Si fermano le attività di pesca nel porto di Corigliano-Rossano, nella frazione di Schiavonea, dove i pescatori del litorale ionico hanno deciso di sospendere il lavoro in segno di protesta contro il caro carburante e l’incertezza sul futuro del settore. I pescherecci restano ormeggiati, le reti inutilizzate a bordo, mentre cresce la preoccupazione per una situazione che sta diventando sempre più difficile da sostenere. Una scelta forte, che evidenzia il malessere diffuso tra gli operatori del comparto ittico, alle prese con costi in continuo aumento e margini sempre più ridotti.

Costi insostenibili e rischio blocco totale del settore

Alla base della protesta c’è l’impennata del prezzo del carburante, che incide in maniera determinante sull’attività quotidiana dei pescatori. Secondo quanto riferito dai rappresentanti del settore, uscire in mare non è più economicamente sostenibile: in molti casi, i ricavi non riescono nemmeno a coprire le spese vive, a partire proprio dal carburante. La protesta, spiegano gli stessi pescatori, continuerà finché non arriveranno risposte concrete da parte delle istituzioni, capaci di garantire condizioni di lavoro più equilibrate e sostenibili. Il timore è quello di un blocco prolungato che potrebbe avere ripercussioni sull’intera filiera ittica locale.

Richieste alle istituzioni e mobilitazione del territorio ionico

A farsi portavoce delle istanze dei pescatori è l’ex senatrice Rosa Silvana Abate, che ha sottolineato come la situazione sia ormai insostenibile. Dopo un incontro pacifico tra gli operatori del settore, il problema è stato portato all’attenzione del sindaco Flavio Stasi e dei rappresentanti regionali. Le richieste riguardano interventi urgenti anche a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di ottenere misure specifiche sul caro carburante. La mobilitazione non riguarda solo Schiavonea, ma coinvolge anche i pescatori di Cariati e Cirò, uniti in una protesta condivisa che punta a difendere il futuro di un settore strategico per l’economia costiera calabrese.