibattito nazionale sulla eventuale realizzazione del Ponte sullo Stretto. La mia posizione non è mai cambiata nel corso degli anni: sono favorevole alla costruzione di una straordinaria infrastruttura pubblica, che, oltre a dimostrare al mondo le grandi capacità progettuali e ingegneristiche del nostro Paese e a collegare, finalmente in modo efficiente, la Calabria e la Sicilia, avrebbe il merito di ridare fiato all’economia nazionale in un momento di grave crisi e di creare migliaia di nuovi posti di lavoro. La domanda che tutti dobbiamo porci non è se realizzare o meno il Ponte sullo Stretto, ma questa: se non ora, quando?”. Lo afferma il presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

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Rovito (CS): primo comune calabrese in cui prendono il via i lavori per l’infrastruttura a banda larga per le aree definite dagli operatori a “zero redditività”

Il comune di Rovito, in provincia di Cosenza è il primo in Calabria in cui prenderanno il via i lavori per l’infrastruttura a banda larga per le aree definite dagli operatori a “zero redditività” o le cosiddette aree bianche, cioè non coperte da nessun operatore.

Si tratta dell’ultimo bando nazionale che ha visto coinvolte Calabria, Puglia e Sardegna –  si legge nella nota stampa –   che grazie all’attività di Open Fiber (azienda che si è aggiudicata l’appalto), all’impegno della Comunità Europea, di Infratel che vigila sull’attuazione del Bando e sulla corretta applicazione nelle aree bianche della Strategia Italiana per la Banda Ultra Larga, consentirà ai cittadini di Rovito e in futuro di tanti altri piccoli comuni rurali di poter avere una connessione a Banda Ultra Larga, attraverso la fibra ottica fino a casa (FTTH).

Nello specifico l’area del comune di Rovito interessata dai lavori di infrastrutturazione digitale è la frazione di Bosco; lavori strategici per il benessere e la quotidianità dei tanti abitanti che finalmente potranno accedere ad Internet ad alta velocità e, dunque, migliorare o implementare nuove modalità di lavoro a distanza (smart working) e garantire un accesso più semplice ai propri bambini e ragazzi alle attività scolastiche a distanza, qualora questa modalità di insegnamento dovesse protrarsi a causa dell’emergenza COVID19. “Devo ringraziare Infratel, la Comunità Europea e la Regione Calabria, perché questa sinergia di cui Open Fiber è attuatrice rappresenta per il nostro comune, e in genere per i piccoli comuni e le aree rurali, un’opportunità di crescita straordinaria”. Queste le parole del primo cittadino di Rovito Felice D’Allessandro da sempre impegnato nell’innovazione della cittadina

 

 

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Bollettino Regione Calabria: Le persone risultate positive al Coronavirus sono 1.158 +0 rispetto a ieri, quelle negative sono 67.475.

In Calabria ad oggi sono stati effettuati 68.633 tamponi. Le persone risultate positive al Coronavirus sono 1.158 (+0 rispetto a ieri), quelle negative sono 67.475.

Territorialmente, i casi positivi sono così distribuiti:

– Catanzaro: 18 in reparto; 1 in rianimazione; 4 in isolamento domiciliare; 161 guariti; 33 deceduti.

– Cosenza: 2 in reparto; 82 in isolamento domiciliare; 350 guariti; 34 deceduti.

– Reggio Calabria: 20 in isolamento domiciliare; 236 guariti; 19 deceduti.

– Crotone: 4 in isolamento domiciliare; 107 guariti; 6 deceduti.

– Vibo Valentia: 4 in isolamento domiciliare; 72 guariti; 5 deceduti.

Il totale dei casi di Catanzaro comprende soggetti provenienti da altre strutture e province che nel tempo sono stati dimessi.

Le persone decedute vengono indicate nella provincia di provenienza e non in quella in cui è avvenuto il decesso.

I soggetti in quarantena volontaria sono 8.717 così distribuiti:

– Cosenza: 1.320
– Crotone: 2.988
– Catanzaro: 2.903
– Vibo Valentia: 284
– Reggio Calabria: 1.222

Dall’ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria per comunicare il rientro alla residenza sono +52; quelle registratesi per motivi di lavoro, salute e attività istituzionali sono +47 per un totale di 99.
Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione Civile Nazionale.

