Welfare

Centri anziani, arrivano i contributi della Regione Calabria

Una mano concreta ai Comuni per sostenere le attività dei centri anziani. È questo l’obiettivo della manifestazione d’interesse, già da giorni trasmessa a tutti i municipi calabresi, promossa dall’assessorato regionale al Welfare attraverso il dipartimento Tutela della salute, diretto da Francesco Bevere.

L’iniziativa, curata dal settore Politiche sociali, guidato da Saveria Cristiano, punta a garantire la promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo. «In particolare – sottolinea l’assessore regionale al Welfare, Gianluca Gallo – l’intento è tutelare le iniziative svolte sul territorio dai centri anziani, direttamente o tramite associazioni di volontariato, così incentivando la socializzazione, l’incontro, la vita di relazione e l’accrescimento culturale, ancor più preziosi ed essenziali in periodi come quello attuale, segnato dalla rarefazione dei rapporti sociali a causa della pandemia».

La misura

La misura è riservata ai Comuni, che potranno presentare una sola domanda di contributo per ogni centro insistente nel proprio ambito territoriale. Tra le spese ammissibili figurano quelle per la realizzazione di progetti ricreativi e formativi, o per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale.

Finanziabili anche, in quota parte, le spese generali di funzionamento. I progetti saranno ammessi fino a esaurimento dei fondi disponibili. Sarà concesso un contributo fisso fino a un massimo di 2mila euro per le proposte ritenute ammissibili. In caso di eventuali economie, il tetto sarà elevato a 5mila euro, proporzionalmente al numero degli anziani iscritti. Il termine ultimo di presentazione di istanze di partecipazione, da parte dei Comuni interessati, è fissato alle ore 13 del 29 dicembre prossimo.

La rendicontazione finale dovrà invece essere dagli stessi inderogabilmente prodotta entro il successivo 31 gennaio 2021.

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Welfare, via libera al piano sociale regionale 2020-2022

Dopo anni di vuoto, la Calabria si appresta a dotarsi del Piano sociale regionale.

 

La Conferenza unificata, composta dai rappresentati della Regione, dei Comuni e del Terzo settore calabresi, ha dato il via libera allo strumento che disegna, per il triennio 2020-2022, l’assetto organizzativo della governance territoriale del welfare, attraverso la predisposizione di progetti e azioni in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze e ai bisogni dei calabresi. L’accordo è maturato in coda al confronto portato avanti negli ultimi mesi su impulso dell’assessorato regionale al Welfare, guidato da Gianluca Gallo. A curare l’interlocuzione, in particolare, il settore Politiche sociali, diretto da Saveria Cristiano.

 

GALLO: «LAVORO CONDIVISO»

 

«Il Piano licenziato dalla conferenza – commenta l’assessore Gallo – è frutto di un lavoro condiviso, che va a colmare vuoti risalenti nel tempo e consegna ai Comuni, veri interpreti delle politiche sociali sul territorio, i necessari criteri di programmazione».

 

IL PIANO SOCIALE

 

«Il Piano sociale regionale, fondamentale per la redazione dei Piani sociali di zona – è scritto nella nota –, contiene una serie di indicazioni fondamentali per la redazione degli stessi: tra le altre, la pianificazione degli obiettivi di benessere sociale da perseguire; l’individuazione degli stati di bisogno e delle azioni prioritarie di intervento; la fissazione dei parametri per la valutazione delle condizioni di accesso alle prestazioni e delle modalità di erogazione di esse; la specificazione delle modalità di verifica dei risultati; la specificazione delle esigenze e degli ambiti di formazione; la definizione del fabbisogno delle strutture residenziali e semiresidenziali; la previsione delle modalità per il coinvolgimento degli utenti nel controllo della qualità dei servizi.

