Davide Carpino
Davide Carpino

Il Capodanno Rai a Catanzaro avrebbe dovuto essere una serata di musica e condivisione. Per Davide Carpino, 38 anni, residente a Cosenza, si è trasformato invece in una vicenda emblematica di esclusione. Lo racconta a Fanpage. Invalido al 100 per cento con accompagnamento, Davide è un disabile deambulante: cammina, ma con gravi difficoltà di equilibrio che gli impediscono di restare in piedi a lungo. Una condizione che, nella pratica organizzativa dell’evento, non è stata riconosciuta come disabilità.

Quando “disabile” diventa sinonimo di carrozzina

«Per loro la disabilità aveva una sola forma», racconta. «Se non sei in carrozzina, non esisti». Un criterio implicito che ha finito per cancellare tutte le altre condizioni: neurologiche, motorie non visibili, limitazioni funzionali che non consentono di stare in piedi per ore. In altre parole, una definizione riduttiva che non tiene conto della complessità reale delle persone.

Le richieste formali ignorate

Nei giorni precedenti all’evento Davide aveva seguito il percorso previsto. Il 12 dicembre aveva trasmesso la documentazione medica al sindaco, all’assessore alla Cultura e agli uffici delle Politiche sociali, chiedendo l’accesso agli spazi riservati. Non ha ricevuto risposte ufficiali. Solo una telefonata, dal contenuto sbrigativo, e un ultimo contatto il 30 dicembre che rimandava tutto alla sera dell’evento, senza garanzie.

Il rifiuto all’ingresso

La notte del concerto Davide si presenta con una sedia pieghevole, indispensabile per non rimanere in piedi per l’intera durata della diretta. L’ingresso con la sedia viene negato. La richiesta dell’organizzazione è semplice quanto irrealistica: restare in piedi per sei ore. «Per me è impossibile», spiega. «Eppure non è stato considerato».

Seduto a terra, in attesa di una soluzione

La situazione si blocca. Davide finisce seduto a terra, senza alternative. A intervenire sono alcuni giornalisti presenti, che segnalano il caso. Viene coinvolto il capo della Polizia, il dottor Pullano, che si assume la responsabilità di consentire l’ingresso con la sedia. La Croce Rossa, nel frattempo, gli fornisce una sedia a rotelle per permettergli di assistere allo spettacolo.

Aiuto sì, inclusione no

«Sono grato a chi mi ha aiutato», precisa Davide. «Ma questo non è il significato di inclusione». Per lui la soluzione tampone non cancella il problema di fondo: l’assenza di una visione che riconosca tutte le forme di disabilità. «La cultura e la musica devono essere accessibili a tutti, non solo a chi rientra in uno schema».

Nessun attacco alla città

Davide tiene a chiarire che la sua non è una polemica contro la città di Catanzaro. Ringrazia le persone che hanno agito per umanità e senso civico. Sottolinea però che in eventi analoghi a Crotone e Reggio Calabria non aveva mai incontrato ostacoli simili. «Qui mi hanno garantito il parcheggio, ma non il diritto di assistere allo spettacolo».

Oltre il singolo episodio

La sua esperienza racconta un problema sistemico. Ridurre la disabilità a un’immagine unica significa lasciare fuori molte persone, anche quando hanno seguito tutte le procedure e presentato la documentazione richiesta. «Ho fatto tutto correttamente», conclude. «Non è bastato. Evidentemente, per essere riconosciuto, dovevo avere le ruote». Una frase che pesa più di qualsiasi denuncia e che interroga il modo in cui si progettano e gestiscono gli eventi pubblici.