Agricoltura

Coldiretti Calabria: la questione cinghiali resta irrisolta

“Negli ultimi cinque anni, la presenza dei cinghiali in Calabria è ormai triplicata. Una situazione ormai davvero insostenibile che sta massacrando l’agricoltura e che arreca pericolo ai cittadini. La popolazione di cinghiali guadagna sempre più terreno rispetto alla presenza umana con un’alta concentrazione nelle fasce di territorio già segnate dalla tendenza allo spopolamento per l’indebolimento delle attività tradizionali”.

 

La voce di Coldiretti

“Abbiamo rappresentato l’allarme al Dipartimento Regionale Agricoltura, riferisce Franco Aceto Presidente di Coldiretti Calabria, affinché si prendano, con urgenza provvedimenti concreti e spendibili.  Abbiamo avuto rassicurazioni in merito, e  confidiamo che il provvedimento sarà emanato al più presto.  I cinghiali sono gli unici che in modo incontrollato spadroneggiano con una proliferazione che ormai si estende dalla montagna alla pianura, dalle campagne alle città, fino alla costa e mettono a rischio la sicurezza delle persone, causano incidenti stradali, devastano i raccolti e sono potenziali diffusori di malattie. Ripetutamente, abbiamo lanciato l’allarme, sia a livello locale che nazionale – aggiunge Aceto – e adesso con la chiusura della caccia imposta dall’ultimo DCPM, la situazione si sta facendo ancora più drammatica. E’ necessario continuare ad insistere presso il Governo affinchè, nonostante le restrizioni imposte dal Covid, provveda a riaprire la caccia e a prorogare quella al cinghiale in modo da autorizzare tempestivamente le squadre di selecontrollori. Di fronte ad una totale indifferenza da parte del governo centrale nell’assumere provvedimenti risolutivi, e poiché come sancito da diverse sentenze che hanno già condannato qualche regione a risarcire cittadini per i danni subiti a causa incidenti automobilistici causati dai cinghiali, è necessario che la nostra Regione assuma provvedimenti forti e decisivi, eventualmente invocando, anche lo stato di emergenza e di tutela della salute pubblica.  Se non si interviene subito – aggiunge Aceto – ci saranno danni permanenti e duraturi poiché, la proliferazione senza freni dei cinghiali sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali. Studi ed esperienze relative all’elevata densità dei cinghiali in aree di elevato pregio naturalistico hanno messo in evidenza notevoli criticità in particolare per quanto riguarda il rapporto tra crescita della popolazione dei selvatici e vegetazione forestale. Proprio le modalità di ricerca di cibo attraverso una cospicua attività di scavo ben visibile sui campi coltivati provoca, infatti, anche su superfici naturali – spiega – notevoli danni alla biodiversità. I cinghiali – prosegue -sono una specie ad alta mobilità in grado di percorrere grandi distanze per spostarsi da un territorio all’altro alla ricerca di nuove aree da saccheggiare. E’ una situazione arrivata al limite – sostiene Aceto – e quindi questa emergenza deve essere affrontata con il ricorso agli abbattimenti incaricando personale specializzato per ridurne il numero. E’ una situazione che non possiamo più permettere – conclude il leader di Coldiretti Calabria – il sovrappopolamento della specie, dato assolutamente inconfutabile, deprezza il territorio in tutti i suoi aspetti e contribuisce allo spopolamento delle nostre aree rurali e di montagna dopo anni di lavoro e di presidio grazie proprio all’impegno degli agricoltori che mantengono vivi i territori”.

 

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Forestazione, Spirlì e Gallo al Ministro Bellanova: “Servono 45 milioni”

«I 146 milioni di euro previsti nel bilancio regionale 2020, e destinati per il Piano attuativo di forestazione, risultano palesemente insufficienti. Lo Stato deve intervenire per evitare il collasso».

 

È quanto scrivono il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, e l’assessore regionale alla Forestazione, Gianluca Gallo, in una lettera a firma congiunta, inviata al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova.

 

«SOLUZIONI NON PIÙ PROCRASTINABILI»

«Nel fondamentale settore della forestazione in Calabria – esordiscono Spirlì e Gallo – si vivono situazioni di grave criticità, che necessitano di soluzioni non più procrastinabili, come del resto evidenziato lo scorso settembre. In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri, dal compianto presidente Jole Santelli, e da ultimo, fine ottobre, in una missiva di analogo tenore recapitata alla deputazione parlamentare calabrese».