 

«MAGGIOR PROTAGONISMO DEI COMUNI»

 

«Si tratta, insomma – aggiunge Gallo –, di un passo essenziale per un cambiamento di prospettiva ormai indispensabile, dal momento che si sono consolidate realtà che vanno necessariamente trasformate per ottimizzare i costi, riqualificare la spesa, rispondere ai bisogni con soluzioni più funzionali e sostenibili, favorendo un maggior protagonismo dei Comuni, come degli operatori del settore e dei fruitori dei servizi erogati, così da raggiungere attraverso un impegno corale il perseguimento dell’interesse generale e del bene comune».

 

«GIUDIZIO POSITIVO DA CONFERENZA UNIFICATA»

 

Prossimo passaggio, adesso, quello in terza commissione, prima, e in Consiglio regionale, poi, per la definitiva approvazione. «Il giudizio positivo espresso all’unanimità dalla Conferenza unificata – conclude l’assessore Gallo – testimonia la bontà del lavoro svolto, mai influenzato da logiche di appartenenza. C’è in gioco il bene comune e sono convinto che il percorso di condivisione tracciato sarà portato a compimento, con analogo senso di responsabilità, ancor più in un momento difficile come quello attuale».

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Welfare, Regione pronta a commissariare i comuni inadempienti

Dopo Crotone, altri Comuni capi ambito potrebbero essere a breve commissariati dalla Regione poiché inadempienti rispetto alle previsioni dettate per la gestione del welfare a seguito della delibera di Giunta regionale 503/2019.

Il dato è emerso nel corso di un incontro che si è svolto in Cittadella lo scorso 1 dicembre. La riunione, convocata dopo la richiesta del consigliere regionale Francesco Pitaro, ha visto partecipare, insieme all’assessore regionale al welfare, Gianluca Gallo, lo stesso Pitaro, che sul tema, nei giorni scorsi, aveva presentato un’interrogazione, auspicando il commissariamento degli enti inadempienti.

Presenti, inoltre, i referenti di diverse strutture socio-assistenziali degli Ambiti di Catanzaro e Crotone; i vertici dell’Ordine degli assistenti sociali della Calabria; il presidente della terza commissione consiliare regionale, “Politiche Sociali”, Baldo Esposito, e i rappresentanti del mondo del volontariato.

Al centro del confronto, i ritardi di molti Comuni capi ambito nell’attuazione delle previsioni della Dgr 503/2019, in più di un caso con il conseguente blocco dei convenzionamenti e dei pagamenti in favore delle strutture che da mesi continuano responsabilmente a erogare i loro servizi, senza tuttavia ricevere i dovuti compensi dai Comuni, nonostante la Regione, da oltre sei mesi, abbia trasferito in favore di questi ultimi le risorse dovute e necessarie.

GALLO: «SISTEMA IN DIFFICOLTÀ»

«Sebbene, fortunatamente, con il supporto degli uffici regionali, la gran parte dei Comuni si sia adeguata e abbia dato corso agli adempimenti prescritti – ha evidenziato l’assessore Gallo –, altri, purtroppo, sono rimasti sordi alle sollecitazioni e finanche alle ripetute diffide notificate dalla Regione, ponendo in grande e grave difficoltà non soltanto le strutture e centinaia di lavoratori, ma anche l’efficienza del sistema, peraltro già duramente provato dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria».

Ha aggiunto Gallo: «Sono evidenti i limiti di una normativa che ho sempre avversato con pochi altri e che presto, d’intesa con il Terzo settore e gli stessi Comuni, sarà finalmente modificata nei punti più critici. Ma intanto occorre andare avanti e garantire diritti e servizi».

Da qui la scelta, inevitabile, di procedere al commissariamento degli Ambiti inadempienti. «Nei giorni scorsi – ha ricordato l’assessore – si è proceduto alla nomina del commissario ad acta per Crotone. Nelle prossime ore, ad esito delle verifiche già svolte dal settore Politiche sociali, porterò in Giunta la proposta di delibera con la quale intendiamo procedere al commissariamento anche di altri Comuni: è necessario tutelare la legalità e i diritti dei cittadini come dei lavoratori».

