Nel mondo

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Addio a Elsa Serrano, disegnò abito nozze moglie Maradona

Se la moda argentina degli anni ’90 ha avuto una figura emblematica, quella è stata Elsa Serrano, rinomata stilista argentina di origini italiane che è morta ieri sera, dopo che il suo appartamento ha preso fuoco in un palazzo di Buenos Aires. La donna sarebbe rimasta soffocata per il fumo, secondo un rapporto preliminare di esperti forensi.
La stilista 73enne, il cui vero nome era Elsa Romio, era nata nel 1947 a Corigliano Calabro e si era stabilita a Buenos Aires nel 1955, ha raccontato il quotidiano Ambito Financiero. Per diversi anni ha disegnato quattro collezioni per stagione, alta moda e prêt-à-porter. Successivamente si è dedicata esclusivamente all’haute couture.
Con quarantacinque anni di esperienza, i suoi progetti sono stati utilizzati da diversi personaggi famosi e riconosciuti in Argentina. Già nel 1968 muove i primi passi come designer e veste personalità importanti, sia del mondo dello spettacolo, sia dell’arte e della politica.
A lei si devono due abiti da sposa emblematici: quello di Claudia Villafane per il suo matrimonio con Diego Maradona e quello della star della tv argentina Susana Giménez per il suo matrimonio con Huberto Roviralta. A livello politico, ha vestito María Lorenza Barreneche, moglie dell’ex presidente argentino Raúl Alfonsín.
Inoltre, si è occupata dell’abbigliamento di Zulemita Menem, figlia dell’ex presidente Carlos Menem, che negli anni ’90 accompagnava l’allora capo di stato nei suoi tour ufficiali e quasi faceva le veci di “first lady”.
La crisi argentina del 2001 aveva provocato una battuta d’arresto nella carriera di Serrano. Tuttavia, aveva superato le difficoltà economiche, e attualmente possedeva il suo laboratorio nel quartiere Palermo di Buenos Aires.
Fonti della polizia hanno indicato che l’incendio che ha ucciso la stilista è scoppiato ieri sera alle 20.15 locali e sarebbe stato provocato da un “incidente elettrico” a seguito di un cortocircuito. I vigili del fuoco hanno ritrovato il corpo della donna, che gli investigatori hanno identificato come Elsa Serano in quanto viveva da sola nel suo appartamento.

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‘Ndrangheta: 6 latitanti arrestati tra Albania, Costa Rica e Argentina.

Grazie alla cooperazione internazionale di polizia ed al progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), sale a 6 il numero dei latitanti di ‘Ndrangheta arrestati in tre Paesi di due continenti nell’ambito dell’Operazione “Magma 2007” condotta dallo SCICO della Guardia di Finanza di Roma e dal GICO della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, in collaborazione con la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Operazione conclusa nel novembre 2019 con l’esecuzione di 45 misure cautelari per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, detenzione illegale di armi.
Le attività investigative, culminate con le ordinanze eseguite il 29.11.2019, hanno permesso di sequestrare circa 400 Kg. di cocaina, 30 Kg. di hashish, 15 Kg. di marijuana, un fucile d’assalto automatico, 3 pistole semiautomatiche, un silenziatore e munizionamento di vario calibro.

Nel dettaglio, le attività investigative hanno consentito di destrutturare completamente la cosca di ‘ndrangheta riconducibile ai Bellocco di Rosarno (RC) e le sue articolazioni extra regionali, traendo in arresto tutti i membri apicali della prefata famiglia, appartenente al “mandamento tirrenico” e operante nella piana di Gioia Tauro, in Emilia Romagna, in Lazio e in Lombardia.
Il gruppo criminale, articolato su più livelli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, allo scopo di importare la cocaina, individuava in Sudamerica, in particolare in Argentina e Costarica, fonti di approvvigionamento di ingenti partite di quella sostanza stupefacente da inviare in Italia occultate, per il trasporto navale, in appositi borsoni all’interno di container.
Per tali finalità, uomini della cosca Bellocco si sono serviti di alcuni emissari che hanno effettuato diversi viaggi in territorio sudamericano, per visionare lo stupefacente e contrattare con i referenti in loco al fine di poter organizzare gli aspetti logistici dell’importazione.