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Coldiretti Reggio Calabria: cinghiali sempre di più fuori controllo nella provincia reggina. Raddoppiati i danni rispetto al maggio 2019

Se si confronta il mese di maggio 2019 con quello dell’anno corrente – afferma Pietro Sirianni direttore della Coldiretti di Reggio Calabria – in base ai sopralluoghi che quotidianamente svolgiamo con i nostri tecnici, possiamo facilmente affermare che i danni provocati alle  produzioni ed alle strutture agricole da cinghiali selvatici nel 2020 sono raddoppiati. A questo si aggiunge – prosegue – che su tutto il territorio provinciale la situazione è ormai fuori controllo e pericolosa perché i cinghiali non stanno più nelle campagne ma sono sempre più frequenti gli avvistamenti nei centri abitati e nelle periferie. Nelle ultime settimane, – spiega Sirianni – sono sempre più vaste le aree presidiate e conquistate dai cinghiali con danni alle colture, alle strade poderali, ai ciglioni, alle canaline di scolo e in alcuni casi oltre il 50% delle aree terrazzate sono state danneggiate con la distruzione dei muri a secco, in aree collinari e montane a forte rischio idrogeologico scoraggiando chi fa agricoltura eroica perché il ripristino muretti è opera difficile, costosa e non facile per cui i probabili effetti saranno smottamenti e frane. Ciò che più ci allarma sono però i rischi all’incolumità delle persone, che si trovino a lavorare in campagna o nelle aree urbane oppure a percorrere le strade occupate da qualche esemplare che causa incidenti automobilistici. Infatti – spiega -se fino ad oggi il rischio era limitato agli agricoltori, ai cercatori di funghi e ai fruitori delle aree boschive e rurali per svago o lavoro, adesso dobbiamo segnalare che diversi nostri associati hanno avvistato in prossimità delle aree urbane e nelle periferie nelle prime ore dell’alba o dopo il tramonto numerosi esemplari. L’insofferenza non è più solo da parte degli agricoltori, ma la presenza dei cinghiali in aree urbanizzate fa paura a tanti. Da parte nostra – espone – stiamo portando avanti un monitoraggio continuo per confermare ulteriormente con dati puntuali la drammaticità del fenomeno e perciò invitiamo cittadini e agricoltori a segnalare i danni ai nostri uffici anche se non si chiede il risarcimento. Comprendiamo la demotivazione degli agricoltori che non fanno più richieste, perché indotti dal fatto che non si è quasi mai visto il ristoro e lo stesso è stato sempre sottostimato per incapacità o forse strumentalmente per disincentivare le imprese agricole a fare ulteriori richieste. Non possiamo accettare più che gli enti territoriali preposti, come gli Ambiti Territoriali Caccia, rinviino il pagamento dei danni rispetto alle istanze presentate dagli agricoltori, così come non intendiamo soprassedere alle stime dei danni subiti che offendono chi lavora in campagna, perché ne sottostimano l’entità. Continuare a dire che servono interventi urgenti per risolvere la problematica, perché il protrarsi della situazione mette in ginocchio le aziende agricole scoraggia gli imprenditori che vedono vanificare gli sforzi, fino alla decisione drastica di chiudere l’attività, con un danno economico, sociale ed ambientale, è forse inutile e pure offensivo nei confronti di chi, per sua competenza, è tenuto ad intervenire. Questo, – chiosa – nella provincia di Reggio Calabria è un altro alibi che salva tutti. Non abbiamo un piano di abbattimento e quindi, siamo tutti giustificati a stringere le spalle, per dire non possiamo fare nulla! A tutela della pubblica e privata incolumità  – conclude Sirianni – Coldiretti di Reggio invita i sindaci dell’area metropolitana a procedere con un’ordinanza sindacale urgente per la cattura e o abbattimento di cinghiali selvatici allo stato brado, ordinanza, peraltro, già adottata in altri comuni d’Italia.