 

«Preliminarmente – continuano Spirlì e Gallo –, sottolineiamo come il fabbisogno finanziario necessario per il mantenimento dei livelli occupazionali dei lavoratori idraulico forestali, nonché per tutte le attività connesse alla gestione della campagna antincendi boschivi e alla realizzazione degli interventi previsti minimi per la manutenzione del patrimonio boschivo, oltre che per la mitigazione del rischio idrogeologico, sia stimato, per l’anno 2020, in circa 210,5 milioni di euro».

 

LE RISORSE DECURTATE E IL RISPARMIO

 

Il presidente Spirlì e l’assessore Gallo fanno notare al ministro Bellanova che «le risorse stanziate nel bilancio dello Stato per interventi straordinari di competenza regionale riguardanti silvicoltura, tutela del patrimonio forestale, difesa del suolo, sistemazione idraulico forestale e delle connesse infrastrutture civili, sono state decurtate, rispetto all’anno precedente, di 40 milioni di euro, attestandosi a 90 milioni di euro».

 

«Il ricorso all’applicazione della Cisoa (Cassa integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato) per l’emergenza covid – sottolineano Spirlì e Gallo – ha consentito una economia sul bilancio regionale di circa 19,5 milioni di euro».

 

LA RICHIESTA DI 45 MILIONI

 

«I fondi previsti nel bilancio regionale 2020 destinati all’attuazione del Piano attuativo di forestazione – spiegano ancora – ammontano a complessivi 146 milioni di euro, risultando palesemente insufficienti a coprire l’intero fabbisogno annuale quantificato, al netto del risparmio ottenuto con il ricorso alla Cisoa, in 191 milioni di euro, con un deficit di circa 45 milioni di euro, non consentendo l’attuazione degli interventi previsti nel Piano, nonché il mantenimento dei livelli occupazionali delle maestranze».

 

Secondo Spirlì e Gallo, «è altresì utile evidenziare che, a seguito della stabilizzazione dei lavoratori idraulico forestali le risorse previste nelle annualità precedenti sono risultate insufficienti e ciò ha determinato, per la Regione Calabria, un aggravio economico. Più di recente le preoccupazioni esposte sono state rappresentate anche dalle segreterie nazionali e regionali di Cgil Flai, Fai Cisl e Uila». Il presidente facente funzioni e l’assessore alla Forestazione evidenziano che «la situazione di evidente necessità, ove non sanata, rischierebbe di portare al collasso l’intero comparto della forestazione calabrese, con negative ripercussioni sui livelli occupazionali e sulla tenuta dell’ordine pubblico. La preghiamo – concludono Spirlì e Gallo – di voler intervenire con sollecitudine affinché siano erogate, in favore della Regione Calabria e per le finalità sopra esposte, le risorse necessarie a completamento dell’anno 2020, quantificate in 45 milioni di euro».

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Vocaturi (Agrocepi): “Agroalimentare in sofferenza per Covid e condizioni climatiche. Lo Stato tuteli gli agricoltori”

Se le aziende e le attività in questo periodo chiedono  di poter tornare a lavorare per non bloccare il motore produttivo del Paese, c’è un settore che da marzo ad oggi non si è mai fermato: ovvero l’agricoltura. Eppure gli stravolgimenti sociali e la situazione di crisi generale dovute alla pandemia hanno avuto ripercussioni pesanti sul settore agroalimentare. A lanciare il grido d’allarme è Cristian Raoul Vocaturi, Vicepresidente Nazionale Vicario e Presidente Calabria Agrocepi, la Federazione Nazionale Agroalimentare.

Calo dei consumi dovuto alla crisi 

“In questo momento – dice Vocaturi- ci sono diverse problematiche che affliggono il mondo dell’agroalimentare. La situazione sociale, dovuta alla pandemia in corso, ha fatto sì, che le persone uscendo di meno, acquistino meno prodotto. Per questo motivo il consumo si è ridotto drasticamente. La grande distribuzione non si è mai fermata, nonostante le vendite vadano a rilento rispetto al solito, e la vendita del prodotto fresco è riuscito a dare una boccata d’ossigeno alle aziende e agli agricoltori. La stessa cosa, però, non è stata per il prodotto trasformato, come ad esempio l’olio e il vino.  A farne le spese è stato soprattutto il settore Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café), che ad oggi è il settore che sta soffrendo più di tutti”. 

