Sono partiti questa mattina dall’Aquila 24 richiedenti asilo, originari di Pakistan e Afghanistan, trasferiti a bordo di un autobus privato allestito davanti alla Questura. Il gruppo sarà redistribuito in diversi centri di accoglienza delle province calabresi di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. In città restano invece sei migranti. Nella serata di ieri, all’interno degli spazi della mensa di Celestino, nel complesso di piazza d’Armi, erano state predisposte brandine per accogliere complessivamente una trentina di persone.

La risposta solidale della città


Nelle stesse ore, decine di cittadini hanno risposto spontaneamente all’appello alla solidarietà, raggiungendo piazza d’Armi per donare coperte, vestiti e beni di prima necessità. Una mobilitazione silenziosa, fatta di sacchetti e scatoloni, che per Paolo Giorgi, responsabile della Fraterna Tau Onlus che gestisce la mensa dei poveri, rappresenta anche un gesto di omaggio alla memoria di padre Quirino Salomone, storico padre spirituale della struttura, scomparso un anno fa.

L’appello politico e la mobilitazione civile


L’iniziativa è stata rilanciata sui social dalla consigliera comunale Simona Giannangeli, che ha invitato alla mobilitazione con un presidio davanti alla chiesa di San Bernardino, parlando apertamente di “violenza istituzionale” e richiamando la memoria di una città che conosce cosa significhi perdere una casa. “L’Aquila resta umana” è il messaggio che accompagna l’appello. Sul posto erano presenti anche esponenti dell’opposizione, tra cui i consiglieri comunali Paolo Romano, Lorenzo Rotellini e Stefano Albano, oltre al senatore Michele Fina, che ha annunciato l’intenzione di portare la vicenda all’attenzione del Parlamento. A coordinare gli aiuti anche il segretario generale della Cgil dell’Aquila, Francesco Marrelli, insieme alla sindacalista Miriam Del Biondo, che ha sottolineato come un’altra parte della città abbia risposto alla chiamata, accorrendo a piazza d’Armi dove è stato allestito un dormitorio di fortuna.