Grazie alla preventiva e tempestiva apertura di un canale di collaborazione tra la Guardia di Finanza di Reggio Calabria e la Gendarmeria Argentina, per il tramite di apposita Rogatoria Internazionale promossa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, è stato possibile accertare che proprio a Buenos Aires l’associazione criminale calabrese poteva contare sulla collaborazione di alcuni “colletti bianchi” italo-argentini, intranei all’organizzazione, disposti ad agevolare la pianificazione degli illeciti traffici e l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina.

In tale contesto, emblematica è la vicenda che riguarda un emissario della cosca Bellocco in Sud America che non solo si limitava alla mera funzione di intermediario nell’ambito degli illeciti traffici, ma si prodigava anche per la risoluzione di questioni estremamente rilevanti che hanno interessato la famiglia di ‘ndrangheta dei Morabito di Africo (RC). A tal fine, risulta emblematico il coinvolgimento del prefato emissario con alcuni componenti della cosca Morabito per far pervenire in territorio uruguagio una ingente somma di denaro, pari a 50.000,00 euro, finalizzata a far scarcerare Rocco MORABITO, detto “Tamunga”, arrestato dopo una significativa latitanza e successivamente evaso.
Le catture odierrne evidenziano ulteriormente la linea portata avanti con determinazione dal Procuratore Bombardieri e dai suoi magistrati volta a perseguire e sottoporre a giudizio tutti gli indagati compresi quelli che cercano di sottrarsi alle proprie responsabilità penali riparando all’estero.

La ricerca dei latitanti è proseguita infatti in questi mesi grazie all’attività coordinata dalla Direzione centrale della polizia criminale, guidata dal Prefetto Rizzi e dal Segretariato Generale dell’OIPC-INTERPOL di Lione, attraverso le unità I-CAN dell’Italia, dell’Argentina, dell’Albania e del Costa Rica ed il lavoro degli Esperti per la Sicurezza italiani in quei Paesi che ha portato al coordinamento dell’esecuzione degli arresti in contemporanea di 4 latitanti in Argentina ed Albania alle 19:00 di martedì ora italiana più un quinto arrestato stanotte alle 2:30 in Costa Rica.