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FEM.IN. Cosentine in lotta. Cosenza: “consultori e poliambulatori ancora chiusi dai vertici dell’ASP solo chiacchiere”

Riceviamo e pubblichiamo

Stamattina abbiamo avuto il dispiacere di constatare che la riapertura di consultori e poliambulatori è solo una chiacchiera, raccontata anche male.
La totalità di questi è ancora chiusa, sbarrata e sigillata, si continua con l’ambiguo e discrezionale metodo delle urgenze e solo in alcuni rarissimi poli si sta procedendo alla riprenotazione delle visite annullate.

Il 27 Maggio, abbiamo incontrato il commissario ASP, dott. Zuccatelli e il coordinatore dei consultori, dott. D’Angelo, i quali non sappiamo come oggi possano guardarsi allo specchio e non avere vergogna, sapendo di aver lasciato migliaia di cittadini e cittadine calabresi di nuovo soli/e con le proprie patologie e di aver tentato anche di prenderli/e in giro, promettendo una riapertura alla quale di fatto non erano preparati e per la quale non hanno dato alcuna disposizione e nessun dispositivo di protezione.

Il personale sanitario che lavora nei presidi territoriali è ignaro di tutto, non ha ricevuto linee guida e vive una frustrazione inimmaginabile, ogni volta che deve comunicare agli/alle utenti che, no, anche questa volta nessuno può garantire il loro sacrosanto diritto alla salute.

Ci troviamo di fronte a un clamoroso esempio di come i vertici della sanità calabrese non siano solo distanti dalla popolazione ma anche dai loro stessi colleghi, che tutti i giorni lavorano sul campo, a un esempio di come corpi, malattia, professionalità e lavoro siano terreno politico su cui ergersi e speculare.

A quasi un mese dall’inizio della fase 2 si è solo perso tempo ad ingannare e illudere la popolazione, invece di occuparsi di reperire fondi, DPI, studiare un piano di riprenotazione e predisporre gli ambulatori in maniera strutturale per evitare i contagi.

Se oggi questi signori pensano di poter vivere e continuare ad ingannare, giocare e speculare tranquilli, sbagliano.

Lo abbiamo promesso in sede d’incontro, e noi al contrario loro manteniamo le promesse, continueremo a vigilare e continueremo a disturbare il loro sonno fino a quando non otterremo ciò che ci spetta:

VISITE, ESAMI E TERAPIE SUBITO

FEM.IN. Cosentine in lotta

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Turismo, Sofo (Lega): “La Grecia ci chiude le porte? Portiamo gli italiani in vacanza nella Magna Grecia”

“La Grecia ci sta facendo un favore perché non sta disincentivando i greci a venire da noi bensì il contrario. E siccome i flussi di persone che si spostano dall’Italia alla penisola ellenica sono flussi turistici, invece che incazzarci dovremmo ringraziarli perché – in un momento in cui la creazione dei corridoi7 turistici rischia di sottrarci turismo internazionale facendoci perdere decine di miliardi di euro – grazie a decisioni come quella della Grecia possiamo compensare trattenendo nel nostro paese i turisti italiani” è quanto ha dichiarato l’eurodeputato leghista Vincenzo Sofo intervenendo in merito alla polemica politica avviata dalla decisione della Grecia di disincentivare gli arrivi degli italiani nella penisola ellenica. Sofo ha dunque lanciato una proposta per sfruttare la situazione a vantaggio delle regioni del Sud Italia così come si legge nella nota stampa.
“Piuttosto che lamentarci, dovremmo attrezzarci per offrire ai nostri italiani che sognavano le bellezze greche un’alternativa altrettanto valida che abbiamo in casa: la nostra Grecia, la Magna Grecia. Attrezziamo il nostro Sud, potenziamone i controlli sanitari e i collegamenti, aiutiamo hotel bar ristoranti lidi musei ecc. a mettersi in condizione di accogliere in sicurezza. E proponiamo agli italiani la scoperta di un patrimonio storico e culturale eccezionale.”
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San Demetrio Corone (CS): Scoperta coltivazione di canapa indiana. Quattro arresti

