Franco Aceto
Franco Aceto

L’ipotesi dell’Unione Europea di aumentare le importazioni di olio d’oliva tunisino a dazio zero riaccende lo scontro sul futuro dell’olivicoltura italiana e, in particolare, calabrese. A lanciare l’allarme è Coldiretti Calabria, dopo la presa di posizione netta della Corte dei conti europea, che in un rapporto ufficiale ha evidenziato come i controlli sull’olio importato da Paesi extra UE, Tunisia in primis, siano largamente insufficienti se non del tutto assenti. Secondo la Corte, le verifiche su pesticidi e contaminanti risultano sporadiche o inesistenti, creando un evidente squilibrio rispetto ai rigorosi controlli imposti ai produttori comunitari.

Un sistema a due velocità che penalizza l’olio europeo

Il quadro delineato dal rapporto europeo mostra un paradosso difficile da ignorare. Oltre il 90% dell’olio prodotto all’interno dell’Unione è sottoposto a controlli stringenti, mentre circa il 9% di olio estero riesce a entrare nel mercato comunitario senza adeguate garanzie. In Italia, nel biennio 2023-2024, la Corte dei conti europea segnala che nessun carico di olio d’oliva è stato controllato nei principali punti di ingresso. Una situazione che espone consumatori e produttori a rischi sanitari ed economici e che mina la credibilità del sistema di tutela europeo.

L’opposizione di Coldiretti e Unaprol all’aumento del contingente

In questo contesto, Coldiretti e Unaprol contestano con forza l’ipotesi di raddoppiare il contingente di olio tunisino a dazio zero, definendola una scelta autolesionista. L’annuncio del Governo tunisino dell’avvio di negoziati con Bruxelles per portare il contingente agevolato fino a 100mila tonnellate annue ha ulteriormente acceso il dibattito. Secondo Coldiretti, l’Unione Europea continua a favorire un modello che spinge l’industria ad approvvigionarsi di olio estero a basso costo, spesso rivenduto come made in Italy, invece di sostenere una giusta remunerazione dell’olio nazionale.

Prezzi in caduta e importazioni in crescita

I numeri confermano l’allarme. Nei primi nove mesi del 2025 le importazioni di olio tunisino in Italia sono aumentate del 38%, mentre i prezzi dell’olio extravergine italiano sono crollati di oltre il 20%, secondo analisi Coldiretti su dati Ismea. Oggi l’olio tunisino viene commercializzato a meno di 4 euro al litro, esercitando una forte pressione al ribasso sui prezzi dell’olio italiano e costringendo molti olivicoltori a vendere sotto i costi di produzione. Una dinamica resa possibile dall’attuale normativa europea che consente l’ingresso di 56.700 tonnellate annue di olio vergine d’oliva a dazio zero, soglia che ora si vorrebbe ampliare.

Il ruolo del perfezionamento attivo e la tracciabilità opaca

A complicare ulteriormente il quadro c’è il regime del perfezionamento attivo, che permette di importare olio dall’estero, “nazionalizzarlo” e riesportarlo. Un meccanismo che, come evidenziato anche da analisi della stampa economica internazionale, penalizza il vero extravergine made in Italy e rende opaca la tracciabilità. Da qui la richiesta di istituire un sistema europeo di controllo che garantisca reciprocità delle regole e verifiche puntuali sull’origine, partendo già dai produttori, compresi quelli extraeuropei.

Le voci di Coldiretti e Unaprol contro la speculazione

«Con una produzione di circa 300mila tonnellate, un consumo interno di 400mila tonnellate e un export di 300mila tonnellate, come si spiega il crollo del 30% del prezzo dell’olio pagato agli agricoltori?», si chiede David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol. Secondo Granieri, è evidente che qualcosa non torna e che si è di fronte a una vera e propria speculazione sull’olio d’oliva che va fermata con controlli immediati e più severi.

Duro anche l’intervento di Franco Aceto, che avverte come l’aumento delle importazioni a dazio zero spalanchi le porte a olio extravergine a basso costo e di qualità discutibile, mettendo a rischio il patrimonio agroalimentare italiano. Sulla stessa linea Francesco Cosentini, che denuncia la possibilità di dichiarare “italiano al 100%” un olio che non lo è, definendo questa pratica una truffa sull’origine che danneggia l’intera filiera e mina la fiducia dei consumatori.

La Calabria, regione simbolo sotto pressione

Le conseguenze di queste scelte sarebbero particolarmente gravi per la Calabria, seconda regione produttrice di olio d’oliva in Italia. In regione l’ulivo copre oltre 180mila ettari, con circa 84mila aziende agricole a indirizzo olivicolo e 25 milioni di piante. Il patrimonio varietale è tra i più ricchi del Paese, con oltre 100 cultivar e quasi il 50% della superficie coltivata in biologico. La Calabria può vantare tre Dop e una Igp, come l’Igp Olio di Calabria, simboli di qualità e identità territoriale.

Una battaglia per qualità, legalità e futuro dell’olivicoltura

Per Coldiretti e Unaprol, difendere l’olio extravergine italiano significa rafforzare i controlli, garantire trasparenza e tutelare chi produce nel rispetto delle regole. Senza un cambio di rotta, il rischio è che la pressione dell’olio a basso costo comprometta la sostenibilità economica delle aziende agricole e svuoti di valore uno dei pilastri dell’agroalimentare calabrese e nazionale.