Si chiude con un’assoluzione uno dei casi legati a un omicidio avvenuto oltre trent’anni fa in Calabria. La Corte d'Assise di Catanzaro ha stabilito che Mario Esposito, 72enne di Isola Capo Rizzuto, non ha commesso il fatto in relazione all’uccisione di Giovanni Vatalaro, avvenuta nel febbraio 1991 a Crotone. L’imputato era stato arrestato nell’ottobre 2023 nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Le contraddizioni dei pentiti e l’alibi decisivo
Determinanti, nel corso del processo, sono state le argomentazioni della difesa, rappresentata dagli avvocati Tiziano Saporito e Nico D’Ascola. In aula sono emerse numerose incongruenze nelle versioni fornite dai pentiti, riguardanti il numero dei partecipanti all’agguato, i presunti mandanti e la dinamica stessa del delitto. Elementi che, secondo i giudici, non hanno trovato riscontro oggettivo. A rafforzare la posizione dell’imputato è stato anche un alibi documentato, che ha collocato Esposito, la sera dell’omicidio, in un contesto familiare, durante una veglia funebre, supportato da certificazioni e testimonianze dirette.

Elementi alternativi e riscontri dalle testimonianze dell’epoca
La Corte ha inoltre valorizzato fonti dichiarative alternative, già presenti sin dalle prime fasi delle indagini negli anni Novanta. In particolare, le testimonianze rese all’epoca dalla vedova della vittima avrebbero indicato esecutori diversi rispetto a quelli ipotizzati dall’accusa. Tali elementi, riscontrati nel corso del dibattimento, hanno contribuito a delineare un quadro incompatibile con la responsabilità dell’imputato.

Richiesta di ergastolo respinta dai giudici
La pubblica accusa aveva chiesto la condanna all’ergastolo, ma il collegio giudicante ha ritenuto insufficienti le prove a carico di Esposito, pronunciando una sentenza di assoluzione con formula piena. Una decisione che chiude, almeno sul piano giudiziario, una vicenda complessa e segnata da ricostruzioni contrastanti, riportando al centro il tema dell’attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nei processi di criminalità organizzata.