Sanità in Calabria, oltre 360 milioni spesi per cure fuori regione
Il vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Ranuccio presenta un’interrogazione alla Giunta e denuncia il crescente fenomeno della migrazione sanitaria
Nel 2023 la Calabria ha speso oltre 362 milioni di euro per prestazioni sanitarie effettuate dai propri cittadini fuori regione. Un dato che evidenzia le difficoltà del sistema sanitario calabrese e che, secondo il vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Ranuccio, rappresenta il segnale di una crisi strutturale ormai consolidata.
Ranuccio ha annunciato il deposito di un’interrogazione a risposta scritta rivolta al presidente della Giunta regionale per conoscere le iniziative urgenti che l’amministrazione intende adottare per contrastare la mobilità sanitaria passiva e rafforzare l’offerta sanitaria regionale.
Secondo i dati richiamati nell’atto ispettivo, il saldo negativo della mobilità sanitaria della Calabria nel 2023 ha raggiunto i 326,9 milioni di euro, registrando un peggioramento rispetto all’anno precedente.
Un sistema sanitario che perde pazienti e risorse
A fronte dei 362 milioni di euro spesi per le cure dei cittadini calabresi in altre regioni, la capacità del sistema sanitario regionale di attrarre pazienti da fuori resta estremamente limitata. Nel 2023 la mobilità attiva si è fermata a circa 35,4 milioni di euro.
Per Ranuccio si tratta di numeri che raccontano una realtà difficile da accettare, perché mentre altre regioni riescono ad attirare pazienti e risorse economiche, la Calabria continua a perdere fiducia, competenze e opportunità.
Il risultato è che un numero crescente di cittadini sceglie di rivolgersi agli ospedali del Nord per interventi e prestazioni sanitarie che, secondo il vicepresidente del Consiglio regionale, dovrebbero essere garantite anche all’interno del sistema sanitario calabrese.
Le criticità nei reparti e nella sanità territoriale
Il fenomeno appare particolarmente evidente in alcuni ambiti specialistici. Tra questi spicca il settore oncologico, dove una quota significativa di pazienti è costretta a spostarsi fuori regione per interventi chirurgici o cure specifiche.
A incidere su questa situazione sono diversi fattori, tra cui la carenza di personale sanitario, le difficoltà della medicina territoriale e i ritardi nell’attuazione degli interventi previsti dalla Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, dedicata al potenziamento del sistema sanitario.
Secondo Ranuccio non si può accettare che per ricevere cure adeguate i cittadini calabresi debbano affrontare lunghi viaggi e sostenere ulteriori disagi personali e familiari.
I timori legati all’autonomia differenziata
Nel suo intervento il vicepresidente del Consiglio regionale ha espresso preoccupazione anche per il percorso verso l’autonomia differenziata. Senza adeguate garanzie sul finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni, il rischio sarebbe quello di ampliare ulteriormente il divario tra Nord e Sud.
Una prospettiva che potrebbe rendere ancora più difficile per regioni come la Calabria garantire servizi sanitari adeguati e ridurre il fenomeno della mobilità sanitaria.
L’interrogazione alla Giunta regionale
Con l’interrogazione depositata in Consiglio regionale, Ranuccio chiede alla Giunta quali iniziative intenda adottare per invertire questa tendenza e rafforzare la capacità del sistema sanitario calabrese di trattenere i pazienti sul territorio.
L’obiettivo, conclude il vicepresidente del Consiglio regionale, deve essere quello di garantire ai cittadini il diritto di curarsi nella propria regione senza essere costretti a lasciare la Calabria per ottenere prestazioni sanitarie adeguate.