A penalizzare ulteriormente gli agricoltori sono anche le temperature e il fattore climatico

Oltre alla crisi dovuta al Covid, che ha fortemente rallentato i consumi, c’è un’altro fattore che si aggiunge al momento di difficoltà vissuto dal settore agroalimentare, le condizioni climatiche non favorevoli. Non è, infatti, la prima volta che gli agricoltori sono costretti a combattere contro “la piaga” della temperature troppo calde, che inevitabilmente vanno ad incidere sul prodotto, soprattutto per quanto riguarda il settore agrumicolo.

“Come già successo due anni fa -continua Vocaturi- vi è un eccesso di massa critica, che gli agricoltori non riescono a fornire alla grande distribuzione, soprattutto per il fatto che lo sbalzo eccessivo delle temperature, fa sì che il prodotto marcisca ancora prima di essere raccolto. E quando non si riesce a vendere nella grande distribuzione italiana, cercando di esportare il prodotto nel mercato estero, i prezzi cambiano”.

 La concorrenza con il mercato estero e la “guerra” del prezzo al ribasso

“Qui entriamo – dice Vocaturi – in un’altra problematica contro la quale gli agricoltori, e le azienda italiane in generale, sono costrette a combattere da anni. La concorrenza estera “sleale”. Sopratutto in questo momento di crisi, le persone entrano in un supermercato e non badano di certo all’etichetta, bensì al prezzo. Per questo motivo –prosegue– se lo Stato Italiano chiede alle aziende il rispetto delle regole a livello sanitario, così come la tracciabilità del prodotto stesso, e tutta una serie di regole da rispettare, e le aziende a loro volta investono per garantire il rispetto di queste regole, lo Stato deve tutelare le aziende ed impedire che il mercato estero “uccida” il prezzo del prodotto italiano. Non basta promuovere il marchio “Made in Italy” se poi non si tutelano le aziende italiane”. 

Lo Stato in soccorso del settore agricolo

 “Se i costi aumentano e il consumo diminuisce – conclude Vocaturi- sia per problemi climatici, sia per il periodo  che il mondo sta attraversano, per gli agricoltori è la fine. Per noi agricoltori è la fine. Lo stato deve tutelarci, e sopratutto deve tutelare i giovani, che hanno deciso, come me, di restare nella propria terra e renderla migliore”.

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Agriturismi, Coldiretti: Consiglio Regionale della Calabria sana un vulnus

Il settore agrituristico è in grande espansione, ma è messo a rischio dall’emergenza coronavirus. Infatti, nel nostro territorio – commenta Coldiretti –  lo scenario è caratterizzato da elevata gravità e il nuovo Dpcm sospende tutte le attività di ristorazione, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi, con una forte riduzione delle attività. E’ un colpo drammatico ad un settore che, nella nostra Regione, conta oltre 300 strutture condotte in prevalenza da donne.

 

Il provvedimento della Regione Calabria

Con queste preoccupanti premesse, un risultato di grande rilievo per tutto il settore, auspicato dalla Coldiretti, ha trovato il risolutivo intervento nell’ultimo Consiglio Regionale della Calabria durante il quale, grazie all’assessore all’agricoltura Gianluca Gallo, ai consiglieri proponenti e alla disponibilità del presidente del Consiglio Regionale, sono state modificate alcune norme  della Legge Regionale n. 14/2009, che disciplina l’esercizio dell’attività agrituristica. Con le modifiche approvate, l’Assemblea Legislativa  calabrese ha dato risposta a quelle famiglie di agricoltori che rischiavano di non poter proseguire nella loro attività. La previgente normativa, infatti, non prevedeva  la possibilità di effettuare il subentro nella titolarità dell’azienda agricola da parte di coloro che hanno diritto di continuarla. La norma, così come è stata modificata, disciplina ora il subentro e le sue modalità, anche in caso di attività svolta in forma societaria, consentendo comunque al subentrante l’iscrizione nell’elenco degli operatori agrituristici, pur non in possesso dell’attestazione al corso formativo, a patto di impegnarsi a conseguirla entro 6 mesi dalla domanda. Questa soluzione è dirimente- aggiunge Coldiretti -, per esempio, in tutte quelle ipotesi di prematura scomparsa del titolare dell’attività, che altrimenti non avrebbe permesso la continuità aziendale. Per di più, è stato inserito all’interno dell’art. 2 della L. n. 14 del 2009, un comma ad hoc, che chiarisce definitivamente l’impossibilità di applicare agli agriturismi del territorio regionale, la tassa di concessione regionale sull’autorizzazione igienico-sanitaria per l’apertura e la vidimazione delle attività ricomprese nelle tabelle allegate al DLgs n. 230 del 1991. Con questa modifica, termina definitivamente una “querelle” durata alcuni anni, che si è trascinata in alcuni casi sino alle aule giudiziarie e che vedeva la Calabria unica Regione d’Italia a dare applicazione all’illegittima interpretazione estensiva di tassare anche gli agriturismi. Una battaglia che ha visto impegnato in prima fila il Presidente Interprovinciale della Coldiretti di Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, l’avv. Fabio Borrello, nell’ottica di superare l’errata interpretazione tramite argomentazioni giuridiche inconfutabili. Questi interventi normativi, contribuiscono – commenta Coldiretti – a salvaguardare e sostenere le realtà imprenditoriali agricole, la valorizzazione il patrimonio rurale in zone agricole svantaggiate, nonché di contenere il tasso di spopolamento rurale e di garantire i livelli occupazionali.

