Più fondi per il lavoro: il Piano Gol svuota le graduatorie. Cosa cambia davvero per le imprese
Il rifinanziamento del Fondo Nuove Competenze accelera il Programma GOL, ma tra opportunità e rischi la vera partita si gioca sulla qualità della formazione e sulle scelte strategiche delle imprese
Il rifinanziamento del Fondo Nuove Competenze rappresenta un segnale inequivocabile di come la politica industriale e del lavoro stia tentando di rincorrere una transizione che non aspetta i tempi della burocrazia. Con l'iniezione di ulteriori 125 milioni di euro, la dotazione complessiva della terza edizione del Fondo tocca quota un miliardo e 150 milioni di euro. Non si tratta di una semplice variazione contabile, ma di un intervento ossigenante che attinge direttamente dal Programma GOL del PNRR per tentare di colmare un gap strutturale che vede l'Italia storicamente arrancare nelle classifiche europee sulla formazione continua.
Graduatorie che scorrono e progetti sbloccati
La logica dietro questo incremento, ufficializzata dal Ministero del Lavoro lo scorso 9 gennaio, è pragmatica: far scorrere la graduatoria esistente fino al suo quasi totale esaurimento, recuperando quei progetti che, pur essendo stati valutati positivamente sotto il profilo tecnico e strategico, erano rimasti congelati nel limbo dei "finanziabili ma non finanziati" per carenza di copertura.
Non una pioggia di risorse ma una chiamata al cambiamento
Per il mondo dell'artigianato e della piccola impresa, questo annuncio non deve essere letto solo come una pioggia di risorse, ma come l'ultima chiamata per un salto di qualità che è ormai obbligatorio. Il cuore del provvedimento resta la trasformazione delle competenze in chiave digitale ed ecologica, i due pilastri su cui si gioca la sopravvivenza competitiva del tessuto produttivo veneto e nazionale.
Il rischio di una formazione solo apparente
Tuttavia, guardando la questione con la lente della strategia pura, emergono rischi che un professionista non può ignorare. Il primo grande ostacolo è la capacità di messa a terra: immettere liquidità in un sistema che deve generare formazione di qualità in tempi rapidi espone al rischio di una "formazione di facciata", utile a drenare il contributo ma incapace di generare un reale valore aggiunto nell'asset intangibile dell'impresa.
Efficacia e rendicontazione restano nodi centrali
C'è poi l'incognita della rendicontazione e dell'efficacia: il Fondo copre il costo del lavoro delle ore destinate alla formazione, ma non garantisce che i percorsi formativi scelti siano effettivamente allineati alle reali esigenze tecnologiche dei mercati internazionali. Se la formazione non è chirurgica, il rischio è che questo miliardo abbondante si trasformi in una spesa corrente improduttiva piuttosto che in un investimento strutturale.
Disciplina organizzativa e produttività come condizione
Per le imprese del settore artigiano, l'opportunità è enorme ma richiede una disciplina finanziaria e organizzativa ferrea. Non è sufficiente "rientrare" nel finanziamento; occorre che quel tempo sottratto alla produzione e rimborsato dallo Stato generi un incremento della produttività marginale tale da giustificare lo sforzo gestionale.
Il Fondo come scelta strategica e non come scorciatoia
In un contesto macroeconomico dove il costo del denaro e l'inflazione continuano a mordere i margini, utilizzare la leva del Fondo Nuove Competenze deve essere una scelta tattica inserita in un piano industriale più ampio, e non un semplice espediente per abbattere il costo del personale nel breve periodo.
Il ruolo decisivo della consulenza
La vera sfida per tutti gli attori della consulenza sarà guidare le imprese verso una selezione oculata dei partner formativi, evitando il proliferare di pacchetti standardizzati e poco incisivi. L'allargamento della platea dei beneficiari è una vittoria politica, ma la vittoria economica si otterrà solo se questi 125 milioni aggiuntivi serviranno a trasformare operai e tecnici in professionisti della nuova era industriale.
Tra spesa e investimento si gioca la vera partita
In definitiva, il Fondo Nuove Competenze 3 si conferma uno strumento potente ma complesso, la cui efficacia non si misura sui milioni stanziati, ma sulla capacità del sistema Italia di trasformare il debito buono del PNRR in competenze solide e spendibili globalmente. Ignorare questa distinzione tra spesa e investimento sarebbe l'errore strategico più grave in questa fase di ripartenza.