Bianca Rende
Bianca Rende

Il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione ma sempre più difficile da esercitare nella vita quotidiana di migliaia di cittadini, è stato il tema del secondo incontro del ciclo “Discute la città”, promosso dalla consigliera comunale di Cosenza Bianca Rende. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di approfondire i grandi temi che riguardano la comunità, dopo una prima fase dedicata all’ascolto dei comitati civici.

Aprendo il dibattito, la consigliera ha richiamato l’articolo 32 della Costituzione, sottolineando come oggi il diritto alla salute non sia sempre garantito e venga spesso esercitato con difficoltà crescenti.

Numeri che raccontano una crisi strutturale

Nel corso dell’incontro sono stati ricordati alcuni dati che delineano un quadro preoccupante: nel 2025 circa 600mila calabresi hanno rinunciato a curarsi e quasi l’80% di chi ha avuto accesso alle cure lo ha fatto rivolgendosi al privato, con una spesa media di 225 euro per prestazione. Un fenomeno che evidenzia l’indebolimento della sanità pubblica e il peso crescente della spesa sanitaria a carico delle famiglie.

La migrazione sanitaria continua a rappresentare una delle conseguenze più evidenti. Prestazioni diagnostiche essenziali diventano difficilmente accessibili a causa delle liste d’attesa o dell’esaurimento dei budget nel privato convenzionato, costringendo molti pazienti a spostarsi in altre regioni, con costi che poi vengono comunque rimborsati dal sistema sanitario calabrese.

Un dibattito partecipato tra istituzioni, professionisti e cittadini

L’incontro ha registrato una partecipazione ampia e articolata, con la presenza di rappresentanti istituzionali, operatori sanitari, esponenti politici e associazioni. Tra gli intervenuti, il presidente del Consiglio comunale di Cosenza Giuseppe Mazzuca, il capogruppo Pd Francesco Alimena, la consigliera regionale Filomena Greco, l’onorevole Giacomo Mancini, Carlo Guccione della direzione nazionale Pd, Elio Bozzo, già direttore del Distretto sanitario, oltre a professionisti, esponenti del terzo settore e numerosi consiglieri comunali.

Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Caterina Perri, vedova di Serafino Congi, che da oltre un anno attende risposte sulla mancata disponibilità di un’ambulanza medicalizzata che avrebbe potuto salvare la vita al marito, deceduto a San Giovanni in Fiore. Una vicenda che ha riportato l’attenzione sulle responsabilità e sulle carenze del sistema di emergenza.

La situazione dell’ospedale dell’Annunziata

Tra i temi più discussi, la condizione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, che oggi dispone di meno di 400 posti letto a fronte di una dotazione prevista quasi doppia. Una situazione che incide pesantemente sull’organizzazione del pronto soccorso, spesso congestionato, e sulla capacità di risposta a un bacino di utenza molto ampio, che comprende gran parte della provincia.

La carenza di personale, le ambulanze in attesa e le difficoltà nella presa in carico dei pazienti sono stati indicati come segnali evidenti di un sistema sotto pressione.

Il confronto sul nuovo ospedale Hub e le perplessità sulla localizzazione

Ampio spazio è stato dedicato anche al progetto del nuovo ospedale Hub, la cui collocazione è stata individuata ad Arcavacata. Una scelta che ha suscitato perplessità tra molti partecipanti, secondo i quali la struttura dovrebbe rispondere prioritariamente alle esigenze assistenziali e non essere orientata principalmente alla funzione di supporto alla ricerca universitaria.

Dal confronto è emersa la proposta di prevedere due strutture distinte, con risorse aggiuntive, in modo da non sottrarre fondi alla sanità assistenziale e all’emergenza attuale.

Il futuro dell’area dell’Annunziata e i rischi per l’assistenza

Secondo il progetto regionale, l’area dell’attuale ospedale dovrebbe essere trasformata in una Cittadella della Salute con servizi ambulatoriali e amministrativi. Una prospettiva che molti partecipanti hanno giudicato insufficiente, temendo che la riduzione dei posti letto possa aggravare ulteriormente il sovraffollamento e le difficoltà del pronto soccorso.

Pnrr e medicina territoriale, il rischio di perdere un’occasione

Nel corso del dibattito è stato inoltre lanciato l’allarme sui tempi di realizzazione degli interventi previsti dal Pnrr per la sanità, considerati un passaggio decisivo per rafforzare l’assistenza territoriale, la telemedicina e la digitalizzazione. Il timore espresso è che i ritardi possano compromettere la realizzazione dei progetti entro le scadenze fissate.

Rafforzare subito l’Annunziata e investire sul personale

In attesa della costruzione del nuovo ospedale, ritenuta un’opera che potrebbe richiedere molti anni, la priorità indicata da più interventi è il potenziamento immediato dell’Annunziata, con nuove assunzioni e investimenti in tecnologie e strutture. Il ricorso alle ore aggiuntive e ai medici a gettone è stato giudicato una soluzione temporanea che non risolve i problemi strutturali.

Tra le proposte emerse anche l’idea di promuovere iniziative istituzionali, come una mozione in Consiglio regionale, per affrontare il tema del debito sanitario e del finanziamento del sistema.

Un appello alla partecipazione e al confronto istituzionale

L’incontro si è concluso con l’impegno a redigere un documento di sintesi da portare ai tavoli istituzionali e con un appello alla partecipazione attiva dei cittadini. L’obiettivo indicato è sollecitare un confronto concreto con la Regione e con le istituzioni nazionali per ottenere interventi immediati e strutturali.

Il messaggio emerso dal dibattito è chiaro: senza un’inversione di rotta rapida, il rischio è che il diritto alla salute continui a trasformarsi, in Calabria, da diritto universale a privilegio per pochi.