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Welfare: la Regione diffida gli ambiti per non aver recepito le norme inadempienti

La Regione è pronta ad attivare i poteri sostitutivi nei riguardi degli Ambiti che ad oggi non hanno ancora recepito le previsioni normative in materia di prestazioni socio-assistenziali.

Lo conferma l’assessorato regionale al Welfare, guidato da Gianluca Gallo, rendendo noto che con nota a firma del dirigente del settore Politiche Sociali una formale diffida è stata indirizzata ai Comuni capiambito inadempienti e per conoscenza ai Municipi ricadenti nel perimetro di competenza degli stessi.

Sei (su 32) gli Ambiti destinatari della missiva: Cariati, Crotone, Castrovillari, Amantea, Lamezia Terme, San Giovanni in Fiore.

«I limiti della cosiddetta riforma del welfare», dice l’Assessore Gallo, «si stanno manifestando in tutta la loro evidenza, divenendo chiari ed inconfutabili. L’impegno di una radicale revisione delle norme introdotte dal precedente governo regionale attraverso la Dgr 503 del 2019 resta, ma adesso è fondamentale garantire la tenuta del sistema».

In proposito, dopo aver trasferito agli Ambiti già a Maggio il 60% delle risorse finanziarie loro destinate, negli ultimi mesi la Regione ha intessuto un serrato confronto con gli enti locali, garantendo anche assistenza e supporto ai fini del superamento delle difficoltà di ordine tecnico e burocratico lamentate dai Comuni. Un lavoro che ha consentito di superare in gran parte problemi e criticità, almeno per il presente. Resta tuttavia da definire la posizione di alcuni Ambiti, rimasti sin qui indifferenti ad ogni sollecitazione.

«Tra i Comuni destinatari della diffida vergata dal settore Politiche Sociali – sottolinea l’Assessore – ve ne è qualcuno che solo di recente, a seguito delle elezioni, ha ritrovato una guida politica. Confidiamo che il ritardo accumulato possa essere recuperato in fretta, in sintonia con la Regione. In caso contrario, di fronte al perdurare dell’inerzia, saremo nostro malgrado costretti ad attivare i poteri sostitutivi».

In mancanza, concreto sarebbe il rischio di un blocco delle attività socio-assistenziali in favore delle fasce deboli della popolazione, a detrimento anche delle strutture socioassistenziali, «che sino ad oggi, in condizioni di estrema precarietà», riconosce l’Assessore, «hanno continuato a garantire l’erogazione di servizi essenziali, tutelando inoltre migliaia di posti di lavoro».

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Welfare: la Regione trasferisce più di 10 milioni ai Comuni

Nel corso dell’ultima più recente seduta, la Giunta regionale presieduta da Jole Santelli, su proposta dell’assessore al welfare Gianluca Gallo, ha deliberato il trasferimento di oltre 10 milioni di euro destinati al finanziamento delle spese per le prestazioni socioassistenziali. La somma sarà immediatamente assegnata ai Comuni capiambito. «All’atto del nostro insediamento, quando in coerenza con le battaglie sempre portate avanti abbiamo annunciato l’intenzione di cambiare radicalmente la deformante riforma del welfare varata dalla precedente giunta regionale sul finire della passata legislatura – dice Gallo – in tanti erano insorti, accusandoci di aver bloccato, con un semplice ordine del giorno, leggi e procedure amministrative vigenti, così da mettere in ginocchio centinaia di strutture, migliaia di lavoratori e, soprattutto, privando i calabresi di servizi essenziali. Non era così, e lo dimostrano adesso i fatti». Il riferimento corre alle risorse che nei prossimi giorni, materialmente, finiranno nelle casse dei Comuni. «Sin qui, nella fase transitoria della riforma – sottolinea l’assessore al welfare – i Comuni non hanno inteso stipulare convenzioni con le strutture. Adesso saranno in condizioni di farlo, alleggerendo così la situazione critica in cui, per la mancata sottoscrizione delle convenzioni, versano le stesse strutture». Prosegue Gallo: «Siamo dalla parte dei lavoratori e dei cittadini. Per questo andremo avanti per correggere le storture presenti, che sono causa di forti preoccupazioni dal momento che esse potrebbero andare ad impattare pesantemente sulla regolare prestazione dei servizi, nel quadro di un impianto generale che ha portato al raddoppio delle rette, ha accresciuto il numero delle strutture accreditate ed ha scaricato i costi aggiuntivi su famiglie e Comuni». Una cornice da rivedere, precisa l’Assessore, «alla luce del sole, senza infingimenti. In questi giorni ho già avuto modo di incontrare alcuni sindaci e referenti del Terzo Settore: le modifiche saranno precedute da un confronto ad ampio raggio, nelle sedi istituzionalmente deputate, con l’obiettivo primario di garantire i diritti primari dei cittadini».

