Ex Pertusola
Ex Pertusola

Il Sito di Interesse Nazionale (Sin) di Crotone-Cassano-Cerchiara rappresenta una delle aree più inquinate d’Italia, frutto di decenni di attività industriale intensa, specialmente nelle produzioni chimiche e metallurgiche del secolo scorso. Il territorio, includendo vaste aree costiere e marine, è contaminato da rifiuti tossici, metalli pesanti, materiali radioattivi e amianto riversati per anni nelle discariche industriali dismesse dalle ex fabbriche come l’ex Pertusola Sud, tra le realtà più impattanti dell’area.

La bonifica di queste aree è stata dichiarata necessaria da oltre vent’anni, con inclusione del SIN nell’elenco nazionale dei siti da risanare già nel 2001. Tuttavia, gli interventi realizzati si sono rivelati lenti e frammentari, con vaste porzioni di terreno e mare ancora contaminate, e con percorsi autorizzativi complessi e spesso ostacolati da vincoli tecnici e ambientali.

Gli ultimi sviluppi e la relazione della Commissione Ecomafie

Nel dicembre 2025 la Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ha approvato all’unanimità una relazione sullo stato di attuazione della bonifica del SIN di Crotone, evidenziando criticità residue che richiedono ulteriori approfondimenti tecnici e amministrativi. Il presidente della Commissione, Jacopo Morrone, ha sottolineato l’estensione dell’area contaminata, pari a oltre 3.200 campi da calcio, e l’esigenza di verificare lo stato di avanzamento dei lavori, dei risultati raggiunti e la necessità di ulteriori interventi mirati.

Questa fase di analisi è considerata cruciale per pianificare misure più efficienti e garantire che i progressi fatti finora non restino insufficienti di fronte alla portata delle contaminazioni. Allo stesso tempo, i ritardi e le difficoltà tecniche sollevano interrogativi su strategie di gestione più efficaci e coerenti con le esigenze di salute pubblica e tutela ambientale.

Bonifica avviata ma con ostacoli logistici e normativi

Già nel 2025, un nuovo progetto di bonifica promosso da Eni Rewind, società incaricata della gestione e rimozione dei rifiuti industriali nelle aree dismesse di Crotone, aveva preso avvio con l’obiettivo di smaltire circa 760mila tonnellate di materiali tra pericolosi e non pericolosi. Le attività includevano la rimozione di metalli pesanti, scorie radioattive e amianto accumulati soprattutto nelle discariche dell’ex area industriale, vicino al mare, che da decenni rappresentano un serio pericolo per l’ambiente e la salute pubblica.

Il piano prevedeva di trasportare parte dei materiali in discariche specializzate fuori regione o all’estero – in paesi come la Svezia e la Germania – dove le strutture di trattamento sono adeguate. Tuttavia, l’entrata in vigore nel marzo 2026 di nuove normative europee che limitano l’esportazione di rifiuti pericolosi potrebbe complicare la prosecuzione di queste attività secondo i piani iniziali, imponendo adattamenti e nuove strategie di gestione.

Anche a livello regionale e nazionale ci sono state discussioni riguardo alla scelta delle località di smaltimento, alla necessità di mantenere i vincoli di tutela e all’urgenza di non trasformare la Calabria in sede di deposito permanente di rifiuti pericolosi. Tra le richieste più frequenti, quella di assicurare che i materiali più tossici non restino “in loco” e siano trasferiti in aree con strutture idonee e approvate per il trattamento.

Impatto sociale e ambientale di lunga durata

La presenza dei cosiddetti “veleni di Crotone” – accumuli vastissimi di rifiuti industriali pericolosi lungo la costa e nelle aree dismesse – ha segnato profondamente la città e i suoi abitanti. Negli anni passati inchieste giornalistiche e reportage televisivi avevano raccontato come queste discariche non abbiano soltanto compromesso l’ambiente ma siano state associate a gravi problemi di salute tra la popolazione, alimentando ansie e timori diffusi.

Molti cittadini vedono nel completamento della bonifica non solo un obiettivo ambientale, ma una questione di giustizia sociale e di diritto alla salute. La bonifica rappresenta infatti non solo la rimozione fisica dei rifiuti, ma anche il risanamento di un territorio che per decenni ha sopportato le conseguenze di un passato industriale poco responsabile.

Verso nuove strategie e prospettive future

Con l’avanzare delle normative europee e l’evoluzione tecnica dei piani di intervento, la bonifica di Crotone si trova davanti a una fase decisiva. È probabile che nei prossimi mesi la strategia debba essere ricalibrata alla luce dei divieti di esportazione dei rifiuti pericolosi e delle possibilità di trattamento sul territorio nazionale o comunitario. Allo stesso tempo, la recente relazione della Commissione Ecomafie e il dibattito politico in corso sembrano confermare la necessità di affrontare il problema in modo più organico, con maggiore partecipazione delle istituzioni locali, regionali e degli esperti tecnici.

La speranza dei cittadini e delle associazioni ambientaliste è che questi sviluppi possano tradursi in interventi concreti entro tempi certi, restituendo sicurezza ambientale e qualità della vita a una città che per troppo tempo ha convissuto con i suoi “veleni”. Negli anni a venire, il modo in cui la bonifica proseguirà e si completerà sarà uno dei principali indicatori della capacità delle istituzioni italiane ed europee di risolvere problemi ambientali storici e complessi.