Sono stati tratti in arresto a Buenos Aires dal locale Interpol, dalla Polizia Federale e dalla Gendarmeria Nacianal argentini, coordinati dalla locale Procunar:
Ferdinando SARAGO’, nato a Rosarno (RC) il 12.05.1941, corriere e uomo di fiducia della ‘Ndrangheta che faceva la spola tra il Sudamerica e la Calabria: a lui si rivolgevano le cosche per le varie necessità operative e per il trasporto di documenti segreti. Ha incontrato in Argentina Carmelo AGLIOTI (uno dei 45 soggetti arrestati a novembre) in occasione di un viaggio finalizzato alla risoluzione di una mancata importazione di droga per conto delle famiglie PESCE e BELLOCCO;
Giovanni DI PIETRO, nato a Roma il 24.06.1956, alias Massimo PERTINI, residente a Buenos Aires, costituiva il front office fra le cosche italiane e i fornitori sudamericani di droga, occupandosi anche direttamente dell’esportazione delle sostanze stupefacenti. Da un’intercettazione è risultato che abbia informato lo stesso AGLIOTI di un’indagine a suo carico dell’Autorità giudiziaria argentina.
Aveva partecipato, nel 1978, al rapimento ad Acireale di Franz Trovato, figlio di un industriale locale, terminato poi con la tragica uccisione del ragazzo dopo ventuno giorni di prigionia a bastonate e con quattro colpi di pistola mentre tentava di fuggire. Nel settembre del 1979 Di Pietro viene arrestato in Argentina per rapina, furto e falsificazione di documenti. La polizia gli sequestrò una serie di documenti che tiravano in ballo il suo coinvolgimento nella terribile storia di Franz Trovato. Di Pietro non agì da solo, anche se ammise all’Interpol che lo bloccò una seconda volta nel 1990 a Buenos Aires, di esser stato uno dei promotori della banda composta da dieci persone che ideò il sequestro. Quelle persone furono tutte individuate e arrestate. Il 10 maggio 1979 arrivò la sentenza di condanna, confermata in appello il 6 maggio 1981 e resa definitiva dalla Cassazione che il 28 gennaio 1981 respinse il ricorso degli imputati. Due di loro furono condannati all’ergastolo, gli altri a pene pesantissime. Tra di loro c’era Di Pietro, dichiarato colpevole in contumacia. Una volta condannato, però, la sentenza non gli è stata notificata mai. Giovanni Di Pietro ha atteso che il tempo passasse a Buenos Aires. Sono decorsi i 30 anni entro i quali la condanna doveva essere messa in esecuzione.
Fabio POMPETTI, nato in Argentina il 12.09.1966, era un interlocutore privilegiato dello stesso AGLIOTI e di Francesco MORANO, detto Gianfranco, anch’egli arrestato nell’operazione del novembre 2019, perchè problem solving man: grazie alla sua rete di relazioni in loco e alle sue indicazioni venivano aggirati i sistemi antiriciclaggio e venivano elusi i controlli doganali. Per anni è stato il portavoce dei fornitori sudamericani nei confronti della ‘Ndrangheta.

Con la colllaborazione dell’OCN Interpol di San José in Costa Rica è stato arrestato a Jaco’ D’Agapiti Franco nato a Velletri il 21/04/1946 compropietario dell’Hotel Casino Amapola di San Josè de Costa Rica che si era stabilito nel paese sudamericano e fungeva da punto di riferimento per gli esponenti della cosca. Il suo ruolo era quello di agevolare l’ingresso di cocaina in Italia, mettendo a frutto da oltreoceano la fitta rete di contatti e conoscenze e offrendo ospitalità e appoggio logistico agli ‘ndranghetisti, grazie alla disponibilità della struttura alberghiera di sua proprietà.

Tratto in arresto in Albania Bujar SEJDINAJ, nato lì il 29.03.1959, detto “lo zio”, avamposto della ‘Ndrangheta in quell’area balcanica, ed in particolare della ‘Ndrina “Bellocco”, tratto in arresto a Tirana dal locale Inteerpol e dalla Polizia di Stato albanese. Ha partecipato insieme ad altri all’organizzazione dell’acquisto in Spagna di circa 20 kg di cocaina.
I cinque latitanti catturati seguono l’arresto di Adrian CEKINI, nato in Albania il 17.03.1972 avvenuto ad Elbasan in Albania già il 26 maggio scorso, anch’egli resosi irreperibile a seguito dell’operazione Magma 2007.

L’operazione di oggi, coordinata con il Segretariato Generale dell’OIPC-INTERPOL, le forze di polizia dell’Argentina, dell’Albania e del Costa Rica, testimonia come l’approccio globale alla ‘Ndrangheta, realizzato attraverso il progetto I–CAN e la cooperazione internazionale di polizia, sia la strada maestra per combattere una minaccia che in modo silente ha inquinato l’economia di oltre 30 Paesi del mondo e che va contrastata attraverso una potente azione di rete.

