È una domanda che serpeggia nei bar, nelle famiglie, tra i giovani che preparano le valigie: la Calabria è diventata un luogo dove è sempre più difficile vivere? Non è solo una percezione emotiva, ma una riflessione che nasce da numeri, esperienze quotidiane e fratture sociali sempre più evidenti.

Povertà strutturale e fragilità economica

La Calabria continua a collocarsi tra le regioni italiane con i più alti livelli di rischio povertà ed esclusione sociale. Una parte consistente della popolazione vive in condizioni economiche fragili, con redditi bassi e scarse prospettive di miglioramento. In molte aree interne il disagio non è episodico, ma strutturale, e coinvolge famiglie intere che faticano ad arrivare alla fine del mese.

Lavoro che manca e giovani in fuga

Il mercato del lavoro resta uno dei nodi più critici. La disoccupazione è stabilmente superiore alla media nazionale e quella giovanile raggiunge percentuali che superano il trenta per cento. Non si tratta solo di mancanza di occupazione, ma di precarietà diffusa, di contratti brevi, di lavoro stagionale e sottopagato. Il risultato è una fuga costante di giovani qualificati che scelgono altre regioni o l’estero, impoverendo ulteriormente il tessuto sociale ed economico.

Sanità in affanno e diritto alla cura

Sul fronte della sanità, la situazione continua a generare malcontento e sfiducia. La regione è sottoposta da anni a un piano di rientro e le criticità sono evidenti: liste d’attesa lunghe, carenza di personale, reparti ridimensionati. Molti cittadini sono costretti a curarsi fuori regione, affrontando spese aggiuntive e disagi che aggravano condizioni già precarie. Il diritto alla salute, in un territorio fragile, diventa spesso una corsa ad ostacoli.

Carovita e caroaffitti: stipendi bassi, prezzi in crescita

Negli ultimi anni l’inflazione ha colpito anche la Calabria, con aumenti nei beni alimentari, nei costi energetici e nei servizi. Il paradosso è evidente: stipendi tra i più bassi d’Italia e prezzi che non sono proporzionati al potere d’acquisto locale. Anche il mercato degli affitti, soprattutto nelle città costiere o universitarie, ha registrato aumenti che incidono pesantemente sui bilanci di giovani lavoratori e famiglie.

La frattura sociale e il peso del clientelismo

La questione economica si intreccia con una frattura sociale più profonda. Da un lato cresce il numero di persone che vivono in condizioni di difficoltà; dall’altro si consolida una fascia di privilegiati che riesce a prosperare anche grazie a reti di relazioni, favoritismi e dinamiche clientelari che, secondo numerose inchieste giudiziarie negli anni, hanno condizionato settori della vita pubblica. Quando la percezione diffusa è che le opportunità non siano distribuite in modo equo, la fiducia nelle istituzioni si erode e il senso di appartenenza si indebolisce.

Una terra di contraddizioni e potenzialità

Eppure la Calabria non è solo questo. È una terra con risorse naturali straordinarie, con potenzialità nel turismo, nell’agroalimentare, nelle energie rinnovabili. È una regione che esprime eccellenze culturali e imprenditoriali, spesso costrette a lottare contro ostacoli strutturali più che contro la mancanza di talento.

Una domanda che interpella il futuro

Definirla “invivibile” è una provocazione forte, ma comprensibile per chi si sente senza prospettive. La vera questione non è se la Calabria sia condannata, ma se esista la volontà politica e istituzionale di affrontare in modo sistemico povertà, lavoro, sanità e trasparenza amministrativa. Senza interventi strutturali e senza una rottura netta con logiche di clientelismo e disuguaglianza, la sensazione di una terra che espelle i propri figli rischia di diventare sempre più radicata.

La domanda, allora, non è solo se la Calabria sia diventata difficile da vivere. La domanda è se si voglia davvero renderla un luogo dove restare non sia un atto di coraggio, ma una scelta normale.