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Welfare: COSSAC plaude al lavoro della giunta regionale sul sistema socio assistenziale.

“Esprimiamo plauso al consiglio Regionale, al Presidente della Giunta Regionale, On. Santelli e all’assessore al ramo, On. Gallo che, in piena emergenza Coronavirus, hanno dimostrato sensibilità e competenza,  ritenendo opportuno e urgente ritornare sulla Delibera n. 503 “ La Riforma del Welfare”, la cui attuazione aveva di fatto sancito il collasso del pur debole sistema socio-assistenziale in Calabria, tant’è che numerosi sono i ricorsi al TAR, proprio per l’ illogicità dei Regolamenti approvati.

L’incredulità e la preoccupazione mossa da alcuni rappresentanti della consulta, lascia noi esterrefatti  visto che, aldilà dell’emergenza corona virus, si registrava un blocco che ha posto le strutture socio-assistenziali nelle condizioni di erogare i servizi senza tutela giuridica ed economica, e, oggi, solo grazie all’interessamento del nuovo governo regionale, che si stanno erogando i pagamenti del 2019, salvando le strutture dal baratro. Altro che coronavirus.

L’ordine del giorno del Consiglio Regionale, che invita la Giunta regionale a  sospendere l’ esecutività del regolamento regionale n.22/2019, è un intervento dettato dal buon senso che mira, in un momento così tragico, proprio a tutelare le fasce più deboli della popolazione. Evidentemente chi ne è rimasto contrariato sicuramente non vive la nostra realtà, non ha contezza né esperienza dei servizi socio-assistenziali.

Peraltro, la Delibera n. 503 altro non è che l’attuazione del Regolamento dell’autorizzazione e accreditamento delle strutture socio-assistenziali, contestualmente al passaggio delle competenze amministrative ai Comuni. La Delibera prevede, anche, a fronte di un adeguamento di requisiti organizzativi e strutturali, un aumento delle Rette per buona parte delle strutture socio-assistenziali, salvo che la stessa retta aumentata non è sufficiente a coprire i reali costi del lavoro, i cosiddetti requisiti organizzativi. Un componente stesso della Consulta del terzo settore afferma che:  “pur non condividendo il criterio di calcolo delle tariffe, che non tengono conto fino in fondo del costo del personale, abbiamo obtorto collo accettato in Conferenza Permanente l’ultima versione del Regolamento, con la garanzia che, immediatamente dopo la sua approvazione, saremmo tornati a ragionare sulle parti da implementare e sistemare..”

Unitamente all’accreditamento di ulteriore numerose strutture (senza nessuna analisi del fabbisogno così come dal L. 328/2000) ha comportato un notevole aumento della spesa, senza alcun investimento finanziario da parte della Regione, ribaltando così, i maggiori oneri sui Comuni e sugli utenti.

