Proposta di legge popolare per rilanciare gli ospedali montani calabresi
Fra dieci giorni il Consiglio regionale procederà alla vidimazione delle schede per la raccolta delle cinquemila firme necessarie alla presentazione formale della proposta
È stata depositata ieri nel Consiglio regionale della Calabria una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal comitato La Cura. L’obiettivo è la riorganizzazione e il potenziamento degli ospedali delle aree montane di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli, giudicati non più adeguati nell’attuale assetto.
Un’azienda unica per quattro ospedali
Il cuore della proposta è l’istituzione di un’unica azienda ospedaliera per la gestione dei quattro presìdi montani. Una soluzione che, secondo i promotori, permetterebbe una maggiore disponibilità di personale medico e una riduzione significativa dei costi complessivi. I presìdi verrebbero trasformati in ospedali spoke, dotati di Chirurgia generale, Terapia intensiva e Cardiologia interventistica.
La raccolta firme e il percorso istituzionale
Fra dieci giorni il Consiglio regionale procederà alla vidimazione delle schede per la raccolta delle cinquemila firme necessarie alla presentazione formale della proposta. La sottoscrizione partirà contestualmente in tutta la regione, aprendo una fase decisiva di mobilitazione territoriale.
Un progetto che nasce da lontano
Il testo è stato redatto dal medico Tullio Laino, esperto di diritto sanitario. Rappresenta l’evoluzione di un progetto elaborato già nel 2020 insieme al chirurgo del Policlinico Gemelli Giuseppe Brisinda e al giornalista Emiliano Morrone. Una proposta che allora non trovò piena attuazione, sostituita da una soluzione più ridimensionata.
Le motivazioni del comitato
Secondo Laino, è necessario intervenire ora per evitare che i piccoli ospedali vengano progressivamente marginalizzati. Per Giovanni Iaquinta, Alessandro Sirianni, Silvio Tunnera e Rocco La Rizza, l’iniziativa popolare rappresenta uno strumento decisivo per garantire cure adeguate, contrastare lo spopolamento e ridurre le disuguaglianze sanitarie nelle aree montane.