Sono circa 68 milioni le persone sotto i 40 anni che vivono in Gran Bretagna, Polonia, Germania, Grecia e Italia. Molti di loro non hanno conosciuto altro che crisi, altri soffrono perché l’emergenza climatica e le guerre sembrano improvvisamente privarli di ogni sicurezza. Alcuni appartengono alla “Generazione Y”(Millennials), altri alla “Generazione Z”.


 

È un gruppo ampio ed eterogeneo che va dai 18 ai 39 anni. La maggior parte di loro si aspetta che la società diventi più ingiusta, insicura e divisa: "Otto su dieci" (80%) si chiedono apertamente se la loro generazione potrà avere figli.



Questo dato è il risultato impressionante dell'ansia che affligge i giovani europei, un carpe diem nero che ammanta la loro fiducia nel domani.


 

Lo rivela lo studio europeo sull'impegno delle giovani generazioni intitolato Next Generations Study - "The Movers of Tomorrow?" (I promotori del domani?) realizzato dalla Fondazione Allianz, in collaborazione con l'Istituto SINUS: un'indagine su 10.000 giovani (tra i 18 e i 39 anni) con 312 domande e 2,6 milioni di risposte, che ha esaminato come i giovani europei in Germania, Grecia, Polonia, Gran Bretagna e Italia, vedono le loro società e il futuro, su temi di grande attualità, come il cambiamento climatico, la crescita economica, i diritti delle minoranze, la militarizzazione.



COME SI SONO COMPORTATI I GIOVANI ITALIANI?



Rispetto agli altri quattro paesi, i giovani italiani sono ancora meno ottimisti sul proprio futuro (50% contro il 62% della media dei cinque paesi), sul futuro del proprio Paese (26% contro il 36%) e sul futuro dell'Europa (39% contro il 47%).


 

Due intervistati su tre in Italia vedono il loro Paese diviso, con una percentuale più alta rispetto a quella registrata negli altri paesi.


 

Solo il 33% ha fiducia nel governo nazionale per quanto riguarda le questioni sociali e ambientali, mentre la fiducia nell'Unione Europea è leggermente più alta (41%).


 

Rispetto ai loro coetanei europei, gli italiani attribuiscono un valore leggermente inferiore ad alcune istituzioni democratiche: solo il 41% ritiene che i media indipendenti siano "molto importanti" per una società futura auspicabile (rispetto al 48% della media di tutti e cinque i Paesi), e il 63% dice lo stesso di un sistema giudiziario indipendente (rispetto al 69% della media).



Ma i giovani italiani sono i più convinti che la battaglia sul clima possa essere vinta, il 58% rispetto al solo 8% della Germania.


 

I giovani intervistati attribuiscono maggiore importanza alle azioni di contrasto al cambiamento climatico (70% rispetto alla media del 57%) e a quelle che determinano la crescita economica (60% rispetto alla media del 47%).


 

In Italia, il 63% dei giovani vede il cambiamento climatico e le sue conseguenze come una delle sfide più urgenti, più che in altri Paesi.



Al contrario, questo ottimismo non si riscontra per le questioni economiche e politiche. I giovani italiani (e greci) sono i più pessimisti per quanto riguarda la crescita economica, le opportunità di lavoro e l'equilibrio tra lavoro e vita privata, con aspettative che tendono a peggiorare.


 

La difesa nazionale è considerata meno importante: solo il 17% degli intervistati ritiene infatti prioritario avere una forza militare potente, rispetto alla media del 30% negli altri cinque Paesi.



In confronto, i giovani italiani sono i più proattivi nel rispondere al cambiamento climatico e alle sue conseguenze ambientali e sociali - finora, soprattutto attraverso azioni individuali, come discutere il problema con la famiglia e gli amici e regolare il proprio consumo energetico.


 

Tuttavia, le abitudini di acquisto cambiano più lentamente: ad oggi, in Italia, il 39% dei giovani ha già boicottato prodotti con un cattivo impatto ambientale, rispetto al 45% degli altri quattro Paesi.


 

Oltre al cambiamento climatico, i temi che spingono i giovani italiani a impegnarsi includono il contrasto alle discriminazioni.


 

Le iniziative dei cittadini hanno un fascino particolare in Italia, con il 35% che ha già partecipato (rispetto al 27% in altri Paesi) e un ulteriore +30% disposto a farlo in futuro (rispetto al +26%).



I DATI EUROPEI


 

Sebbene Germania, Grecia, Polonia, Regno Unito Italia, differiscano in termini di condizioni economiche, politiche e sociali, i giovani intervistati nei 5 paesi mostrano più somiglianze che differenze.


 

Questa prospettiva "europea" si estende anche a ciò che i giovani considerano prioritario per una società desiderabile:



1. Uno stato sociale solido, prezzi stabili e una forte rete di sicurezza sociale sono considerati cruciali per quasi tre quarti dei giovani (71%), quali elementi fondamentali di una società sostenibile.

La ricchezza individuale e i valori tradizionali sono significativamente meno importanti per la maggior parte dei giovani, lo sono solo per circa un terzo dei giovani.



