Malattie croniche in aumento con l’invecchiamento della popolazione
Dai tumori alle patologie cardiovascolari cresce il peso delle malattie cronico-degenerative, mentre la percezione della salute migliora: il quadro del report Istat
Negli ultimi decenni, insieme ai significativi progressi nella longevità, l’Italia ha assistito a una trasformazione profonda del quadro sanitario. L’allungamento della vita ha infatti portato con sé un aumento delle patologie cronico-degenerative, tipiche dell’età avanzata. I tumori, che alla fine dell’Ottocento rappresentavano appena il 2-3% dei decessi, oggi incidono per oltre il 26%, mentre le malattie cardiovascolari sono diventate la principale causa di morte, arrivando a rappresentare circa il 30% del totale. Un cambiamento che riflette non solo il progresso medico, ma anche l’evoluzione demografica del Paese.
Multimorbilità e invecchiamento, la nuova sfida sanitaria
Uno degli aspetti più rilevanti emersi è la diffusione della multimorbilità, ovvero la presenza contemporanea di più patologie nella stessa persona. Nel 2025 si stima che riguarderà circa 13 milioni di italiani, un dato in forte crescita rispetto ai 10,3 milioni del 1993. Il fenomeno è particolarmente concentrato tra gli anziani: quasi il 39% interessa gli ultra75enni, a conferma di come l’invecchiamento della popolazione rappresenti una sfida sempre più complessa per il sistema sanitario. Tuttavia, al netto dell’età, si osserva una lieve riduzione della prevalenza complessiva, segno che la multimorbilità tende a concentrarsi nelle fasce più avanzate della vita, diminuendo tra adulti e giovani anziani.
Diabete e ipertensione in crescita tra gli italiani
Parallelamente, aumentano alcune patologie diffuse come il diabete e l’ipertensione. Il diabete è passato dal 2,9% della popolazione nel 1980 al 6,4% previsto nel 2025, mentre gli ipertesi sono cresciuti fino a sfiorare il 19%. Questi incrementi non sono legati esclusivamente all’invecchiamento, ma anche a stili di vita meno salutari, caratterizzati da sedentarietà e alimentazione poco equilibrata. Allo stesso tempo, però, gioca un ruolo importante il miglioramento della capacità diagnostica e la maggiore diffusione dei controlli, che consentono di individuare precocemente le patologie.
Migliora la percezione della salute, soprattutto tra gli anziani
Nonostante il quadro complesso, emerge un dato positivo: negli ultimi trent’anni è diminuita la quota di persone che si percepiscono in cattiva salute. Dal 1995 al 2025 si è passati dall’8% al 5,5%, con una riduzione ancora più marcata se si considera l’effetto dell’invecchiamento della popolazione. I miglioramenti più significativi si registrano proprio tra le fasce più anziane, dove la qualità della vita appare in crescita. Tra le donne over 85, la percentuale di chi si dichiara in cattiva salute si è dimezzata, mentre tra gli uomini coetanei si è ridotta drasticamente, avvicinandosi ai livelli delle fasce d’età più giovani.
Un equilibrio fragile tra progresso e nuove criticità
Il quadro che emerge è quello di un Paese che ha saputo conquistare importanti traguardi in termini di salute e aspettativa di vita, ma che si trova ora a fare i conti con nuove sfide. L’aumento delle malattie croniche e della multimorbilità impone una riflessione sulla sostenibilità del sistema sanitario e sulla necessità di investire in prevenzione, stili di vita sani e assistenza territoriale. La salute, oggi più che mai, resta una conquista da difendere, in un equilibrio delicato tra progresso scientifico e cambiamenti demografici.