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Reddito di Cittadinanza, cosa succederà con il governo Meloni?

La “paghetta di Stato”, così è stata denominato il reddito di cittadinanza da Fratelli d’Italia durante la campagna elettorale. E’ lecito chiedersi, al fronte della vittoria del partito capitanato da Giorgia Meloni, cosa succederà al al sostegno economico destinato ai cittadini privi di entrate salariali. Da quanto espresso dal centrodestra, essi hanno dichiarato specificatamente l’intenzione di “abolire il Reddito di cittadinanza per introdurre un nuovo strumento che tuteli i soggetti privi di reddito, effettivamente fragili e impossibilitati a lavorare o difficilmente occupabili: disabili, over 60, nuclei familiari con minori a carico.

Bisogna considerare – in ogni caso – che il Reddito di Cittadinanza è stata riconosciuta come fallimentare come misura di politica attiva del lavoro anche dai partiti che lo hanno – da sempre – sostenuto. I Centri per l’Impiego, per quanto hanno introdotto la figura del ‘navigator’, non sono riusciti a portare a termine il reale obiettivo che era l’introduzione di tale reddito.

Molto probabilmente, una revisione del sussidio potrebbe già essere avviata con la nuova Legge di Bilancio, alla quali sarà possibile saranno destinate meno risorse, con un collaterale calo dei beneficiari, oltre che fortificare il muro dei requisiti necessari per poterne usufruire.

Ciò nonostante, bisogna ancora considerare diversi passaggi istituzionali prima di poter confermare un esecutivo di centrodestra, oltre che la decisione spetterà al Presidente della Repubblica.

Per quanto i singoli partiti non abbiano mai espresso apertamente la propria opinione in merito al Reddito di Cittadinanza, Ignazio La Russa – esponente di Fratelli d’Italia – è stato uno di quelli che ha voluto spiegare cosa potrebbe succedere:

“Noi vogliamo abolire il reddito di cittadinanza, ma nel momento in cui lo aboliamo facciamo un’altra legge. Anzi, due leggi. Una punterebbe a garantire al 50% degli attuali percettori qualcosa di più rispetto a quello che prendono ora. Si parla di famiglie numerose, disabili, pensionati. L’altro 50% per metà è costituito da gente che non aveva alcun diritto, che ha truffato lo stato. C’è una marea di gente. Ad un altro 25% che ha diritto, noi speriamo di dare un lavoro. Noi immaginiamo di abolire questa legge e di ricostruire in forma diversa il rapporto con chi ha bisogno. Siamo convinti che offrendo ai datori di lavoro la possibilità di assumere e avere meno tasse si possano avere molte assunzioni”.

Francesca Achito

Determinata, sensibile, puntuale. Francesca Achito, classe 1996, è una giornalista praticante calabrese. Dedita sin da piccola alla scrittura, ama dare voce ai più deboli, raccontando storie di vita e puntando i riflettori su contesti di marginalità. Innamorata del giornalismo, ha condotto inchieste legate a casi di violenza di genere, malasanità e disagi sociali e familiari. Studentessa all’Università della Calabria, sta conseguendo la laurea in Storia, coniugando la passione per l’antichità con quella della letteratura. Crede fortemente nel buon giornalismo: cercando sempre di dare una propria firma alle storie che racconta, riesce a mantenere l’oggettività e la precisione di cui necessita la corretta informazione.

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