Alla vicenda dell’ex stabilimento Legnochimica di Rende si aggiunge oggi un aggiornamento che rende il quadro ancora più complesso e, per certi versi, più doloroso. A intervenire è una seconda figlia dell’operaio deceduto nel 2000, che ha sentito il bisogno di integrare il racconto con elementi rimasti a lungo sullo sfondo, ma decisivi per comprendere perché, per anni, molte famiglie non abbiano ottenuto risposte né giustizia.
Secondo quanto riferito, su queste storie ha pesato in modo determinante l’evoluzione tardiva delle normative ambientali e penali. Fino alla metà degli anni Ottanta il concetto stesso di tutela dell’ambiente non era chiaramente definito e solo nel 2015 è stato introdotto il reato di disastro ambientale. L’inquinamento dell’area della Legnochimica di Rende sarebbe stato certificato ufficialmente soltanto nel 2010, quando ormai molte vicende personali erano già segnate in modo irreversibile.

La malattia, le risposte negate e l’evoluzione della scienza

Quando la famiglia tentò la strada legale, la risposta ricevuta fu che il tumore, non essendo localizzato ai polmoni, non poteva essere attribuito all’esposizione a polveri tossiche e cancerogene. Una valutazione che all’epoca chiuse ogni possibilità di riconoscimento formale. Negli anni successivi, però, la ricerca scientifica ha compiuto passi avanti rilevanti, evidenziando una correlazione tra inquinamento industriale e neoplasie dei tessuti molli, come la vescica. Proprio il tipo di tumore che aveva colpito l’ex dipendente. Secondo la famiglia, questo cambio di prospettiva non è stato accompagnato da una revisione delle valutazioni precedenti, lasciando irrisolti errori e omissioni.

Testimonianze, bonifiche mancate e una ferita ancora aperta

Online emergono numerose testimonianze di ex lavoratori e familiari che raccontano storie simili, in alcuni casi concluse con risarcimenti per patologie polmonari e con un riconoscimento formale di responsabilità. Restano però aperte molte inchieste e soprattutto il nodo di una bonifica definitiva mai completata. L’ex Legnochimica, da simbolo di sviluppo industriale, viene descritta come un’eredità tossica, frutto di un compromesso mai dichiarato tra lavoro, salute e sicurezza.
Questo aggiornamento non formula accuse, ma chiede attenzione, memoria e trasparenza. Perché senza chiarezza piena, dati sanitari accessibili e interventi conclusivi sul territorio, quella ferita resta aperta e continua a segnare le famiglie e l’intera comunità.