“Paola, stazione di Paola.”
Quattro parole che, per chi viaggia verso la Calabria, valgono più di un cartello di benvenuto.
Quella voce ha qualcosa di familiare: segna un passaggio, quasi un confine. Da lì in poi si diramano le direzioni, si scelgono le rotte. È uno snodo naturale: per chi scende dal nord verso Reggio Calabria o la Sicilia, e per chi, dal sud, risale verso Roma, Firenze, Bologna. E poi Napoli - perché, in fondo, da Paola si passa sempre.

Il caso dei cosentini

Ma la cosa più singolare riguarda i cosentini.
Cosenza è una città di quasi 80.000 abitanti — senza contare Rende che ne è la naturale estensione urbana, anche se non amministrativa (ma questa è un’altra storia). Eppure, nonostante negli anni Ottanta sia stata costruita una stazione imponente, con investimenti importanti, oggi per prendere un treno in qualsiasi direzione, anche solo per andare a Roma, bisogna comunque prima arrivare a Paola. La stazione di Vaglio Lise, Cosenza per i più, rimasta senza treni né servizi, è poco più di un guscio vuoto.

Un progetto ambizioso rimasto incompiuto

Eppure, al centro di un progetto che doveva essere tutt’altro.
Spostata fuori dal centro storico e inaugurata nel 1987, nasce dentro un disegno ambizioso avviato già nel 1971, quando si immagina un nodo ferroviario moderno e integrato. Dodici binari in tutto — sei per le Ferrovie dello Stato e sei per le Ferrovie della Calabria — una stazione passante, un’architettura interamente in cemento armato, pensata per accogliere non solo i flussi ma anche la vita: bar, giornalaio, parcheggi, una terrazza, perfino una cappella. Elementi che avrebbero dovuto sostenere un traffico continuo e ridisegnare la mobilità della città. Ma quel disegno è rimasto in gran parte sulla carta. I servizi sono stati pochi, la stazione non è mai davvero partita e la centralità è rimasta a Paola, dove passa la linea principale. Perché poi alla fine, più dei progetti e della politica, a decidere è stata la geografia della rete ferroviaria.

Una riflessione sul futuro

Viene quasi naturale chiedersi se abbia ancora senso lasciarla così o se non sia arrivato il momento di immaginare per quel pezzo di città un altro destino — restituirlo ai cittadini, riaprirlo, farlo tornare a essere attraversato.