2. Il 52% dei giovani cerca un futuro equo ed ecologico, con pari opportunità per le minoranze e i meno privilegiati, non solo nell'istruzione e nell'occupazione, ma anche nella condivisione delle responsabilità della transizione verde.

3. Il 47% dei giovani ritiene prioritarie istituzioni democratiche forti, tra cui una stampa libera e un sistema politico partecipativo.

 

OTTIMISMO SULLA PROTEZIONE DEL CLIMA

 

La questione sulla quale i giovani ripongono maggiori speranze è lalotta al cambiamento climatico, ad esempio attraverso l'incremento dell’utilizzo di energie rinnovabili.


 

Circa due terzi dei giovani si sente cautamente fiducioso che la lotta al cambiamento climatico possa essere vinta (ad eccezione della Germania dove il 38% concorda che questo si verificherà).


 

Il 70% afferma che la società dovrebbe essere aperta ad accogliere le persone che fuggono dai paesi gravemente colpiti dai cambiamenti climatici - un'opinione condivisa anche dal 60% degli intervistati politicamente conservatori.


 

Contrariamente a quanto si pensa, i giovani non incolpano la generazione dei baby boomer per la crisi climatica.


 

Solo il 9% pensa che le generazioni precedenti dovrebbero fare di più per combattere il cambiamento climatico.


 

Oltre l'80% ritiene che le industrie ad alta intensità energetica dovrebbero sostenere una quota maggiore dei costi.


 

UNA SOCIETÀ MILITARIZZATA, MA MENO SICURA E PIÙ POVERA

Circa il 60% dei partecipanti al sondaggio concorda sul fatto che il conflitto tra Russia e Ucraina potrebbe estendersi fino al proprio paese. Circa lo stesso numero respinge categoricamente l’idea di un servizio militare obbligatorio.


 

Nonostante la reticenza a prestare il servizio militare, molti giovani ritengono che le forze armate del proprio paese si espanderanno nei prossimi 10 anni (40% rispetto al 23% che la pensa diversamente). Tuttavia, questo muro di protezione non li rassicura.


 

Infatti, i giovani sono per lo più concordi sul fatto che i loro paesi diventeranno meno sicuri in futuro, non solo per cause geopolitiche, ma anche per l’indebolimento del sistema giudiziario, paventato dal 30% degli intervistati, soprattutto in Grecia (41%) e in Polonia (37%).


 

Quasi il 60% teme che il divario tra ricchi e poveri si allarghi, in parte a causa dell'aumento dei costi di energia, cibo e trasporti.


 

Il 41% si aspetta che il numero di posti di lavoro ben pagati diminuisca e il 39% prevede un peggioramento dell'equilibrio tra lavoro e vita privata.


 

I GIOVANI SI CONSIDERANO PARTE DELLA SOLUZIONE

 

Sono motivati soprattutto dal cambiamento climatico. Il 68% di coloro che sono preoccupati per il riscaldamento globale si sono già impegnati in qualche modo, ad esempio facendo donazioni o firmando petizioni online.


 

Lo studio mostra anche che molti desiderano il cambiamento e sono interessati a impegnarsi, ma sono molto meno quelli che agiscono davvero: Il 56% è favorevole alle proteste di piazza, ma solo poco meno di un terzo vi ha partecipato almeno una volta.


 

Una percentuale considerevole di giovani vorrebbe intraprendere un'azione politica “attiva”, ma trova le strutture politiche di oggi obsolete.


 

"I giovani in Italia e in Europa sono in una sorta di "sala d'attesa per il futuro". È questa la valutazione di Esra Kücük, CEO della Fondazione Allianz.


 

"Almeno due terzi degli intervistati hanno già cambiato le loro abitudini quotidiane, ad esempio diventando consumatori più sostenibili. Circa la metà è pronta a impegnarsi ancora di più per un futuro equo e verde". Secondo Kücük, questo ha un enorme potenziale.


 

 

"Ma molti sono esitanti, spesso non sanno come impegnarsi. È qui che i politici e la società civile sono chiamati a ricostruire la fiducia e a creare percorsi di coinvolgimento".


 

Luca Iacoboni, responsabile relazioni esterne e strategia per la decarbonizzazione di ECCO, think tank italiano indipendente per il clima: “I giovani italiani sono preoccupati e disillusi rispetto al proprio futuro, ma allo stesso tempo vogliono migliorarlo.


 

Interessante leggere che il cambiamento climatico non è solo una delle priorità delle giovani generazioni, ma è anche legato a migliori condizioni di vita, un più forte stato sociale e un lavoro soddisfacente.


 

Chi saprà coniugare l’azione climatica con la risposta all’attuale crisi sociale, riuscirà a far superare alle giovani generazioni la disillusione che attualmente esprimono, soprattutto rispetto alla politica dei partiti e alle istituzioni.


 

 

La chiave per mobilitare le giovani generazioni è riaffermare i diritti “acquisiti” ma declinarli anche secondo la chiave della sostenibilità, assicurando ad esempio a tutti non solo il diritto alla casa, ma una abitazione efficiente e con basse bollette, modalità di trasporto non inquinanti all’interno di città più vivibili e un diritto al lavoro che sia sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale.