L'ex commissario alla sanità calabrese, Saverio Cotticelli, si difende a "Non è l'arena" su La7 dopo il servizio andato in onda su Raitre.

"Non mi riconosco in quella intervista - ha detto Cotticelli - La mia famiglia non mi ha riconosciuto. Non so cosa sia successo, sto cercando di capire con un medico se ho avuto un malore o qualche altra cosa. Quella intervista preceduta di una serie di attacchi, che mi arrivano per via mediatica e via istituzionale. Ed è la conclusione logica di un attacco di delegittimazione nei confronti di una persona, che tocca degli interessi. E quando tocchi degli interessi in Calabria devi essere eliminato. Dopo l'intervista ho vomitato, non sono stato bene. Non ero lucido e sto indagando su cosa è successo".

 

Le dimissioni


"Dopo aver visto quella intervista - ha ribadito Cotticelli - mi sono vergognato e sono andato a dimettermi perché ho sbagliato. E quando un uomo sbaglia, deve pagare. Ed io mi sono dimesso per rispetto del mio passato, della mia famiglia e della mia storia".

 

Il chiarimento


In riferimento al piano anti-Covid, Cotticelli ha voluto chiarire la situazione spiegando che c'era da fare, a maggio, un Piano Anti-Covid ospedaliero e territoriale. La Calabria, nella gestione Cotticelli, avrebbe elaborato a giugno questo piano e sarebbe stata una delle 13 regioni che ha assolto questo compito.

Nel mese di giugno, secondo Cotticelli, mancava uno strumento di programmazione e lo stesso Commissario avrebbe interpellato il Ministero. La risposta sarebbe arrivata quattro mesi dopo, ovvero il 27 ottobre e Cotticelli l'avrebbe letta in quel momento perché "nella struttura commissariale - ha detto Cotticelli - siamo in due: io ed il subcommissario, Maria Crocco. Il nuovo commissario, invece, avrà uno staff di 25 persone".

Prima del chiarimento, Cotticelli ha voluto ricordare la Presidente Santelli: "Rendo onore alla Presidente Santelli - ha detto Cotticelli - Se ci fosse stata lei non ci saremmo trovati in questa situazione. Avevamo un rapporto bellissimo ed abbiamo collaborato".

 

Il numero di posti in terapia intensiva


E' stato, infine, chiarito che oggi i posti in terapia intensiva disponibili in Calabria sono 146. Il non aver attivato i restanti posti programmati, che avrebbero portato la disponibilità di posti in terapia intensiva a circa 300, secondo Cotticelli, sarebbe un qualcosa di addebitabile al commissario Arcuri.

 

Il debito venuto fuori a luglio


Cotticelli ha poi svelato di aver scoperto a luglio un debito risalente al 2014, inserito, però, nel bilancio attuale. "A luglio di quest'anno - ha detto Cotticelli - dalla Mater Domini di Catanzaro, guidata dall'attuale commissario Zuccatelli, è stato tirato fuori un debito risalente al 2014, che mai era stato tirato fuori. Un debito attorno ai 100 milioni di euro, che è stato aggiunto al debito complessivo della Regione Calabria per far risultare fallimentare la gestione Cotticelli".

 

Il retroscena con Gratteri


L'ex commissario, poi, ha raccontato un aneddoto inerente il suo incontro con Nicola Gratteri all'indomani della sua nomina: "Aver mandato un generale dei Carabinieri in Calabria - ha sottolineato Cotticelli - è un messaggio forte che è arrivato in quella terra. Sono andato a trovare Gratteri. A lui ho chiesto un consiglio su come portare a termine questo compito. Gratteri mi ha risposto: "Se vuole sopravvivere, deve fare quello che faccio io, mangiare in ufficio, fare una vita monacale e lavorare giorno e notte. "Io ho fatto così, ho trovato alloggio nella caserma dei Carabinieri. Non sono mai andato a mangiare un pizza, non ho frequentato nessuno".

 

Le scuse


"Chiedo scusa ai calabresi - ha concluso Cotticelli - ma ho dato l'anima ed ho le mani ed il cuore pulito"