Enzo Bruno rilancia il ruolo dell’opposizione: la democrazia calabrese al centro della sfida politica
Dal confronto tra i “padri nobili” del centrosinistra emerge la richiesta di un’opposizione più forte, radicata nei territori e capace di contrastare un modello di governo giudicato accentrato
«Il tema non è solo il futuro del centrosinistra, ma la qualità della democrazia in Calabria». Da questa affermazione prende le mosse l’intervento di Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, dopo la riunione dei “padri nobili” del centrosinistra organizzata da Franco Pietramala alla presenza dell’ex presidente regionale Agazio Loiero. Un confronto che, per Bruno, non riguarda solo equilibri politici ma il funzionamento stesso delle istituzioni regionali.
Il ruolo dell’opposizione in consiglio regionale
Al centro della riflessione di Bruno c’è la necessità di ricostruire un’opposizione credibile, strutturata e incisiva. Il consigliere rivendica la presenza di un fronte attento e organizzato in consiglio regionale, chiamando partiti e territori a un ruolo attivo contro quello che definisce un modello di governo accentrato e autoreferenziale. «In passato all’opposizione è stata rimproverata qualche ambiguità», riconosce, «ma oggi la musica è cambiata e lo dimostriamo ogni giorno».
La denuncia di un potere accentrato
Bruno non usa mezzi termini nel descrivere l’azione dell’attuale presidente della Regione, accusato di comportarsi «da imperatore» e di piegare le regole democratiche. «Di fronte a questo atteggiamento non facciamo sconti», afferma, sottolineando come l’opposizione stia denunciando con determinazione ogni forzatura, senza arretramenti né compromessi.
Le battaglie istituzionali già avviate
Nel suo intervento, Bruno richiama il contributo di Pasquale Tridico e la sua presenza costante in Calabria, rivendicando un cambio di passo netto. Ricorda le battaglie già condotte sul piano istituzionale, a partire dalla modifica dello Statuto regionale, contro la quale l’opposizione ha presentato ricorso e continuerà a farlo in tutte le sedi opportune.
Commissioni svuotate e regole stravolte
Tra i punti più critici, Bruno cita la scelta della maggioranza di assegnare a sé stessa la presidenza della Commissione di Vigilanza, alterando regole che erano state volute proprio durante la presidenza Loiero. A questo si aggiunge l’avvio della legislatura con proposte di legge portate in Aula senza il necessario passaggio nelle commissioni, di fatto svuotandole del loro ruolo. Una deriva che, assicura, l’opposizione sta denunciando apertamente.
La narrazione della Calabria e la memoria istituzionale
Nel mirino finisce anche il racconto dell’attuale governo regionale. Secondo Bruno, Roberto Occhiuto descrive una Calabria che non esiste, rimuovendo il passato e ignorando una classe dirigente che ha lasciato una visione e un segno. Al contrario, il consigliere rivendica l’eredità di presidenti come Agazio Loiero, che hanno contribuito a costruire un percorso istituzionale riconoscibile.
Grandi opere e verità storica
Bruno richiama la necessità di ristabilire una verità storica anche sulle grandi opere, citando la metropolitana di Catanzaro. Un’infrastruttura importante, afferma, che va raccontata per ciò che è realmente, ricordando l’intuizione originaria di Rosario Olivo, Giovanni Angotti e Agazio Loiero e lo sblocco avvenuto, dopo anni di stallo, grazie alla giunta Oliverio, senza riscritture strumentali della storia.
Sanità e gestione commissariale
Un passaggio particolarmente critico riguarda la sanità. Secondo Bruno, la gestione commissariale guidata da Occhiuto avrebbe smantellato il sistema sanitario pubblico calabrese, compromettendo il diritto alla cura e alla salute. Una gestione straordinaria che, ricorda, Loiero non aveva voluto assumere proprio per senso di responsabilità istituzionale.
L’appello ai territori e alla responsabilità politica
«Ci stiamo opponendo con forza, ma questa opposizione deve crescere nei territori», conclude Bruno, chiamando in causa i partiti come strumenti e cinghie di trasmissione di un lavoro collettivo. L’obiettivo è testimoniare una forma di ribellismo civile e politico che rischia di andare perduta, ricordando che le parole hanno una storia e che usarle con responsabilità è parte essenziale della qualità democratica della Calabria.