Tendopoli di San Ferdinando, Emergency lancia l’allarme sullo smantellamento
Preoccupazione per il trasferimento dei migranti e per l’assenza di soluzioni abitative dignitose. Chiesto un confronto con istituzioni e Unione Europea
Emergency esprime forte preoccupazione per le notizie relative allo smantellamento della tendopoli di San Ferdinando e per le modalità con cui si intende procedere. La decisione è contenuta nel decreto 238 del 23 marzo 2026, inserito nel cosiddetto “Decreto Caivano”, presentato dal Governo guidato da Giorgia Meloni come risposta al disagio e alla criminalità nelle periferie.
Il provvedimento prevede lo smantellamento dell’insediamento informale per motivi di sicurezza pubblica, con il trasferimento delle persone nella zona di contrada Russo, nel territorio di Taurianova. Tuttavia, secondo quanto evidenziato, non risultano ancora chiare modalità operative, tempi e garanzie concrete per i migranti coinvolti.
Le criticità evidenziate sul piano sociale e abitativo
L’organizzazione, presente nella Piana di Gioia Tauro dal 2011, sottolinea come le condizioni di vita dei lavoratori migranti impiegati nel settore agricolo non siano frutto di un’emergenza improvvisa, ma il risultato di politiche di accoglienza e inclusione ritenute insufficienti nel tempo.
Secondo Emergency, sgomberi privi di soluzioni abitative adeguate rischiano di generare nuove forme di marginalità e ghettizzazione, senza affrontare le cause strutturali del problema. Anche l’ipotesi di trasferire centinaia di persone nel Borgo sociale di contrada Russo viene giudicata non sostenibile, trattandosi di un’area già in gran parte occupata e composta da moduli container, distante dai servizi essenziali e dai presidi sanitari.
Il rischio di nuove tensioni e marginalità
Per l’organizzazione umanitaria, l’attuazione del decreto potrebbe alimentare tensioni e divisioni, senza promuovere reali condizioni di sicurezza e tutela dei diritti. Il trasferimento in luoghi isolati, infatti, rischia di replicare criticità già esistenti nella tendopoli, mantenendo le persone in condizioni di precarietà e isolamento sociale.
La proposta di un modello di inclusione diffusa
Emergency ribadisce la necessità di affrontare il tema del diritto all’abitare attraverso percorsi di inclusione reale, evitando concentrazioni forzate e favorendo un modello di accoglienza diffusa. Un approccio che coinvolga le comunità locali e consenta ai lavoratori migranti di accedere a servizi, integrazione e condizioni di vita dignitose.
La richiesta di confronto con le istituzioni
L’organizzazione si unisce alle realtà del Patto Territoriale nel chiedere un confronto con la Prefettura e con l’Unione Europea, affinché le decisioni tengano conto delle esigenze delle persone e dei territori.
Al centro della richiesta vi è la necessità di costruire soluzioni che garantiscano diritti, sicurezza e giustizia sociale, superando logiche emergenziali che, secondo Emergency, non risolvono ma aggravano una situazione già critica.