Coltivavano in una serra piantine di canapa indiana, mentre a casa avevano la marijuana già confezionata e pronta per essere immessa sul mercato dello spaccio. Quattro persone, tre uomini e una donna, di età compresa tra i 29 e i 45 anni, incensurate, sono state arrestate a San Demetrio Corone dai carabinieri della compagnia di Corigliano, supportati dalle unità cinofile dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, con l’accusa di coltivazione e detenzione illegale di sostanza stupefacente. I militari, all’alba, hanno perquisito le abitazioni dei quattro e hanno trovato, in una prima residenza, 60 grammi di marijuana, divisa in dosi, il materiale per il taglio e il confezionamento, oltre a cinque piantine di canapa indiana. In una seconda casa hanno scoperto 140 grammi della stessa sostanza, in parte divisa in dosi e la restante chiusa in sacchetti di plastica, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. Perquisito anche un terreno agricolo, gestito da due dei quattro, dove i carabinieri hanno trovato una serra con due piante di canapa indiana, alte un metro e già germogliate ed altre nove piantine più piccole.

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I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza presentano l’attività operativa relativa all’anno 2019

Nel corso di più azioni investigative recentemente condotte, i Carabinieri del Nucleo
Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza hanno recuperato migliaia di reperti archeologici,
frutto di scavi clandestini, sequestrato diversi beni d’antiquariato, tra cui importanti
dipinti commercializzati in Calabria e provenienti da furti in abitazione consumati in tutta
Italia, nonché diverse opere d’arte contemporanea false. Numerosi, inoltre, sono stati i
sequestri di immobili abusivamente costruiti all’interno di aree tutelate perché di interesse
archeologico e paesaggistico. Il valore dei beni recuperati ammonta a oltre 10 milioni di
euro.
Il Nucleo di Cosenza ha proseguito, nel 2019, con l’attività di prevenzione che, associata
alla costante attività repressiva, ha consentito di contrastare efficacemente le aggressioni
criminali al patrimonio culturale calabrese.
I risultati conseguiti sono di seguito riportati:
• nr. 28 persone arrestate su ordinanza dell’A.G.;
• nr. 2 persone arrestate in flagranza di reato;
• nr. 145 deferite in stato di libertà, di cui 31 per reati contro il paesaggio;
• nr. 43 beni antiquariali recuperati;
• nr. 3.859 reperti archeologici;
• nr. 6 controlli di sicurezza a musei, biblioteche ed archivi, finalizzati a prevenire i reati
di furto e danneggiamento;
• nr. 48 controlli ad aree archeologiche finalizzati a prevenire attività di scavi clandestini;
• nr. 42 controlli ad aree paesaggistiche e monumentali finalizzati a prevenire abusi
edilizi;
• nr. 27 controlli ad attività antiquariali, fiere e mercatini di settore finalizzati a prevenire
i reati di ricettazione e riciclaggio.
Si riportano, in prosieguo, le principali operazioni investigative recentemente concluse:
Operazione “ACHEI”
Attraverso l’indagine convenzionalmente denominata “ACHEI”, veniva messa in luce
l’esistenza di una articolata e ben strutturata associazione criminale, con base nel
Crotonese ma con ramificazioni in altre regioni del territorio nazionale ed estero, dedita
non solo agli scavi clandestini, ma anche alla ricettazione di materiale archeologico
provento degli stessi.
Le fasi del traffico illecito sono state documentate dettagliatamente attraverso
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intercettazioni telefoniche ed ambientali, riprese video, pedinamenti, sequestri, fino ad
arrivare alla vendita a collezionisti finali.
Sono state documentate molteplici aggressioni in danno di siti archeologici calabresi, tra i
quali “Apollo Leo” di Cirò Marina, “Castiglione di Paludi” e “Cerasello” nel Comune di
Pietrapaola (CS).
In tal senso, significative sono le immagini realizzate, mediante l’utilizzo di un drone, che
testimoniano la violenza con cui, in un’area di interesse archeologico calabrese, il gruppo
criminale ha operato degli scavi clandestini, con impietosa durezza, scagliando colpi al
suolo attraverso l’utilizzo di un escavatore, nell’ingordo intento di sottrarre quanto di più
prezioso il sottosuolo ancora custodiva.
Le acquisizioni investigative hanno altresì certificato collegamenti con alcuni soggetti
esteri legati al traffico di reperti archeologici. Le attività di indagine nei vari Paesi coinvolti
(Francia, Germania, Inghilterra e Serbia), sono state condotte in sinergia con le Forze di
Polizia estere e coordinate da EUROPOL, che ha organizzato uno specifico meeting
operativo, ed EUROJUST, per il coordinamento delle Autorità Giudiziaria coinvolte
nell’attività investigativa.
Le misure cautelari personali disposte dal GIP del Tribunale di Crotone sono state 23, di
cui 2 in carcere e 21 ai domiciliari. Contestualmente sono state effettuate ulteriori 80
perquisizioni, eseguite in tutto il territorio nazionale nonché in Inghilterra, Francia,
Germania e Serbia. Destinatari delle stesse sono state persone indagate nell’ambito del
medesimo procedimento, alle quali sono stati notificati i relativi avvisi di garanzia.
L’attività d’indagine ha consentito, inoltre, di recuperare più di 3.800 reperti archeologici
nonché numerosi attrezzi ed apparecchiature utilizzate, all’interno di diversi ed
importanti siti archeologici della Calabria, per eseguire le illecite ricerche di beni
archeologici.

