Calabria, allarme lavoro povero: oltre il 13% dei lavoratori sotto la soglia di povertà
L’Osservatorio regionale denuncia precarietà, bassi salari e rischi per la sicurezza: “Il lavoro deve tornare a garantire dignità e diritti”
Nel giorno del Festa del Primo Maggio, l’Osservatorio regionale sulle nuove povertà accende i riflettori su una delle emergenze più gravi del territorio: il cosiddetto “lavoro povero”. In Calabria, infatti, avere un’occupazione non garantisce più automaticamente un reddito sufficiente a vivere con dignità, nonostante a livello nazionale i dati sulla disoccupazione risultino in calo.
Precarietà, bassi salari e nuove forme di disuguaglianza
Secondo l’Osservatorio, il mercato del lavoro calabrese resta segnato da precarietà diffusa, contratti non adeguatamente tutelati, fenomeni di dumping contrattuale e un crescente ricorso al part-time involontario. In questo contesto, soprattutto per giovani e donne, il lavoro rischia di perdere la sua funzione di emancipazione sociale per trasformarsi in una condizione di semplice sopravvivenza. Il direttore Antonio Belmonte sottolinea come oltre il 13% dei lavoratori viva sotto la soglia di povertà, evidenziando una situazione strutturale che alimenta nuove forme di disagio economico e sociale.
Sicurezza, diritti e impegno istituzionale
Un ulteriore elemento critico riguarda il legame tra bassi salari e sicurezza sul lavoro: la precarietà contrattuale, secondo l’Osservatorio, riduce la capacità dei lavoratori di pretendere condizioni adeguate e tutele efficaci, contribuendo anche al rischio di infortuni. Per questo l’ente, in collaborazione con la Regione Calabria e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, rinnova l’impegno a monitorare il fenomeno e a dare voce ai lavoratori più fragili, con l’obiettivo di riportare il lavoro al centro della dignità e della cittadinanza, come previsto dalla Costituzione.