Un’ulteriore perplessità la ribadiamo con riferimento alla composizione della Conferenza permanente regionale  istituita dal precedente Assessore al Ramo:

ci sembra strano che il Rappresentante dei Comuni nella Conferenza fa affermazioni in contrasto con quello che dice l’ANCI, emblematico addirittura il Ricorso al TAR avverso a questa Delibera, del Comune Capoluogo di Regione.

Ancora più strano ci sembra  l’affermazione dell’illustre prof. Gianni Pensabene, Presidente del Forum del terzo settore (Rappresenta realtà quali l’accademia dell’uncinetto, la confraternita del baccalà, associazioni di calcetto, etc..) che pur non avendo mai gestito una struttura socio-assistenziale, pretende di determinare le sorti di tutte le strutture calabresi.

Siamo sicuri che l’assessore al Ramo avendo già dichiarato  la necessità di concertare con tutti gli attori una vera “Riforma del Welfare”, si circonderà di persone competenti in materia, visto i risultati ottenuti fino ad ora, magari anche l’ordine degli assistenti sociali, finora mai coinvolto e, che, quindi continua ad avere l’illusione che la Regione Calabria aveva attuato la Legge quadro 328 del 2000. L’auspicio resta, sempre e comunque, quello di dare attuazione alla riforma tenendo presente l’obiettivo principale dell’integrazione socio-sanitaria come nel resto d’Italia, ottimizzando così i servizi essenziali in termini di qualità e di costi economici”.

CO.S.S.A.C

Coordinamento Strutture e Servizi Socio-assistenziali Calabria

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UILTEMP: Diversi i sit-in di sensibilizzazione per i tirocinanti della Giustizia

Si sono tenuti stamane, in contemporanea presso i Tribunali di Catanzaro, Cosenza e Castrovillari, i sit-in di sensibilizzazione dei tirocinanti della Giustizia che vedranno il proprio percorso interrompersi bruscamente il 31 gennaio prossimo, non essendo previsto alcun rinnovo che farà venir meno il loro valido contributo per il Ministero a tutti i livelli, dalle cancellerie delle Corti d’Appello, ai Giudici di Pace, dalle Procure a tutti gli ufficiamministrativi oltre che negli Enti Assimilati.

Durante i presidi, che hanno visto complessivamente la presenza di circa 400 lavoratori, si è anche avuto modo di confrontarsi sulle azioni da mettere in campo, mentre si è registrata la solidarietà dei dipendenti e dei funzionari, che per qualche momento hanno affiancato i tirocinanti nel loro presidio.
“Circa un anno fa– ha riferito Luca Muzzopappa, componente della Segreteria Regionale e Segretario UILTEMP di Catanzaro e Vibo – lo stesso Ministero ha riferito di scoperture di organico di circa 9.000 unità cui devono aggiungersi i pensionamenti ordinari e quelli straordinari di Quota100. Per questo riteniamo ci possa essere lo spazio e sia possano prevedere percorsi per i tirocinanti affinché le competenze acquisite possano essere valorizzate in una dimensione non più precaria. Nel frattempo occorrerà dare continuità occupazionale ed economica”.

I sit-in hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, ma anche di diverse personalità politiche interessate al governo della nostra regione che hanno manifestato l’impegno di sostenere le richieste di questi calabresi. Inoltre, il Segretario Generale della UILTEMP Calabria e Segretario della UILTEMP Nazionale, Gianvincenzo Benito Petrassi, accompagnato da una delegazione di tirocinanti, ha incontrato il Presidente del Tribunale di Cosenza, dott.ssa Maria Luisa Mingrone, che si è impegnata a sensibilizzare del problema anche gli uffici romani del Ministero.