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Fondi per le calamità naturali, in arrivo 1,5 milioni dal Psr

Sostenere la prevenzione da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici al fine di salvaguardare gli ecosistemi forestali, migliorarne la funzionalità e garantire l’incolumità pubblica. Questi gli interventi programmati dall’assessorato regionale all’agricoltura.

Sono stati finanziati complessivamente 75 progetti , per una spesa complessiva pari a 1.619.683,59 euro, che va a sommarsi ai 13.018.784,030 euro già assegnati.

 

«Il dipartimento agricoltura – afferma l’assessore regionale alle Politiche Agroalimentari, Gianluca Gallo – ha lavorato sodo per istruire le 163 domande di riesame presentate in riferimento a questo importante intervento del Psr. Completata questa fase, la Regione è ora pronta a finanziare altri 10 progetti finalizzati ad interventi di protezione delle nostre aree forestali rispetto a rischi di incendi boschivi, calamità naturali ed avversità fitopatologiche e parassitarie».

L’intervento in questione del Programma di Sviluppo Rurale si prefigge di perseguire il mantenimento della qualità dei suoli e delle acque sotterranee – continua la nota del dipartimento agricoltura – oltre che la riduzione del rischio di erosione, quindi il presidio della biodiversità forestale e della capacità di fornire servizi ecosistemi, inclusa la mitigazione dei rischi determinati dai cambiamenti climatici.

Saranno sostenuti, in particolare, azioni mirate alla creazione di infrastrutture di protezione; di prevenzione degli incendi boschivi o di altre calamità naturali su scala locale, compreso l’uso di animali al pascolo; di installazione e miglioramento di attrezzature di monitoraggio degli incendi boschivi, delle fitopatie e delle infestazioni parassitarie e di apparecchiature di comunicazione; di elaborazione di piani di gestione o di strumenti equivalenti, solo se collegati ad investimenti ammessi a finanziamento.

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Molinaro (Lega): “Risolta la vicenda della macellazione dei suini per autoconsumo”

“Trova adeguata soluzione il divieto di macellazione dei suini a domicilio del privato destinati all’autoconsumo. Con Decreto n°. 138 del 29.10.2020 del Commissario ad Acta della Sanità, del Dipartimento Tutela della Salute e dei Servizi di Sanità Veterinaria, innovativo nei contenuti, le famiglie possono macellare a domicilio i suini per autoconsumo”. A dirlo è il Consigliere Regionale Pietro Molinaro, che è intervenuto su una precedente disposizione del Servizio di Medicina Veterinaria.

“Pochi giorni fa – ha proseguito Molinaro – avevo sollecitato questa soluzione e quindi la modifica della precedente disposizione del Servizio di Medicina Veterinaria che impediva a tutte le Aziende sanitarie provinciali nell’anno 2020/2021, ritenendolo “non opportuno”, effettuare il servizio ispettivo a domicilio come negli anni passati per autorizzare la macellazione dei suini. Con il nuovo Decreto e le disposizioni attuative si supera la precedente disposizione ovvero che la macellazione poteva avvenire solo nelle poche e distanti strutture di macellazione autorizzate, con costi notevoli per le famiglie contadine e quindi sicuramente antieconomico. La prima decisione – prosegue – era stata presa, alla vigilia del periodo di macellazione e aveva creato proteste e difficoltà oltre ad incidere in modo negativo su quella, che in Calabria, è una tradizione millenaria che contribuisce al reddito delle famiglie contadine. Il nuovo Decreto  – conclude – pone rimedio a tutto questo, valorizza l’allevamento familiare e la produzione dei salumi fatti in casa, responsabilizza il servizio veterinario ed incentiva la professione del privato come garante della tutela della salute”.