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Un vaccino cinese sarà sperimentato su 9 mila brasiliani

Il Brasile, focolaio latinoamericano della pandemia di Covid-19, ha autorizzato i test del potenziale vaccino contro il coronavirus sviluppato dalla società cinese Sinovac e che sarà somministrato a 9 mila volontari nel Paese. L’Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria (Anvisa), collegata al ministero della Sanità, ha indicato in una nota che i test del potenziale vaccino, ottenuti da “ceppi inattivi” del patogeno, serviranno a “valutare la sua sicurezza ed efficacia” nel immunizzazione contro il Covid-19.

I test saranno effettuati, secondo le previsioni iniziali, a 9 mila persone negli stati di San Paolo, il più colpito in Brasile dalla pandemia, Rio Grande do Sul, Minas Gerais e Paranà, oltre alla capitale Brasilia. Il centro di ricerca dell’Istituto Butantan di San Paolo coordinerà gli studi dopo aver raggiunto un accordo con il laboratorio cinese per eseguire la terza e ultima fase dei test clinici del possibile vaccino.

È la seconda volta che le autorità sanitarie brasiliane testano l’efficacia di un vaccino candidato contro il nuovo coronavirus nel Paese, dopo aver autorizzato gli studi dello scorso giugno di quello prodotto dall’Università di Oxford insieme alla società farmaceutica AstraZeneca.

I test di quest’ultimo sono già iniziati su un gruppo di 2 mila persone e sono condotti dall’Università Federale di San Paolo (Unifesp), con il sostegno finanziario della Fondazione Lemann, del miliardario brasiliano Jorge Paulo Lemann. Il ministero della Salute ha annunciato la scorsa settimana un accordo con l’Università di Oxford e AstraZeneca che le consentirà di produrre il vaccino.

L’accordo impegna il Brasile a erogare 288 milioni di dollari per l’acquisizione di 100 milioni di dosi e il trasferimento di tecnologia per la sua produzione autonoma nel Paese. Il ministero ha riconosciuto che si tratta di un investimento rischioso perché il vaccino, sebbene sia uno dei piu’ promettenti, è ancora nella sua terza fase di studi clinici e la sua efficacia e sicurezza non sono ancora state dimostrate. Il Brasile, con 63.174 morti, di cui 1.290 registrati l’ultimo giorno e 1,5 milioni di casi, e’ il secondo Paese piu’ colpito al mondo, dopo gli Stati Uniti.

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Unicef: bambini in povertà aumenteranno di 86 mln entro la fine dell’anno

Secondo un nuovo studio lanciato oggi da Save the Children e UNICEF, le ricadute economiche della pandemia di COVID-19 potrebbero causare un aumento del numero di bambini in condizioni di povertà familiare, fino a 86 milioni in più entro la fine del 2020, ovvero un incremento del 15%.

Lo studio sottolinea che, senza azioni immediate per proteggere le famiglie dalle difficoltà finanziarie causate dalla pandemia, il numero totale di bambini che vivono sotto la soglia di povertà nazionale nei paesi a basso e medio reddito potrebbe raggiungere i 672 milioni entro la fine dell’anno. Circa 2 su 3 di questi bambini vivono in Africa subsahariana e Asia meridionale.

“Anche se lo Studio riguarda i paesi a basso e medio reddito, non possiamo dimenticare che in Italia circa 10 milioni di bambini e adolescenti stanno vivendo sulla propria pelle le conseguenze di questa crisi sanitaria globale, che va ad inserirsi in un contesto in cui le disuguaglianze già presenti nella nostra società rischiano di acuirsi. I dati ufficiali ci dicono che nel nostro Paese 1,2 milioni di bambini vivono in povertà assoluta, che il reddito totale delle famiglie più abbienti continua a essere più di sei volte quello delle famiglie più povere, ma anche che il Mezzogiorno rimane l’area con la percentuale più alta di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. Se vogliamo ripartire guardando al futuro, dobbiamo sempre mettere i bambini al primo posto, perché sono loro il futuro” , ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.
“Anche in Italia le conseguenze socio-economiche dell’emergenza Coronavirus  rischiano di ricadere ancora una volta sui bambini e sul loro futuro. Il numero di minori in povertà assoluta è più che triplicato nei dieci anni successivi alla crisi del 2008, e abbiamo stimato che in seguito a questa drammatica situazione vi sia il  rischio che un milione di bambini in più possano scivolare nella povertà assoluta, privati così dei beni indispensabili per condurre una vita accettabile. Combattere la povertà materiale però non basta, è fondamentale contrastare anche quella educativa. L’educazione è infatti la chiave per consentire ai bambini di sviluppare le opportunità del domani, per interrompere il circolo vizioso della povertà intergenerazionale, per sé stessi e per il nostro Paese”, ha affermato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children.