 

Operazione “ANTIQUES”
Altra importante attività investigativa, convenzionalmente denominata “Antiques”,
condotta con il contributo del Nucleo TPC di Napoli e coordinata dalla Procura della
Repubblica di Reggio Calabria, ha consentito di dare esecuzione a sette misure cautelari,
disposte dal G.I.P. di quel Tribunale, con le quali sono stati disposti gli arresti domiciliari
nei confronti di altrettanti membri di un’associazione per delinquere, con base a Napoli e
Brescia, finalizzata alla ricettazione ed alla illecita esportazione di beni antiquariali,
provento di attività delittuosa, sui mercati francesi di Beziers, Montpellier ed Avignone.
Nella circostanza, sono state deferite in stato di libertà ulteriori diciannove persone e,
contestualmente, si è data esecuzione a 27 perquisizioni locali eseguite sull’intero territorio
Nazionale. L’attività d’indagine ha consentito di recuperare numerosi beni di rilevanza
storico – artistica, dal Seicento all’Ottocento italiano, provento di furto ai danni di
abitazioni private, per un valore di circa € 500.000,00. Molti beni sono stati sequestrati al
valico di Ventimiglia, che, stimati da un funzionario del Ministero per i beni e le attività
culturali e per il turismo, ne ha quantificato il valore economico complessivo in circa €
1.500.0000. Inoltre, molti beni sono stati esportati in territorio francese senza la prescritta
autorizzazione ministeriale. In particolare, si tratta, prevalentemente, di elementi di arredo
antico e di pregio, quali: sculture in marmo e bronzo, consolles, dipinti su tavola e su tela,
suppellettili in argento, in ceramica e in porcellana.

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Castrolibero(CS): Anselmo (M5S), “discarica, bonifica dell’intera area”

“Il Consiglio Comunale dello scorso venerdì ha confermato le posizioni dei diversi gruppi politici sulla questione discarica: quella dell’amministrazione, vaga e non condivisibile, supportata da parte dell’opposizione, e quella chiara e netta sostenuta dalla consigliera Michaela Anselmo, portavoce del M5S Castrolibero.

Perché dico questo? Anzitutto, perché il sindaco Greco non è credibile! Infatti, pur avendo dichiarato di non essere disponibile a riaprire la discarica, nel corso degli anni della sua azione amministrativa nulla ha fatto per chiedere un Piano di Caratterizzazione, finalizzato alla bonifica dell’intero sito interessato. E questo, nonostante abbia potuto contare sull’apporto dell’ex consigliere regionale Orlandino Greco, notoriamente vicino all’ex governatore Oliveiro.

In più, il sindaco di Castrolibero non ha tenuto in alcun conto né della relazione dell’Arpacal che, nel 2014, ha rilevato il rischio di inquinamento del suolo e delle falde acquifere, né considerato gli interventi nel merito di parlamentari del nostro Movimento, e neppure le ipotesi avanzate con competenza da cittadini e associazioni civiche.

Da parte mia afferma la consigliera Anselmo, ribadisco la posizione da sempre sostenuta: l’unico provvedimento adeguato alla «questione discarica» è la richiesta di un Piano di caratterizzazione finalizzato alla bonifica dell’intera area.

