Il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, segna tradizionalmente un cambio di ritmo anche in cucina. Dopo l’abbondanza del pranzo di Natale, molte famiglie scelgono piatti più semplici e leggeri, capaci di ristabilire equilibrio senza rinunciare al calore della convivialità. È una giornata meno legata all’opulenza e più alla dimensione domestica, in cui il cibo accompagna incontri informali e momenti di riposo.

Il brodo come piatto simbolo del 26 dicembre

Protagonista indiscusso della tavola di Santo Stefano è il brodo, nelle sue diverse varianti regionali. Brodo di carne, di gallina o di cappone, spesso arricchito con pastina, tortellini o cappelletti, rappresenta una scelta quasi rituale. In molte aree del Sud, Calabria compresa, il brodo è considerato un piatto rigenerante, ideale dopo gli eccessi del giorno precedente e profondamente legato alla tradizione familiare.

Una tradizione che unisce gusto e benessere

Accanto al brodo trovano spazio avanzi del Natale, serviti con maggiore sobrietà, e dolci già presenti in casa. Santo Stefano diventa così la festa della continuità e della misura, in cui la cucina racconta un modo di vivere le feste più autentico. Un pranzo semplice, spesso attorno a una zuppa fumante, che conserva il senso della tradizione e rafforza il valore dello stare insieme.