Il presidio a Davoli
Il presidio a Davoli

Proseguirà almeno fino a domenica, ma potrebbe essere ulteriormente prolungato, il presidio sulla Statale 106 a Davoli, nel Catanzarese, diventato uno dei punti della mobilitazione calabrese contro il caro carburante e l’aumento generalizzato dei costi. La protesta lungo la principale arteria della fascia ionica è attiva dalla fine di settembre e coinvolge diverse categorie produttive. Accanto agli agricoltori ci sono autotrasportatori, pescatori, allevatori, boscaioli e cittadini che denunciano le difficoltà provocate dall’impennata delle spese necessarie per lavorare e mandare avanti le proprie attività. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, almeno un centinaio di persone stanno partecipando attivamente alla mobilitazione.

«Il gasolio è diventato una spesa ingestibile»

Tra le voci del presidio c’è quella di Saverio Rattà, agricoltore di Soverato, che descrive una situazione diventata, a suo giudizio, ormai insostenibile. «Se la situazione non cambia entro fine anno sarò costretto a chiudere la mia azienda», afferma. Il problema principale resta il prezzo del gasolio, indispensabile per alimentare trattori e mezzi utilizzati quotidianamente nelle aziende. Ma la protesta guarda anche all’aumento delle bollette, delle materie prime e, più in generale, del costo della vita. «Il caro gasolio è diventato una spesa ingestibile – spiega Rattà – ma c’è anche il problema generale del caro vita. Anche al supermercato ormai con 50 o 100 euro non si porta più niente a casa perché tutto è aumentato».

Dall’agricoltura alla pesca, la protesta unisce più categorie

La mobilitazione di Davoli non riguarda dunque un unico comparto. Il rincaro dei carburanti produce effetti diretti anche sull’autotrasporto, sulla pesca e sulle attività che necessitano quotidianamente di mezzi e macchinari. La presenza contemporanea di categorie differenti è uno degli elementi che caratterizzano la protesta sulla Jonica. Nei giorni scorsi sono stati organizzati presidi anche in altre aree della Calabria, mentre a Davoli trattori e altri mezzi hanno provocato rallentamenti lungo la Statale 106. Gli organizzatori chiedono interventi capaci di ridurre i costi del carburante e di produzione e di garantire maggiore sostenibilità economica alle imprese.

Bruciate le tessere elettorali in segno di protesta

La tensione è emersa anche attraverso un gesto simbolico. Nella giornata di ieri alcuni manifestanti hanno bruciato le proprie tessere elettorali, scegliendo questa forma di protesta per manifestare la propria insoddisfazione nei confronti delle risposte arrivate finora dalle istituzioni. Un gesto che ha dato alla mobilitazione anche una dimensione di contestazione politica, pur restando al centro della protesta le difficoltà economiche denunciate dalle categorie produttive.

«Resteremo finché non arriveranno risposte»

Per il momento, dunque, il presidio non ha una conclusione definitiva. Gli organizzatori indicano domenica come prima scadenza, ma lasciano aperta la possibilità di proseguire anche successivamente. «Resteremo qui ad oltranza – conclude Rattà – dobbiamo capire se qualcuno ci aiuta, altrimenti saremo costretti a chiudere». La protesta di Davoli continua così a mantenere alta l’attenzione sulle conseguenze del caro carburante per imprese e famiglie, con la Statale 106 trasformata in questi giorni in uno dei luoghi simbolo del malessere espresso da una parte del mondo produttivo calabrese.