Tre figli piccoli, un lavoro stressante, il suicidio simultaneo con i bambini. Il drammatico disagio di Anna Democrito
Nel pieno della pandemia nasce la prima figlia, Maria Sole. Siamo nel 2020, un momento storico deleterio per il comparto sanitario. I turni di lavoro sono massacranti, manca personale. Anna ha 40 anni. Nel 2022 nasce il secondo figlio. Quattro mesi f
Catanzaro. Via Zanotti Bianco. Piano terzo. E' la notte tra il 22 ed il 23 aprile. Anna Democrito si sveglia. Prende i suoi tre figli Maria Sole, di 6 anni, Nicola, di 4 e il piccolo Giuseppe, di 4 mesi.Li veste con i completini eleganti. Poi, con i bambini in braccio, si getta dal balcone. Stringe un rosario tra le mani.
Sarà il tonfo a svegliare il marito Francesco. Trova i letti vuoti. Spaventato si precipita fuori. E' li che vedrà la terrificante immagini dei quattro corpi a terra. Sono morti tutti. L'unica sopravvissuta è la piccola Maria Sole. I soccorsi, giunti sul posto, ammetteranno di aver scambiato il neonato di 4 mesi per un bambolotto. Talmente raccapricciante fosse la scena sotto i loro occhi.
Chi era Anna Democrito
Catanzaro gela, sconcertata. Quello che è successo non ammette giustificazioni. Nessuno riesce a dare una spiegazione plausibile a quanto successo. Anna Democrito, 46 anni, lavorava come Oss nella Rsa "Monsignor Apa" con il marito Francesco Trombetta. Con Francesco si conoscono nel 2017, sembrerebbe si siano sposati quasi subito. Nel pieno della pandemia nasce la prima figlia, Maria Sole. Siamo nel 2020, un momento storico deleterio per il comparto sanitario. I turni di lavoro sono massacranti, manca personale. Anna ha 40 anni. Nel 2022 nasce il secondo figlio. Quattro mesi fa, il terzo. Da quanto si apprende, sembrerebbe che la donna soffrisse di "depressione post-partum non trattata" come spiegheranno gli inquirenti. Anna - infatti - prendeva dei farmaci che avrebbero dovuto calmierare questo malessere. Ma non bastava. La vicinanza alla religione era diventata l'unico appiglio a quell'ombra nera che la travolgeva. "Anna si confidava spesso con me. - a parlare è Don Vincenzo, il parroco della parrocchia che frequentava Anna Democrito - Era una donna profondamente devota, presente in parrocchia con discrezione e cuore. Aiutava, partecipava, si metteva sempre a disposizione senza mai tirarsi indietro. Negli ultimi tempi però la vedevo diversa. Più stanca. Come se qualcosa dentro si fosse fatto più pesante. Non c’era nulla di evidente. Nulla che potesse far pensare a un dramma così grande. Solo una presenza che, piano piano, si era fatta più rara, soprattutto dopo l’arrivo dei figli."
Un profondo disagio
Per quanto anche il parroco consigliò alla donna un supporto medico e professionale, Anna sembra avesse interrotto l'uso dei medicinali. Quell'ultimo, tragico gesto è l'epilogo di un profondo disagio che sempre di più cresceva nella vita della donna. Il suicidio simultaneo, diverso dall'omicidio-suicidio, lascia pensare ad una dinamica molto più complessa. Secondo la ricostruzione della criminologa Chiara Penna «il soggetto può percepire la morte come l’unica via per “salvare” i propri figli, vissuti come una prosecuzione di sé e non come individui autonomi». Probabilmente uno dei motivi per cui Anna non chiedeva esplicitamente aiuto era proprio per paura che le venisse levata la custodia dei figli. Un motivo che potrebbe anche evidenziare la forte chiusura e la poca informazione sulla salute mentale, ancora per molti un tabù, vissuto come "vergogna" da molte comunità.
Maria Sole, l'ultimo spiraglio di luce
Per quanto questa vicenda ha creato un forte spaccato nell'opinione pubblica, tra chi giustifica e chi condanna, è certo il profondo disagio in cui moltissime donne vivono da madri lavoratrici. Che Anna soffrisse di qualche disturbo prima del parto, che probabilmente con l'avvento dei figli era aquito, sommato allo stress del lavoro sfinente nel settore socio-sanitario, non lo sapremmo mai con certezza. Ciò che è certo è che, una vicenda così esasperata possa essere di auspicio ad una maggiore considerazione del profondo momento di stress che esse possano vivere e di come, molto spesso, non si riesce a trovare via di fuga. Ora, l'ultima speranza è affidata alla piccola Maria Sole, in terapia intensiva al Gaslini di Genova. Ieri la bambina si è svegliata. Sebbene la prognosi resti riservata, le prime risposte del quadro neurologico sono giudicate incoraggianti dall’équipe medica. Un piccolo spiraglio di luce in una vicenda dolorosa che ha lasciato tante domande, tanti dubbi ma - sicuramente - tanta consapevolezza.