Occupazione in crescita al Sud, ma resta il divario con l’Europa
Dati Eurostat: tre regioni italiane tra le peggiori in Ue, migliora il mercato del lavoro ma restano criticità strutturali e forti differenze con il resto del continente
Secondo gli ultimi dati Eurostat, il mercato del lavoro nelle regioni del Sud Italia mostra segnali di miglioramento, con un aumento del tasso di occupazione. Tuttavia, il divario con il resto d’Europa resta ancora marcato, e l’Italia continua a collocare alcune sue aree tra le peggiori del continente.
Tre regioni italiane tra le ultime in Europa
Dopo la Guyane, dipartimento d’oltremare francese con un tasso di occupazione del 42,1% nel 2025, si trovano tre regioni italiane: la Calabria con il 46,4% (in crescita rispetto al 44,8% del 2024), la Campania con il 46,7% (dal 45,4%) e la Sicilia con il 47,3% (dal 46,8%). Subito dopo figura la regione spagnola di Melilla con il 47,4%, a conferma di un’area del Mediterraneo che resta in forte difficoltà occupazionale.
Crescita lenta ma costante, ancora lontano il livello europeo
I dati evidenziano un trend positivo, con un progressivo aumento dell’occupazione nel Mezzogiorno. Tuttavia, la crescita appare ancora insufficiente a colmare il divario con le regioni più sviluppate dell’Unione Europea. In molte aree del Nord Europa, infatti, i tassi di occupazione superano stabilmente il 70%, con differenze strutturali significative legate a investimenti, innovazione e qualità del tessuto produttivo.
Le sfide del mercato del lavoro nel Mezzogiorno
Il miglioramento registrato non cancella le criticità storiche del Sud Italia: disoccupazione giovanile elevata, precarietà lavorativa e scarsa attrattività per gli investimenti. Gli esperti sottolineano come la crescita dell’occupazione debba essere accompagnata da politiche strutturali capaci di rafforzare il sistema produttivo, favorire l’innovazione e creare lavoro stabile e qualificato.