Farmaco
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C’è un modo molto efficace per capire come funziona davvero la sanità: non ascoltare i comunicati, ma leggere gli atti. Le determine, le delibere, i provvedimenti tecnici. Sono lì, nero su bianco, senza slogan e senza filtri. Raccontano una verità amministrativa che spesso è molto più istruttiva di mille conferenze stampa.

È il caso della recente determinazione a contrarre adottata dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, relativa alla fornitura per 12 mesi del farmaco esclusivo Rystiggo, soluzione iniettabile per uso sottocutaneo, destinata alle esigenze aziendali.

Un atto formalmente impeccabile. Motivato. In linea con la normativa. E proprio per questo interessante da analizzare.

Un farmaco, una procedura, un solo fornitore

Il documento spiega con grande chiarezza che si tratta di un farmaco esclusivo, non presente nei fabbisogni ordinari, destinato a un nuovo paziente e successivamente esteso ai fabbisogni delle farmacie distrettuali fino al 31 dicembre 2026. Non essendoci convenzioni attive né regionali né Consip, l’Azienda sanitaria procede, come previsto dalla legge, con una procedura negoziata senza previa pubblicazione di bando.

È una possibilità prevista dal Codice dei contratti pubblici, quando il prodotto è unico, non sostituibile e commercializzato da un solo operatore economico. In questo caso, la società Ucb Pharma S.p.A., titolare del farmaco. Tutto legittimo. Tutto motivato. Tutto tracciato.

Il dato che colpisce: oltre 329 mila euro per 12 mesi

Arriviamo al punto che cattura l’attenzione anche del lettore meno avvezzo ai meccanismi amministrativi: € 329.573,38, IVA esclusa. Questa è la spesa stimata per un anno di fornitura del farmaco.

Una cifra che, presa da sola, non dice nulla di illecito. I farmaci innovativi costano. I farmaci biologici costano. I farmaci salvavita costano. E la tutela del diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, non può essere subordinata al prezzo.

Eppure, quel numero resta lì. Pesante. Inevitabile. E genera una domanda che non è polemica, ma logica.

La domanda che nessuno può evitare

Se un solo farmaco, per una sola Azienda sanitaria provinciale, comporta una spesa superiore ai trecentomila euro l’anno, quanto costa complessivamente la sanità in Calabria? Non è una provocazione. È un ragionamento matematico. Le ASP calabresi sono più di una. I farmaci esclusivi non sono uno solo. Le terapie innovative aumentano. Le cronicità crescono. La popolazione invecchia.

E allora la domanda cambia leggermente forma: a fronte di queste cifre, la sanità calabrese dovrebbe essere di assoluto livello. E invece…

Il paradosso calabrese: atti impeccabili, servizi fragili

Il paradosso sta tutto qui. Gli atti sono corretti, le procedure rispettano la legge, le motivazioni sono solide. Ma l’esperienza quotidiana dei cittadini racconta altro.

Liste d’attesa lunghe. Pronto soccorso in sofferenza. Carenza di personale. Medici a gettone. Ambulanze non sempre disponibili. Pazienti che aspettano. Familiari che suppliscono.

E allora il cortocircuito diventa evidente: la sanità costa moltissimo, ma rende pochissimo in termini di percezione e servizi.

Non per colpa di un singolo atto. Non per colpa di un singolo dirigente. Ma per un sistema che somma costi elevati e risultati modesti.

Quando la spesa è inevitabile, ma il risultato no

La determina in questione richiama correttamente il principio dell’urgenza e della continuità terapeutica. Nessuno mette in discussione la necessità di garantire cure adeguate ai pazienti. Sarebbe non solo sbagliato, ma disumano. Il punto non è se spendere. Il punto è come, quanto e con quali ricadute complessive.

Perché se il sistema sanitario assorbe risorse enormi e contemporaneamente non riesce a garantire servizi essenziali in modo uniforme, qualcosa non torna.

Il costo della sanità non è solo economico

C’è un costo che non compare in nessuna determina: quello sociale. Il costo della sfiducia. Il costo della rinuncia. Il costo dei cittadini che, potendo, si spostano fuori regione. Il costo di chi si indebita per una visita privata. Il costo di chi aspetta troppo.

La Calabria spende moltissimo per la sanità. Lo dicono i bilanci. Lo dicono gli atti. Lo dicono i piani. Ma la percezione collettiva è quella di una sanità che fatica a stare al passo con la spesa che richiede.

Satira amara: se la sanità fosse un’auto

Se la sanità calabrese fosse un’auto, sarebbe una vettura dal costo elevatissimo, con optional di lusso, ma con il motore che singhiozza e la spia sempre accesa. Il libretto è in regola. Il bollo è pagato. L’assicurazione c’è. Ma ogni viaggio è un’incognita.

E questo non perché manchino le norme, ma perché le risorse si disperdono in mille rivoli, senza mai trasformarsi in un’esperienza di cura davvero efficiente.

Un sistema che paga l’innovazione ma fatica sull’ordinario

Il caso del farmaco esclusivo mette in luce un altro aspetto: il sistema riesce a sostenere costi altissimi per l’innovazione terapeutica, ma spesso fatica a garantire l’ordinario.

È come avere un’eccellenza chirurgica e poi non riuscire a fare una visita di controllo in tempi ragionevoli. Come finanziare terapie avanzate e poi chiedere ai familiari di accompagnare i pazienti perché manca il personale. Non è una critica al farmaco. È una riflessione sul disequilibrio del sistema.

Tutto legittimo, ma non tutto sostenibile

La determina è legittima. La procedura è corretta. Il fornitore è unico. Il prezzo è quello di mercato. Nessuna ombra. Nessuna irregolarità.

Ma la sostenibilità complessiva del sistema resta una questione aperta. Perché quando le cifre diventano così elevate, il cittadino si aspetta una sanità all’altezza non solo nei documenti, ma nella vita reale.

E qui la satira lascia spazio al dubbio serio: stiamo pagando un sistema che funziona come dovrebbe?

La domanda che resta

Questo articolo non accusa. Non insinua. Non mette in discussione cure, pazienti o professionisti. Parte da un atto pubblico, lo legge, lo rispetta e lo ragiona. E arriva a una domanda che non è polemica, ma inevitabile: se un solo farmaco costa oltre 300 mila euro per un solo ospedale, quanto costa davvero la sanità in Calabria?

E soprattutto: perché, con queste cifre, la sanità non viene percepita come un servizio di eccellenza?

Finché questa domanda resterà senza risposta, nessuna determina potrà bastare a rassicurare i cittadini.