Inoltre, siamo convinti che i rifiuti prodotti nel nostro territorio possono essere gestiti e trattati dalla comunità locale, producendo compost o altro, anche su base condominiale o di quartiere, da destinare ad uso civico e sociale come, ad esempio, per gli orti urbani.

L’attuale amministrazione, invece, naviga a vista: non ha una visione politica per la nostra comunità civica. Le stesse dichiarazioni del sindaco Greco sono animate dal solo desiderio di smarcarsi dalle sue enormi responsabilità, scaricandole su una eventuale (e sempre più probabile) commissariamento del nostro comune.

Come portavoce del M5S a Castrolibero ed in senso al consiglio comunale, continueró ad impegnarmi affinchè si proceda alla bonifica del sito su cui insiste la discarica e, particolarmente, per favorire il coinvolgimento e la partecipazione di tutti i cittadini su un tema di interesse pubblico da cui dipende, in buona parte, la qualità della nostra salute, dell’integrità del nostro territorio e dell’intera vita civica e democratica di Castrolibero”.

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Le posizioni dei governatori sulla riapertura dei confini regionali

C’è chi spinge per un immediato ritorno alla normalità, chi invita alla cautela, chi auspica una riapertura per zone. A due giorni dalla cancellazione, a quanto pare certa, dei confini regionali imposti da una serie di misure contro l’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, alcune posizioni dei presidenti di Regione sono cambiate, altre sono meno rigide, altre ancora sono rimaste quelle di sempre.

Che cosa dice Attilio Fontana

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, da giorni si dice convinto che dal 3 giugno i suoi concittadini ritroveranno la libertà di circolare in tutto il Paese. “I dati sono estremamente positivi – sostiene – e quindi non ho dubbi che la Lombardia rientrerà sicuramente nel novero delle regioni che avranno libertà di movimento”.

“Noi abbiamo sempre confidato nella data del 3 giugno – dice in linea con Fontana il presidente del Piemonte, Alberto Cirio – “tutte e tre le pagelle del ministero ci hanno confermato che i nostri numeri sono pienamente in regola. Dati  che ci dicono che non ci sono criticità e che ci fanno ben sperare per la riapertura il 3 giugno dei confini della mia regione”.

Sulla posizione di alcune Regioni e sulla richiesta del certificato di negatività, afferma: “Non credo che sia una scelta giusta, nè praticabile. Io vengo dalle Langhe, dal Piemonte, abbiamo una regione fortemente turistica e non vediamo l’ora di accogliere i tanti turisti stranieri, europei, che da sempre scelgono questo territorio.

Posso comprendere che ci sia un desiderio di tutela, anche legittimo, da parte di alcuni governatori – ma nello stesso tempo, da sempre, il turismo si basa sulla reciprocità, cioè proprio la possibilità di un interscambio. Io vedo non solo la necessità di un’Italia che si sposta tutta insieme ma anche di un’Europa che si muove così”.

Cosa chiedono Zaia e Toti

Altri due presidenti forti sostenitori della riapertura completa dal 3 giugno sono Giovanni Toti (Liguria) e Luca Zaia (Veneto). “Il nemico è il virus – scrive su Facebook Toti – non sono le persone, qualsiasi sia la loro provenienza. Lo avevo già detto, lo ripeto. Perché sono convinto che alcuni messaggi che ho letto non rendano onore al tricolore che molti italiani hanno appeso al balcone in questi mesi. Non c’è una Regione contro l’altra. Stiamo tutti combattendo la stessa battaglia. E se il governo lo consentirà, a fronte di numeri sanitari positivi, apriremo i confini. Basta fare terrorismo, basta seminare odio, basta discriminarci tra noi”.

Da parte sua, Zaia da settimane lavora a rimettere pienamente in moto la sua regione e ovviamente spinge con forza per il “liberi tutti” da mercoledì prossimo, mentre attende un provvedimento nazionale: “Penso sia fondamentale – ribadisce – non aprire a macchia di leopardo. Capisco la preoccupazione di qualche collega, ma spero si possa aprire tutti assieme, anche a livello europeo. Abbiamo la necessità di aumentare gli spostamenti e le relazioni”. Ovviamente, a cominciare da Zaia, tutti i governatori favorevoli alla prossima riapertura richiamano alla responsabilità e invitano a mantenere alta la guardia nella prevenzione e nella lotta al virus.

