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Incendio a Catanzaro, il padre chiedeva aiuto per il figlio disabile

Riconoscere il nome di una vittima nei titoli di cronaca lascia una sensazione di sgomento e incredulità, soprattutto quando ad essere tra i protagonisti di una tragedia immensa è Saverio Corasiniti, un ragazzo autistico già noto alle testate giornalistiche e alle istituzioni per la situazione degradante in cui viveva. Una lotta combattuta da Vitaliano Corasiniti, un padre che non poteva sopportare la sofferenza dei propri figli, diventandone la loro voce, parlando a cuore aperto alla nostra Redazione, nella disperata richiesta di aiuto da parte delle istituzioni che lo avevano completamente abbandonato. Una situazione che non ha mai potuto vedere la luce del sole, poichè quelle stesse mura sono diventate le tombe di quei tre ragazzi rimasti vittime di un incendio che ha completamente distrutto l’appartamento di una delle case popolari di Catanzaro. Rileggere le parole di Vitaliano, ad un giorno dalla morte dei suoi figli, lascia trapelare l’angoscia della predizione di un futuro nefasto: “E’ normale che queste persone debbano partire in Paesi in cui l’eutanasia è legale, perché vedono l’unica via d’uscita nella morte?” disse Vitaliano. 

Di seguito, la testimonianza rilasciata alla nostra Redazione di Calabria News 24 di Vitaliano Corasiniti, il padre delle tre vittime dell’incendio a Catanzaro:

“Disabili abbandonati a loro stessi”: il dramma raccontato dal padre di un bambino autistico

Disabili abbandonati a loro stessi: lo scenario che ci illustra Vitaliano è una realtà che spesso si tende a dimenticare o, forse, a dare per scontata. Vitaliano Corasoniti vive a Catanzaro e, nella vita, dedica i suoi sforzi nell’impegno per il sociale insieme all’associazione “Madre Teresa”. La sua dedizione è spinta dal fatto che uno dei suoi cinque figli è affetto da autismo.

Un bambino dimenticato dal mondo, ma, soprattutto, dalle istituzioni che dovrebbero tutelarlo, a quanto racconta papà Vitaliano. “L’assistenza domiciliare è stata completamente abolita da due anni, l’unico contributo fornito dalle istituzioni è stato quello di pannoloni. Non è possibile che questa categoria venga esclusa e lasciata ai margini, trattata come scarto della società. Queste persone hanno bisogno, non solo di assistenza, ma anche di supporto psicologico, di strutture che possano garantire le relazioni e la socialità di questi individui che hanno bisogno di contatto umano, essendo già di per sé molto soli.”

Abbiamo chiesto a Vitaliano se ha mai ricevuto aiuti da parte delle istituzioni e, se si, che genere di aiuti:

“Il problema è che manca lo stesso personale specializzato alla cura del disabile. Non sono presenti dei centri destinati a questa categoria perché mancano i professionisti del settore. Quando inviai più volte delle pec al Comune di Catanzaro con lo scopo di ricevere degli aiuti concreti per mio figlio, per farmi zittire mi hanno offerto un voucher che avrei potuto scaricare successivamente a degli acquisti destinati a mio figlio. Il fatto è che non è stato colto il messaggio volto a sensibilizzare le istituzioni su un problema reale che affligge la società e a cui nessuno si ribella. Quando feci richiesta per un infermiere mi fu mandato in aiuto un operatore OSS che, per quanto non metto in dubbio la propria professionalità, non penso sia adatto al ruolo di assistenza al disabile, che necessita di una certa preparazione”

continua Vitaliano

“E’ normale dover pensare che ci sono stati casi in cui soggetti affetti da disabilità, alla morte dei propri genitori, vengano internati con un TSO? E’ normale che queste persone debbano partire in Paesi in cui l’eutanasia è legale, perché vedono l’unica via d’uscita nella morte, non avendo più nessuno che possa aiutarli a lavarsi e a mangiare?” A tal proposito, chiediamo a Vitaliano se si sia mai ribellato alle istituzioni: “Certamente, io ho cercato sempre di dar voce a una fascia che non può difendersi. Le istituzioni si sono rivelate da sempre mute e cieche di fronte ai miei appelli. Io personalmente ci ho messo la faccia quando, nel corso di un Comizio in cui era presente il sindaco di Catanzaro, mi sono presentato con un cartellone disegnato direttamente dai miei bambini che citava le parole “Disabili abbandonati a loro stessi. Subito dopo sono stato scacciato dalla DIGOS, senza riuscire ad avere un confronto con nessuna delle figure istituzionali”

La testimonianza di Vitaliano è il grido di chi non può difendersi, perché non ha ne i mezzi ne gli strumenti per farlo. La situazione debilitante che queste persone vivono è aggravata da un’immensa solitudine e abbandono da parte di chi, per primo, dovrebbe tutelarli e garantire loro una vita dignitosa. Il dolore di questi genitori che diventano l’unica relazione umana per chi è affetto da disabilità, costituisce una grandissima frattura sociale, che necessità di una presa di coscienza da parte delle istituzioni vigenti.

Francesca Achito

Determinata, sensibile, puntuale. Francesca Achito, classe 1996, è una giornalista praticante calabrese. Dedita sin da piccola alla scrittura, ama dare voce ai più deboli, raccontando storie di vita e puntando i riflettori su contesti di marginalità. Innamorata del giornalismo, ha condotto inchieste legate a casi di violenza di genere, malasanità e disagi sociali e familiari. Studentessa all’Università della Calabria, sta conseguendo la laurea in Storia, coniugando la passione per l’antichità con quella della letteratura. Crede fortemente nel buon giornalismo: cercando sempre di dare una propria firma alle storie che racconta, riesce a mantenere l’oggettività e la precisione di cui necessita la corretta informazione.

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