I Paesi in Europa e in Asia centrale potrebbero assistere all’aumento più significativo, fino al 44% nella regione. L’America Latina e i Caraibi potrebbero vedere un aumento del 22%.

 

“La pandemia di coronavirus ha scatenato una crisi socio-economica senza precedenti che sta prosciugando risorse per le famiglie di tutto il mondo”, ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore Generale dell’UNICEF. “La portata e la profondità delle difficoltà finanziarie delle famiglie minacciano di portare indietro anni di progressi nella riduzione della povertà dei bambini e di lasciarli privi di servizi essenziali. Senza un’azione concertata, le famiglie che riescono a malapena a tirare avanti potrebbero finire in povertà, e le famiglie più povere potrebbero affrontare livelli di privazione che non si vedevano da decenni”.

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Coronavirus: Istituto Superiore di Sanità dà il via libera alle mascherine fai da te

Disco verde dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alle mascherine ‘fai da te’ che potranno essere utilizzate dai cittadini e fatte in proprio, mentre resta ancora qualche confusione sui prezzi. La bozza del Dl Rilancio fissa un prezzo massimo consigliato per mascherine e disinfettanti che – scrivono nel documento di lavoro – non può comunque superare alla vendita 1,50 euro per le mascherine chirurgiche fino a 9,50 euro per le FFP3 con valvola. Poi la precisazione del Ministero dello Sviluppo economico. “Non c’e’ nessuna intenzione di tornare indietro sul prezzo delle mascherine. La parte di testo relativa al tetto per i dispositivi di protezione personale dal Covid – sottolineano – risale a prima dell’ordinanza del commissario Arcuri. “Sul prezzo delle mascherine e su quale tipologia i cittadini possono o devono utilizzare – afferma all’ANSA il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco – c’è ancora una grande confusione. L’invito alle istituzioni è quello a fare chiarezza”. Di sicuro c’è che, con la fase 2, l’uso delle mascherine è divenuto obbligatorio per i cittadini quando si viaggia sui mezzi pubblici o si è comunque in luoghi chiusi.
Intanto, pero’, i cittadini potranno utilizzare anche mascherine confezionate artigianalmente a partire da magliette o sciarpe, come indicato anche dal Centro per il controllo delle malattie (Cdc) di Atlanta: l’importante è che siano multifiltro e multistrato. Le più sofisticate mascherine Ffp2 e Ffp3, o anche quelle chirurgiche, sono invece destinate ad usi diversi e devono essere impiegate principalmente dal personale sanitario. Le mascherine con livelli filtranti più complessi, ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro durante la settimanale conferenza stampa per fare il punto sull’andamento epidemiologico dell’epidemia, “sono qualificate come Dispositivi di protezione individuale e sono costruite in modo tale, con o senza valvola, da essere in grado di prevenire anche la trasmissione del virus per via aerea. Hanno cioè una complessità più elevata e vengono dunque raccomandate in campo sanitario, laddove c’è il rischio di poter essere esposti ad aerosol o a pazienti ad alto rischio. In altri contesti, queste mascherine sono raccomandare solo laddove ci sono rischi molto specifici”.

