Milleproroghe 2026: l’eterno rinvio che frena l’efficienza e le strategie per una vera riforma strutturale
Sedicimila scadenze spostate, emergenze normalizzate e un sistema che rinvia invece di riformare. Il decreto come fotografia delle fragilità dello Stato
Il decreto "Milleproroghe" 2026, formalmente Dlgs 184/2025, si presenta come il consueto salvagente normativo di fine anno, una boccata d'ossigeno per la pubblica amministrazione che, tuttavia, cristallizza ancora una volta l'incapacità del sistema Paese di rispettare i propri cronoprogrammi. Per puntare all'eccellenza, questo documento non è solo una lista di rinvii, ma la mappa delle inefficienze su cui innestare una strategia di pressione e miglioramento. Il testo interviene su sedici articoli che toccano trasversalmente ogni comparto, spostando gran parte delle scadenze al 31 dicembre 2026, con proiezioni che in certi casi sfiorano il 2028.
La frammentazione degli interventi e la gestione permanente dell’emergenza
Dal punto di vista della strategia, il primo elemento di criticità è l'eccessiva frammentazione degli interventi. Un provvedimento che spazia dalla gestione delle baraccopoli di Messina alla riqualificazione dell'ex Arsenale della Maddalena fino alla crisi idrica dimostra una gestione dell'emergenza che è diventata prassi ordinaria. Questo "metodo del rinvio" genera un'incertezza cronica che penalizza gli investimenti a lungo termine. La classe dirigente politica, per essere efficace, dovrebbe spingere per la trasformazione di queste strutture straordinarie in agenzie tecniche permanenti, dotate di poteri d'ufficio che prescindano dal rinnovo annuale del mandato commissariale, eliminando il rischio di paralisi amministrativa ogni dodici mesi.
Imprese e Fondo di garanzia: una proroga utile ma priva di visione
Nel settore delle imprese, la proroga al 31 dicembre 2026 delle modalità operative del Fondo di garanzia per le PMI è una misura positiva ma di corto respiro. Il vero salto di qualità sarebbe rendere strutturali tali garanzie per i settori ad alto contenuto tecnologico, invece di rincorrerne la validità di anno in anno.
Polizze catastrofali e rischio esclusione per le microimprese
Particolarmente delicata è la questione delle polizze catastrofali: il rinvio al 31 marzo 2026 per le microimprese di commercio, turismo e pesca appare come un palliativo. Qui il rischio è altissimo: l'inadempimento comporterà l'esclusione dai contributi pubblici e dalle agevolazioni, creando un potenziale vuoto di protezione in un territorio sempre più esposto a eventi estremi. La strategia corretta non dovrebbe limitarsi a prorogare l'obbligo, ma prevedere incentivi fiscali diretti per l'abbattimento dei premi assicurativi, rendendo la conformità un vantaggio competitivo anziché un mero onere burocratico.
Fisco e Testi Unici: la semplificazione che continua ad attendere
Sul fronte fiscale, lo slittamento dei Testi Unici al 1° gennaio 2027 rappresenta il fallimento della semplificazione immediata. Sanzioni, riscossione e imposta di registro restano nel limbo per concedere tempo alle amministrazioni di adattarsi. Questo rinvio non fa che alimentare il contenzioso e l'incertezza interpretativa. La proposta migliorativa deve vertere sulla creazione di un periodo di "doppio binario" sperimentale che permetta l'applicazione volontaria delle nuove norme già nel 2026, per testarne l'efficacia senza attendere l'ennesimo blocco totale.
Digitalizzazione societaria tra sperimentazione e immobilismo normativo
Anche la proroga della validità delle assemblee societarie da remoto fino a settembre 2026 è un segnale di timidezza. Se lo strumento funziona e riduce i costi, non c'è ragione per non renderlo definitivo nel Codice Civile.
Energia e rinnovabili: rinvii che indeboliscono la transizione ecologica
Infine, il tema energetico vede il rinvio degli obblighi per le rinnovabili al gennaio 2026 e la proroga delle procedure per impianti termali. È un segnale di debolezza nella transizione ecologica: chiedere certezza delle regole, perché ogni rinvio disincentiva i capitali privati che cercano stabilità regolatoria.
Un decreto tampone davanti a riforme non più rinviabili
In sintesi, il Milleproroghe 2026 è un "cerotto" su ferite strutturali; la sfida per la classe dirigente politica è trasformare questi rinvii in una riforma organica che non necessiti più di scadenze posticipate per sopravvivere.