Bonaccini auspica l’apertura completa

Anche il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, seppur nella posizione ‘scomoda’ di presidenza della Conferenza delle Regioni, auspica l’apertura completa. “Mi auguro – sottolinea – che si riduca il tasso di polemica, e per quanto mi riguarda spero che si possa ripartire ovviamente tutti insieme. Mi piacerebbe che si evitasse, come ho visto in certe giornate, il dibattito di accuse e controaccuse tra diverse Regioni rispetto a quello che succederà. Si deciderà di concerto con il governo. Complessivamente, Regione per Regione, ogni giorno, si trasferiscono 21 dati al ministero della Salute e lì si fanno tutti i calcoli sull’andamento della curva epidemiologica. E’ evidente che c’è bisogno di garanzie sulla sicurezza”.

Il passaporto sanitario di Solinas

Cautela, con posizioni in un primo momento molto polemiche, ma ora meno rigide, arrivano dalle Regioni del Centro Sud. Dal Lazio, l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, ha parlato di forti pressioni politiche per la riapertura, avanzando anche l’ipotesi di alcune contromisure. Ma la Regione più ostile alla libera circolazione è stata, ed è, la Sardegna.

Il governatore Christian Solinas continua a ribadire che per entrare nell’isola serve una sorta di “passaporto sanitario” e non ha fatto alcun passo indietro rispetto alla posizione del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia: “E’ incostituzionale – ha detto il ministro – lo dice l’articolo 120 della Costituzione. Una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone”. Alcuni ‘no’ al passaporto sanitario sono arrivati anche da altri presidenti di Regioni e da alcuni sindaci, ma la Sardegna mantiene ferma la propria idea.

Musumeci ci ripensa, De Luca ammorbidisce la linea

Sull’altra isola, la Sicilia, il governatore Nello Musumeci ha archiviato l’idea del “passaporto sanitario, ed ha messo sul tavolo nuove regole: “Occorrerà verificare la provenienza, l’esistenza di eventuali casi sospetti nel nucleo familiare, indicare giorno dopo giorno la tracciabilità della presenza del turista. Ricordo soltanto che siamo al centro di una pandemia e che tutto il resto appare davvero piccola cosa”, ha aggiunto Musumeci. “Non sto parlando di libera circolazione, ma di chi liberamente viene in Sicilia e accetta la collaborazione con le autorità sanitarie locali”.

Dopo aver sparato a zero sulla riapertura complessiva dal 3 giugno, il governatore campano Vincenzo De Luca ha “ammorbidito” la posizione ma il ragionamento di fondo rimane lo stesso: “Davvero non si comprende – si legge nel suo posto – quali siano le ragioni di merito che possano motivare un provvedimento di apertura generalizzata e la non limitazione della mobilità, nemmeno per le province ancora interessate pesantemente dal contagio. Si ha la sensazione – ragiona – che per l’ennesima volta si prendano decisioni non sulla base di criteri semplici e oggettivi, ma di spinte e pressioni di varia natura. Si poteva decidere semplicemente che i territori nei quali nell’ultimo mese c’era stato un livello di contagi giornalieri superiore a un numero prefissato (200 – 250 – 300), fossero sottoposti a limitazioni nella mobilità per un altro breve periodo”.

In ogni caso De Luca assicura che la Campania “valuterà le decisioni del governo, se e quando saranno formalizzate” e adotterà, “senza isterie e in modo responsabile, insieme ai protocolli di sicurezza già vigenti, controlli e test rapidi con accresciuta attenzione per prevenire, per quanto possibile, il sorgere nella nostra regione di nuovi focolai epidemici”.

E mentre Michele Emiliano, dalla Puglia, sottolinea che “è arrivato il momento di riaprire il Paese a condizioni di normalità e la condizione di normalità fondamentale è la libertà di circolazione”, dalla punta dello “Stivale” la governatrice Jole Santelli da giorni, in tv e sui giornali, ribadisce che la Calabria è pronta ad accogliere a braccia aperte i turisti. “Siamo a contagio zero – evidenzia – e nel rispetto di tutte le misure contro il coronavirus, ora posso dire a chi arriva in Calabria: l’unico pericolo sarà quello di ingrassare”.

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