Lamezia ricorda i netturbini uccisi, il grido della figlia di Tramonte: “Per noi la giustizia non è arrivata”
Commemorato il 35esimo anniversario dell’uccisione dei due netturbini assassinati dalla ’ndrangheta nel 1991. Stefania Tramonte chiede verità e giustizia nel ricordo della madre Angela Vallone
Un momento di memoria, dolore e richiesta di giustizia ha segnato a Lamezia Terme la commemorazione per il 35esimo anniversario dell’uccisione di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, i due netturbini assassinati dalla ’ndrangheta il 24 maggio 1991.
Nel corso della cerimonia, il momento più intenso è stato l’intervento di Stefania Tramonte, figlia di Francesco, che ha lanciato un forte appello chiedendo verità e giustizia per una vicenda che ancora oggi lascia profonde ferite nella città.
“A noi la giustizia non è arrivata. Ci dicono che dobbiamo aspettare i pentiti, ma noi vogliamo di più, non vogliamo i pentiti, vogliamo credere ancora nella giustizia”, ha dichiarato con commozione.
Il ricordo della madre Angela Vallone
Nel suo intervento Stefania Tramonte ha voluto dedicare l’iniziativa alla madre Angela Vallone, scomparsa recentemente.
Rimasta vedova giovanissima dopo l’assassinio del marito, Angela Vallone aveva cresciuto da sola le tre figlie, affrontando una tragedia più grande di loro.
“È stata una donna capace nella sua semplicità di portare avanti noi tre figlie con educazione e nel rispetto delle regole. Non è stato facile trovarsi in una situazione come la nostra”, ha raccontato Stefania ricordando il coraggio e la dignità della madre.
Il sindaco Murone: “Ricordare per non ripetere”
Alla commemorazione ha partecipato anche il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone, che ha portato il saluto della città sottolineando l’importanza della memoria collettiva.
“Questi sono momenti che ci devono fare riflettere e che ci devono riportare a ricordare quello che è accaduto affinché ciò non avvenga più”, ha dichiarato il primo cittadino.
Murone ha inoltre evidenziato come il ricordo debba trasformarsi anche in impegno quotidiano contro ogni forma di criminalità.
“Noi dobbiamo comportarci in maniera tale da dare quotidianamente segno di appartenenza allo Stato e segno di lontananza rispetto a fenomeni deprecabili come quelli che si sono verificati”, ha aggiunto.
L’appello alla rinascita della città
Nel corso della commemorazione è intervenuta anche l’assessora Annalisa Spinelli.
L’esponente dell’amministrazione comunale ha invitato la comunità a trasformare il dolore in una spinta verso il cambiamento e la rinascita civile.
“Dietro a queste scomparse tristi e tragiche ci sia, però, una rinascita”, ha affermato.
A trentacinque anni dall’assassinio di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, Lamezia continua così a custodire il ricordo di una delle pagine più dolorose della sua storia recente, rilanciando ancora una volta il bisogno di verità, memoria e giustizia.