“Si parla molto e si fa poco – ha sentenziato Petrassi – in una terra che ha una fame atavica di lavoro. Ricordiamo le recenti polemiche, proprio nel periodo di vacanze appena trascorso, circa i numeri impressionanti di nostri giovani e i meno giovani che tornano e ripartono per motivi di lavoro. Ogni anno, in occasioni come queste, si levano cori di sorpresa e le dichiarazioni sui giornali si sprecano. Ma poi si fa poco o nulla di concreto affinché la Calabria non si impoverisca e allontani le nostre migliori energie fuori dalla regione se non addirittura all’estero.Tutte le situazioni di precariato, da temporanee, diventano eterne ed immutabili e questo noi, come UILTEMP, non possiamo accettarlo. Per questo continueremo a chiedere alle istituzioni regionali e nazionali soluzioni concrete e reali, affinché davvero si possano invertire le tendenze in atto e i nostri lavoratori possano contare qui, nella loro terra, sul lavoro vero, unico e solo obiettivo delle nostre iniziative”

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Reddito di cittadinanza, scatta l’obbligo di svolgere lavori utili non retribuiti nei Comuni

Reddito di cittadinanza, parte la fase 2 nei Comuni. Per i beneficiari del sussidio scatta infatti l’obbligo di svolgere i cosiddetti Puc, progetti di pubblica utilità. Lo prevede il decreto del ministero del Lavoro appena entrato in vigore – con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 gennaio 2020 – che impone ai beneficiari del sussidio di offrire, nell’ambito del Patto per il lavoro e del Patto per l’inclusione sociale, la propria disponibilità per la partecipazione a progetti, utili alla collettività, da svolgere nel comune di residenza. La mancata adesione al patto da parte di uno dei componenti il nucleo familiare comporta la perdita del reddito di cittadinanza.

Chi è tenuto allo svolgimento dei progetti di utilità collettiva

Gli esonerati dall’obbligo
Tra i beneficiari del reddito di cittadinanza sono però escluse dai patti per l’inclusione sociale alcune categorie: gli occupati con reddito da lavoro dipendente superiore a 8.145 euro o autonomo superiore a 4.800 euro; gli studenti; i beneficiari della pensione di cittadinanza; gli over 65; le persone con disabilità; i componenti della famiglia che hanno carichi di cura verso bambini piccoli o disabili e altre categorie.
Cosa sono e quanto durano i «Puc»
I progetti dovranno essere individuati a partire dai bisogni e dalle esigenze della comunità. Il catalogo spazia dall’ambito culturale a quello sociale, passando per ambiente, attività artistiche, formazione e tutela dei beni comuni.
Le attività – non retribuite – non devono però coinvolgere i beneficiari del reddito di cittadinanza in lavori o opere pubbliche né le persone coinvolte possono svolgere mansioni in sostituzione di personale dipendente dall’ente pubblico (o dell’ente gestore nel caso di esternalizzazione di servizi) o dal soggetto del privato sociale. Per esempio, una persona con competenze acquisite nell’ambito dell’assistenza domiciliare alle persone anziane non può “sostituirsi” a un operatore qualificato, ma, eventualmente, potrà costituire un supporto per un potenziamento del servizio con attività ausiliarie, come la compagnia o l’accompagnamento presso servizi.
Ancora: nell’ambito della manutenzione del verde pubblico, dovranno essere previste forme di supporto agli operatori degli enti locali, che mantengono la responsabilità delle attività.
Impegno minimo: 8 ore a settimana

L’impegno minimo richiesto è di 8 ore settimanali, fino ad un massimo di sedici. La programmazione delle otto ore settimanali può essere sviluppata sia su uno o più giorni della settimana sia su uno o più periodi del mese, fermo restando l’obbligo del totale delle ore previste nel mese, compresa la possibilità di un eventuale recupero delle ore perse nel mese di riferimento.
I Comuni dovranno istituire un registro dei partecipanti ai Puc, in cui registrare le presenze giornaliere dei beneficiari del reddito di cittadinanza, l’ora d’inizio e fine dell’attività.

