Orlandino Greco
Orlandino Greco

Il 31 luglio 2025 l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale ha pubblicato le nuove Norme di Attuazione e Misure di Salvaguardia relative al Piano Stralcio di Bacino per la gestione del rischio da alluvioni in Calabria, riguardante in particolare il bacino del Lao. Il Piano introduce tre livelli di pericolosità, definiti attraverso modellazioni idrauliche bidimensionali, e quattro livelli di rischio, incrociati con il danno potenziale. In base a queste combinazioni, vengono stabilite le possibilità di nuove edificazioni, manutenzioni, abbattimenti o ricostruzioni.

Nella quasi totalità delle aree mappate, tuttavia, le nuove edificazioni risultano vietate, così come la gran parte delle ricostruzioni. Solo in pochi casi si ammettono abbattimenti con ricostruzione a volume invariato o semplici interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Greco: “Un esperimento sulla pelle della Calabria”

Orlandino Greco, leader di Italia del Meridione, denuncia come il Piano, così concepito, possa frenare lo sviluppo strutturale della regione: “Le zone più vincolate coincidono con quelle a maggiore vocazione turistica, residenziale e industriale. Il rischio di alluvioni è reale, ma qui si sta facendo un esperimento che in Campania non è mai stato adottato per la forte opposizione. Si è deciso di provarlo in Calabria, condizionando i prossimi decenni”.

Secondo Greco, il Ministero dell’Ambiente ha imposto vincoli basati su dati datati e su modelli eccessivamente cautelativi, senza prevedere strumenti economici per aggiornare i livelli di rischio o per la messa in sicurezza idraulica.

Conseguenze su comuni, turismo e industria

Il leader di IdM sottolinea anche i pesanti effetti economici del provvedimento: “Il blocco edilizio colpirà finanze locali già fragili e metterà a rischio progetti di sviluppo turistico e industriale cofinanziati dallo Stato. È accettabile che un albergo non possa migliorare i propri servizi, col rischio di chiusura e perdita di posti di lavoro?”.

Tra i centri più penalizzati cita Reggio Calabria, Cosenza, Catanzaro Lido, Corigliano Rossano, Scalea, Vibo Marina, Crotone, Paola, Amantea, territori nei quali, secondo il nuovo Piano, sarà quasi impossibile costruire capannoni o ristrutturare strutture ricettive.

Un modello rigido in un’era di nuove tecnologie

Greco evidenzia quello che definisce un paradosso: “Si introduce un metodo innovativo di valutazione dei rischi idraulici, ma si applica un modello di vincolo assoluto ormai superato. Oggi, grazie all’intelligenza artificiale, sono possibili calcoli rapidi e previsioni quasi in tempo reale. Mentre altrove in Italia si adotteranno soluzioni più moderne, la Calabria rischia di restare bloccata da un esperimento che ne compromette lo sviluppo”.

L’appello al Governo

Infine, l’appello diretto al Ministro Pichetto Fratin e alla Dottoressa Corbelli: “Vi chiediamo un atto di responsabilità: ritirate questo Piano, nato da buone intenzioni ma costruito su dati superati. La Calabria non può permettersi l’ennesima condanna all’immobilismo”.