Sul tema del voto per i cittadini fuori sede, l’orientamento del Governo italiano resta improntato alla volontà di garantire la massima partecipazione democratica. Un obiettivo che, tuttavia, deve muoversi all’interno di un quadro di garanzie, sicurezza, sostenibilità e piena compatibilità con l’attuale struttura organizzativa del sistema elettorale.

Le sperimentazioni già avviate negli anni scorsi

Negli ultimi anni il Governo ha già promosso e attuato due sperimentazioni sul voto fuori sede. La prima si è svolta nel 2024 in occasione delle elezioni europee, la seconda nel 2025 durante i referendum abrogativi. Esperienze che hanno consentito di testare procedure e modelli organizzativi, facendo emergere anche criticità e margini di miglioramento.

Tempi troppo stretti per il referendum di marzo

In vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, l’esecutivo ha ritenuto che i tempi siano troppo compressi per introdurre una nuova sperimentazione. Un’eventuale disciplina approvata in sede di conversione del decreto entrerebbe in vigore solo negli ultimi giorni di febbraio, a poco più di venti giorni dal voto, a differenza delle precedenti occasioni in cui l’anticipo era stato di circa 80 e 69 giorni.

Le complessità tecniche del voto fuori sede

Il voto fuori sede richiede una sequenza articolata di procedure: dalla presentazione e verifica delle domande, all’annotazione nelle liste elettorali, fino alla possibile istituzione di sezioni speciali sulla base del numero dei richiedenti. Aspetti tecnici che non possono essere affrontati a procedimento elettorale già avanzato.

Verso una riforma strutturata

Secondo il Governo, il tema necessita di un impianto normativo solido e di un confronto parlamentare approfondito, che tenga conto anche degli elementi emersi dalle sperimentazioni già svolte, per rendere il voto fuori sede una misura stabile ed efficace nel tempo.