Il decreto del Ministero del Lavoro fornisce anche alcuni esempi di esperienze e iniziative che potrebbero essere previste nei progetti. In ambito culturale, si può andare dal supporto nell’organizzazione di manifestazioni ed eventi fino al controllo e alla cure delle biblioteche. In ambito sociale, vengono citati l’accompagnamento allo scuola bus degli alunni, oppure il recapito della spesa a casa delle persone anziane. Così come, guardando all’ambito artistico, un beneficiario potrà aiutare nell’organizzazione di mostre o nella gestione dei musei. Poi c’è l’ambiente: dalla raccolta dei rifiuti alle attività di informazioni sulla raccolta differenziata, sono diversi gli ambiti in cui i beneficiari possono essere impegnati. Anche in ambito formativo possono essere previsti dei progetti che riguardino ad esempio il supporto nella gestione dei doposcuola o dei laboratori professionali. Infine, guardando alla tutela dei beni comuni, i beneficiari potranno svolgere la manutenzione dei giochi per bambini nei parchi, come la tinteggiatura di locali scolastici. Per favorire “le propensioni individuali nella scelta dei progetti”, il decreto del ministero del Lavoro prevede che i beneficiari possano “fornire le proprie preferenze in riferimento alle aree di intervento dei progetti”.

Coordinamento tra Comuni e Centri per l’impiego
Tenuto conto del fatto che sono tenuti a partecipare ai Puc sia i beneficiari che sottoscrivono il Patto per l’Inclusione Sociale che quelli che sottoscrivono il Patto per il Lavoro, il decreto del ministero definisce anche il coordinamento tra i Comuni e i Centri per l’Impiego. Quando tutte le disposizioni previste dal testo sul reddito di cittadinanza saranno a regime – e quindi i Comuni avranno attivati i progetti – il ministero prevede che “le due piattaforme che compongono il Sistema informativo del Reddito di cittadinanza dovranno dialogare in maniera che il ‘catalogo’ dei Puc con posti vacanti a livello comunale, aggiornato dinamicamente, sia reso disponibile dalla Piattaforma Gepi (Gestione patti per l’inclusione sociale), non solo agli operatori sociali già accreditati, ma anche agli operatori dei Centri per l’impiego”. In pratica, l’obiettivo è far sì che gli operatori potranno immediatamente individuare a quale possibile progetto può partecipare, in base alle sue competenze e alle disponibilità, chi sottoscrive un Patto per l’Inclusione Sociale o un Patto per il Lavoro.

 

(Fonti Sole24Ore/Fatto Quotidiano)

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Cobas Telecomunicazioni Calabria: “Abramo CC in caduta libera. Difendiamo i colleghi della sede lametina”