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Individuare un sito idoneo per il mercato contadino di Cosenza

Cia – Agricoltori Italiani chiede con la massima urgenza, all’amministrazione comunale di Cosenza, di individuare, in via definitiva, una nuova e più adeguata sede per la vendita dei prodotti delle circa 50 aziende agricole che gravitano sul territorio cittadino.
Teniamo ad evidenziare che, fino a circa un mese addietro, la vendita settimanale avveniva in via Asmara (sotto il ponte Mancini); dopo numerosi interventi da parte delle autorità competenti si è però accertato che il sito non disponeva delle norme igienico/sanitarie opportune per continuare il commercio dei prodotti.
Nell’ultimo periodo l’assessore alle Attività Produttive del comune bruzio, Loredana Pastore, ha convocato diverse riunioni e, se invitati, abbiamo sempre partecipato con il Presidente Luca Pignataro e il Direttore Davide Vena.
Gli incontri sarebbero dovuti servire per discutere su come gestire ed organizzare il “mercato contadino” e trovare eventuali siti che potessero avere i requisiti giusti e, soprattutto, un’agevole logistica sia per le aziende agricole che per i cittadini consumatori, consumando anche molteplici sopralluoghi. Ma con nostro rammarico, senza nulla di fatto.
Il comune di Cosenza ha puntato sulla riapertura del vecchio e storico areale dell’ Arenella; sito mai gradito dalle aziende, distante dal centro città, piccolo come area e difficile da raggiungere in macchina; nonostante il disappunto degli agricoltori lo spazio dell’ Arenella è stato aperto ugualmente, ma a tutt’oggi rileviamo che viene utilizzato poco o niente.
Al momento, ci risulta, che le aziende siano state “parcheggiate” nei pressi di via Asmara, ma sempre in situazioni critiche e molto precarie.
Cia – Agricoltori Italiani sollecita fermamente l’amministrazione comunale e il Sindaco della Città di Cosenza a volersi impegnare, una volta per tutte, a dare dignità alle aziende agricole e ai consumatori assegnando un sito che goda di tutti i criteri di sicurezza e di comodità e che disponga, in quanto mercato contadino, di regolamenti all’accesso per le sole aziende agricole che producono e vendono prodotti stagionali.

 

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Calabria. Agricoltura biologica, dal PSR 20 milioni l’anno per il triennio 2020-2022

Investimenti per 60 milioni in un triennio, per sostenere lo sviluppo dell’agricoltura biologica recuperando ritardi e lacune del passato. È stata pubblicata la graduatoria provvisoria del nuovo bando della misura 11 “agricoltura biologica”, intervento 11.02.01 – “pagamenti per il mantenimento di metodi e pratiche di produzione biologica” del Psr Calabria 2014/2020.

Il precedente bando, risalente all’aprile 2019, era stato revocato nel maggio 2020, a seguito dei rilievi mossi dalla Commissione europea. In quella occasione, la Regione aveva assunto l’impegno di procedere ad una riprogrammazione in tempi rapidi, eliminando le anomalie riscontrate e puntando ad un incremento delle risorse a disposizione, per moltiplicare investimenti e competitività.

«Quell’obiettivo», dice adesso l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, «può dirsi raggiunto. Nonostante le difficoltà derivanti dalla pandemia, la Regione ha rispettato gli impegni presi. Col bando pubblicato il 29 maggio abbiamo semplificato le procedure e favorito, anche con l’ausilio di tagli lineari, l’allargamento della platea dei beneficiari. Inoltre, in meno di 5 mesi è stata già definita la graduatoria provvisoria, che riconosce 4.664 domande ammissibili e finanziabili, per una spesa pari a 20 milioni di euro l’anno per le annualità 2020, 2021 e 2022».

In totale, 60 milioni nel triennio, mentre il bando datato 2019 ne prevedeva 5 l’anno, nell’arco di un quinquennio.

«Aver seguito questa strada – prosegue l’assessore Gallo – consentirà di raggiungere anche un altro risultato: allineare, a partire dal 2023, in coincidenza con la scadenza del bando settennale promosso nel 2016, tutte le misure dedicate al biologico, con indubbi vantaggi dal punto di vista della programmazione. Siamo di fronte ad un’azione amministrativa degna di nota: i funzionari del dipartimento Agricoltura sono riusciti a portare a compimento in tempi celeri un lavoro complesso, a dimostrazione del fatto che la Calabria può e deve puntare sulle potenzialità del territorio e sulla forza della propria gente».

