Ong legittimate nel processo di Steccato di Cutro
L’avvocata Vicchio difende il ruolo delle parti civili e risponde alle critiche del sindacato Usif
Durante la prima udienza del processo sui ritardi nei soccorsi al caicco naufragato a Steccato di Cutro il 26 febbraio 2023, l’avvocata Lidia Vicchio, che rappresenta alcune delle parti civili, ha risposto alle critiche sollevate dal sindacato Usif della Guardia di finanza. Il sindacato aveva messo in discussione la presenza delle Ong come parti civili, ma il legale ha sottolineato che queste sono assolutamente legittimate a far parte del processo, come stabilito dal GUP durante l’udienza preliminare. “Le Ong sono parti civili, come previsto dalla legge, e pertanto sono legittimate a stare nel processo”, ha ribadito l'avvocata Vicchio.
La legittimità della presenza delle Ong e il rispetto della magistratura
Vicchio ha poi chiarito che, sebbene le Ong non fossero presenti alla prima udienza di rinvio (in quanto non trattava di una discussione di merito), esse non esercitano alcuna pressione nei confronti della magistratura. “Noi rispettiamo troppo la giustizia per pensare anche solo a fare qualcosa che possa sembrare una pressione,” ha dichiarato. La legale ha anche sottolineato come, a suo avviso, sia più “una pressione maggiore” la presenza di finanzieri durante l'udienza preliminare, la quale si svolge a porte chiuse. “Questa è una fase delicata e dobbiamo ricordarci che stiamo parlando di 94 vittime”, ha aggiunto Vicchio.
La necessità di un equilibrio nelle posizioni e il rispetto dei diritti delle parti civili
Infine, l’avvocata ha commentato il comunicato del sindacato, facendo notare la differenza tra dolo e colpa. “Il sindacato sembra non comprendere che gli imputati sono accusati di colpa e non di dolo”, ha detto Vicchio, sottolineando l'importanza di fare chiarezza su questa distinzione fondamentale nel diritto penale. L'avvocata ha chiuso il suo intervento invitando la Guardia di finanza a moderare i toni e a concentrarsi sul rispetto delle vittime, considerando la gravità della tragedia e la necessità di un processo equo e imparziale.