Riceviamo e pubblichiamo nota sindacale sulla crisi dell’Abramo Customer Care.
“Noi Cobas delle Telecomunicazioni della Calabria, e in particolare chi fra noi lavora alla Abramo Customer Care della sede di Montalto Uffugo, avremmo voluto aprire l’anno sperando in nuovi propositi da parte dell’azienda. Ci siamo subito dovuti ricredere vista l’ultima “uscita” per quel che riguarda i nostri colleghi e la vita del sito di Lamezia Terme. Apprendiamo dai nostri colleghi e da fonti sindacali, stavolta unitarie al contrario degli ultimi comunicati, che Abramo ha deciso di dare disdetta del canone di locazione dello stabile di Lamezia Terme per costi troppo elevati di gestione ed eventuale ristrutturazione dello stesso (locazione di 15000€/mese che diviso i 650 dipendenti fa circa 23€/mese a testa, giusto per farci un’idea)…
I nostri colleghi, dal Luglio 2020, si troveranno ad affrontare un’ulteriore trasferta visto che le sedi preposte ad accogliere i lavoratori di Lamezia sono distanti circa 35km (e almeno 70 a/r) dal sito lametino. Questo con aggravio di spese per noi lavoratori, carburante in primis, e di ulteriore stress per arrivare al posto di lavoro per svolgere un turno di 4 ore. Colleghi che già sul sito di Lamezia provenivano da comuni limitrofi, distanti anche 20-30 km. E che ora dovranno aggiungere Km su Km per potere lavorare in questa bella e dannata Terra di Calabria. Dopo il fallimento Infocontact e la conseguente acquisizione di Abramo (Comdata su Rende), molti dipendenti diedero le dimissioni e a tanti altri furono abbassate le ore di contratto pur di mantenere il posto di lavoro (in realtà una becera speculazione aziendalista con compiacenza sindacale ugl-cisl-uil a Rende).  Oggi , passati poco più di 4 anni dall’acquisizione, Abramo ci dice che per risparmiare soldi sposterà il personale sui siti di Catanzaro. Senza accennare minimamente al pagamento di eventuali extra per le trasferte obbligatorie dei dipendenti o a orari più vantaggiosi, car -sharing, etc…
Oramai si è solo numeri! E pensare che fino a qualche tempo fa il presidente Gianni Abramo diceva di considerarci come suoi figli. Oggi invece siamo figli di nessuno (in realtà lo eravamo anche prima). O ti sposti o la porta di uscita dell’azienda è sempre aperta. Questo è il messaggio. Inutile nascondersi dietro altri sotterfuggi.
Come al solito ci hanno accusato di populismo quando abbiamo accennato a difficoltà anche sul sito di Lamezia nei comunicati dei mesi scorsi. Noi teniamo al nostro posto di lavoro e se diamo informazioni anche dettagliate è perché vediamo quello che succede intorno e fra di noi (vedi le clausole sociali tra i dipedenti Enel Energia e Inps di Covisiant e Comdata ). Non facciamo allarmismo, siamo solo consapevoli che oramai tutto è possibile e preferiamo metterci in guardia piùttosto che fare da pompieri.
Anche le ultime riunioni sindacali delle altre sigle sulla sede di Montato Uffugo lo dimostrano. Se fino a Novembre ci davano la colpa di mettere timori e ci invitavano simpaticamente a studiare perchè dicevamo che Abramo ha difficoltà, che Abramo perderà le commesse etc etc, a Dicembre le Rsu hanno iniziato a parlarci di clausole sociali, di stare sereni che il posto di lavoro si manterrà, che ci saranno i bandi per le commesse Tim, che l’azienda non ha liquidità ma che allo stesso tempo va tutto bene. NON VA BENE NULLA.
Chiediamo nuovamente all’azienda di parlare chiaro su cosa vuole fare dei suoi “figli”. Siamo in Calabria e non in Lombardia. Dove se perdi un lavoro hai più probabilità di trovarne un altro. Qui se perdi un lavoro sei costretto ad emigrare.
E non certo per studiare, come vuol farci credere ultimamente qualche politicante in cerca di voti.
Siamo con voi cari colleghi di Lamezia. Alcuni di noi, in particolare gli ex-infocontact trasferiti da Lamezia a Rende prima del crack, hanno lavorato per anni fianco a fianco a voi. Noi Cobas parteciperemo alle vostre iniziative di protesta e siamo pronti a scioperare.
Nella prossima settimana saremo davanti i cancelli della sede di Lamezia per capire insieme come poter dare una mano. Montalto Uffugo non è diversa da Lamezia, Catanzaro o altra sede Abramo CC. Non solo: i problemi che state affrontando voi adesso potrebbero ripresentarsi un domani in ogni azienda di call center. Siamo tutti nella stessa barca. Solo mobilitando nella protesta l’intero settore TLC provinciale e regionale ogni volta che ci sono problemi del genere possiamo sperare di difenderci in maniera efficace.
Vogliamo certezze, garanzie, lavoro e diritti. Basta chiacchiere. Finora ne sono state fatte troppe.
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