Aggiunge Gallo: «La Calabria può contare su 85.000 ettari di superfici coltivate con pratiche biologiche. L’obiettivo è difendere e far crescere questo patrimonio, come del resto era nelle intenzioni e nei programmi del presidente Santelli, convinta che il biologico potesse rappresentare, anche sotto il profilo dell’immagine, un’eccezionale biglietto da visita per la nostra terra».

Da qui un ulteriore impegno: «Per tutelare ed anzi elevare il grado di qualità delle produzioni bio calabresi – chiosa Gallo – stipuleremo un’intesa con i Carabinieri Forestali, affinché sia costantemente monitorato il rispetto dei criteri qualitativi legati alla concessione del beneficio».

Intanto, con riferimento alla graduatoria di cui al bando in questione, sarà possibile presentare (entro 10 giorni) eventuale istanza di riesame esclusivamente attraverso posta certificata, secondo le modalità indicate sul sito www.calabriapsr.it, al quale è possibile attingere anche per consultare ogni atto utile e reperire maggiori informazioni.

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Coldiretti Calabria: via libera Parlamento Europeo a carne finta, inganno per consumatori

La stravaganza del Parlamento Europeo non finisce di stupire! Così il Presidente di Coldiretti Calabria Franco Aceto, commenta il voto del parlamento europeo sull’abolizione del divieto di definire carne qualcosa che non arriva dal mondo animale, ma che nasce invece da un mix di sostanze vegetali, spezie, coloranti ed esaltatori di sapore. Insomma – prosegue – si vuole introdurre sul mercato carne finta che inganna più di 9 italiani su 10 (93%) che non seguono un regime alimentare vegetariano o vegano”. I consumatori rischiano così di trovare sugli scaffali e di mettere nel carrello della spesa finti hamburger con soia, spezie ed esaltatori di sapore o false salsicce riempite con ceci, lenticchie, piselli, succo di barbabietola o edulcoranti grazie alla possibilità – evidenzia la Coldiretti – di utilizzare nomi come “burger vegano” e “bistecca vegana”, bresaola, salsiccie,salame, mortadella vegetariani o vegani con l’unico limite di specificare sull’etichetta che tali prodotti non contengono carne. “Una strategia di comunicazione subdola con la quale si approfitta deliberatamente della notorietà e tradizione delle denominazioni di maggior successo della filiera tradizionale dei nostri allevamenti con il solo scopo di attrarre l’attenzione dei consumatori, rischiando di indurli a pensare che questi prodotti siano dei sostituti, per gusto e valori nutrizionali, della carne e dei prodotti a base di carne”. La carne ed i prodotti a base di carne fanno parte della dieta tradizionale dei nostri territori e regioni – afferma la Coldiretti – le cui ricette tramandate nei secoli appartengono di fatto al patrimonio gastronomico italiano e permettere a dei mix vegetali di utilizzare la denominazione di carne significa favorire prodotti ultra-trasformati con ingredienti frutto di procedimenti produttivi molto spinti dei quali, oltretutto, non si conosce nemmeno la provenienza della materia prima visto che l’Unione Europea importa ogni anno milioni di tonnellate di materia prima vegetale da tutto il mondo. L’emergenza globale provocata dal coronavirus – sottolinea la Coldiretti – ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza che vanno tutelate anche dall’utilizzo di nomi o definizioni fuorvianti per i consumatori in un momento così delicato per la vita delle famiglie e l’economia dell’Italia e dell’Europa. Per contrastare le lobbies delle multinazionali che investono sulla carne finta, vegetale o creata in laboratorio le principali organizzazioni agricole europee hanno lanciato la campagna “Questa non è una bistecca”. Il marketing delle imitazioni può creare confusione sui valori nutritivi dei prodotti – evidenzia la Coldiretti – per questo il dibattito sulla denominazione della carne non è un attacco ai prodotti vegetali, ma è una battaglia per la corretta informazione al consumatore. Una posizione condivisa dalla stessa Corte di giustizia europea che – sottolinea la Coldiretti – si è già pronunciata in passato sul fatto che “i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale” anche se “tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione”. Con la sola eccezione del tradizionale latte di mandorla italiano.

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