tar calabria
tar calabria

Contestato il decreto attuativo accusato di ignorare le reali condizioni delle aree interne e di creare disparità tra territori

Ricorsi al Tar da parte di 73 Comuni italiani


Sono 73 i Comuni italiani che hanno deciso di impugnare davanti al Tar il decreto attuativo sulla nuova classificazione dei Comuni montani adottato dal Governo. Si tratta di amministrazioni locali appartenenti a diverse Regioni, tra cui Piemonte, Liguria, Abruzzo, Umbria, Puglia, Marche e Toscana, che hanno scelto di avviare un’azione congiunta. L’iniziativa è stata promossa con il supporto dell’associazione Autonomie locali italiane e patrocinata da un collegio legale composto da professionisti dei Fori di Perugia e Alessandria. L’obiettivo è contestare un provvedimento ritenuto non rappresentativo delle reali condizioni dei territori coinvolti.

Le criticità del decreto e i profili di illegittimità


Alla base dei ricorsi vi sono diversi profili di presunta illegittimità, tra cui anche una questione di legittimità costituzionale sollevata in via incidentale. Secondo i Comuni ricorrenti, il decreto introduce una classificazione che riduce il concetto di “montanità” a parametri esclusivamente altimetrici, come l’altezza sul livello del mare e la pendenza del territorio. Un criterio considerato limitato e incapace di rappresentare la complessità delle aree interne, che vivono condizioni di svantaggio determinate da molteplici fattori non riconducibili alla sola geografia.

Il rischio di disparità tra territori e la richiesta di revisione


I Comuni sottolineano come una simile impostazione rischi di generare forti disparità tra territori con caratteristiche simili, ma trattati in modo diverso dalla nuova classificazione. Tra gli elementi ignorati vi sarebbero la distanza dai servizi essenziali, le difficoltà di accesso a sanità e istruzione, la debolezza delle infrastrutture, oltre ai fenomeni di spopolamento e invecchiamento della popolazione. Secondo le amministrazioni locali, trascurare questi aspetti significa fornire una rappresentazione distorta della realtà, con conseguenze dirette anche sull’accesso a risorse e politiche di sostegno. Da qui la richiesta di una revisione del sistema, affinché tenga conto in modo più completo delle reali condizioni dei territori montani italiani.