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Trump: “Riaprire presto il Paese anche a costo di più morti”

Nella sua visita in Arizona, Donald Trump ha sollecitato la riapertura del Paese anche se il bilancio delle vittime di coronavirus sarà più pesante.  “Non possiamo tener chiuso il nostro Paese per i prossimi cinque anni”, ha detto in una azienda che produce mascherine. “Alcuni saranno colpiti duramente? Sì. Ma dobbiamo aprire il nostro Paese e dobbiamo aprirlo presto“, ha incalzato.
Il tycoon ha ribadito il concetto su Abc News: alla domanda se saranno perdute delle vite umane per riaprire l’economia, il presidente ha risposto che “sarà possibile perche’ non resteremo confinati nelle nostre case”.

Intanto è in forte aumento il bilancio dei decessi giornalieri negli Stati Uniti: nelle ultime 24 ore sono morte 2.333 persone, più del doppio rispetto alle 1.015 persone decedute il giorno precedente. E’ quanto emerge dal conteggio aggiornato della Johns Hopkins University. Il totale dei morti si attesta così a quota 71.031 a fronte di 1.203.502 casi.

Ieri Trump ha confermato che la task force contro il coronavirus sarà sostituita forse da un gruppo diverso ma ha assicurato che i due massimi esperti sanitari, Anthony Fauci e Deborah Birx, continueranno a essere consultati. “Mike Pence e la task force hanno fatto un gran lavoro ma ora stiamo guardando ad una forma un po’ diversa, che riguardi la sicurezza e la riapertura, e avremo probabilmente un gruppo differente preparato per questo”, ha detto. “Missione compiuta? No, per nulla, solo quando sarà finita”, ha aggiunto.

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Coronavirus: contagiata anche la pop star Madonna

Madonna contagiata dal coronavirus. A rivelarlo è stata la stessa pop star, come riporta l’agenzia Adnkronos, con un video pubblicato nelle scorse ore sul suo profilo Instagram in cui racconta ai fan la sua esperienza.

“Ho fatto il test l’altro giorno e ho scoperto – ha raccontato la regina del pop – di aver sviluppato gli anticorpi. Domani farò un lungo viaggio in macchina, tirerò giù il finestrino e respirerò l’aria, l’aria del Covid 19. Spero che ci sia un sole splendente”. Migliaia le reazioni al post da parte dei followers.

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Coronavirus, negli ospedali di Wuhan non ci sono più pazienti Covid-19

Il numero di pazienti da coronavirus ricoverati negli ospedali di Wuhan, città epicentro della pandemia, è sceso a zero. Lo ha annunciato Mi Feng, portavoce della Commissione nazionale per la Sanità cinese, riferendo inoltre che nella provincia dell’Hubei, della quale Wuhan è capoluogo, per la prima volta il numero di pazienti ricoverati è sceso al di sotto di 50. Nella provincia non vengono registrati nuovi casi di contagio da 20 giorni.
Secondo i dati ufficiali resi noti dalle autorità, in Cina sono stati confermati 82.827 casi di contagio dall’inizio della pandemia, con 801 pazienti ancora ricoverati negli ospedali.

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Coronavirus: Santelli citata dal New York Times

Jole Santelli è stata citata dal New York Times. All’interno dell’articolo intitolato “Per il Sud Italia
il coronavirus è una guerra su due fronti”, si raccontano i
problemi posti dal Coronavirus nel nostro Mezzogiorno ma anche
il modo in cui si è reagito. Al riguardo propone come esempio
il caso della Regione Calabria, riportando le parole della
presidente della Giunta regionale, Jole Santelli.
  Secondo la governatrice calabrese,  un’eventuale diffusione
del virus in Calabria sarebbe una “catastrofe”, motivo per il
quale, spiega il New York Times, ha “compiuto il drastico passo
di chiusura dell’intera regione a marzo, contribuendo a
prevenire una disastrosa diffusione del virus”.
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