Omicidio al Castello di Sangineto, fermati i fratelli Orsino per la morte di Antonio Perrotta: Ecco cosa è accaduto
Il provvedimento della Procura di Paola e la ricostruzione dei fatti
Il decreto di fermo firmato dal procuratore della Repubblica di Paola, Domenico Fiordalisi, ricostruisce le drammatiche ore dell’aggressione ad Antonio Perrotta e indica nei fratelli Umberto e Domenico Orsino i due indagati ritenuti responsabili della morte del giovane. Per entrambi la Procura contesta il concorso nell’omicidio, con l’aggravante dei futili motivi e abietti, sulla base degli elementi raccolti nelle ore successive all’aggressione attraverso le immagini delle telecamere, le attività di Polizia e Carabinieri e la perquisizione dell’abitazione dei due fratelli. La responsabilità penale degli indagati dovrà essere accertata nel corso del procedimento.
La lite in discoteca e l'aggressione all'esterno
Secondo quanto riportato nel provvedimento datato 11 agosto 2026, nella notte tra l’8 e il 9 agosto, all’interno della discoteca Il Castello di Sangineto, si verificava una lite nella quale rimaneva coinvolto Perrotta. Gli addetti alla sicurezza, per evitare che la situazione degenerasse, allontanavano due giovani dal locale. Dalla successiva analisi delle immagini di videosorveglianza, gli investigatori ricostruivano i movimenti dei due uomini e quelli di Perrotta dopo l’uscita dalla discoteca. Il decreto descrive una sequenza nella quale la vittima, dopo aver raggiunto il gruppo formato dal personale della sicurezza, si dirigeva verso l’uscita oltre il transennamento, dove le telecamere documentavano una colluttazione. Gli investigatori individuavano così il momento nel quale la vittima veniva colpita con violenza al volto con pugni e calci, cadendo a terra e battendo violentemente la testa.
I soccorsi e il tragico epilogo in ospedale
A causa dei colpi ricevuti, Perrotta riportava un ematoma epidurale acuto e una frattura composta della base cranica. Dopo essere stato soccorso dal personale della sicurezza, il giovane riprendeva conoscenza e veniva inizialmente accompagnato verso casa a bordo dell’autovettura di un conoscente. Durante il tragitto, tuttavia, le sue condizioni peggioravano, rendendo necessario il trasporto urgente all’ospedale di Cetraro. Considerata la gravità del quadro clinico, Perrotta veniva trasferito in elisoccorso all’ospedale Annunziata di Cosenza e sottoposto a un intervento chirurgico alla testa per ridurre le numerose fratture all'encefalo. Nonostante l’intervento fosse riuscito sotto il profilo tecnico, alle 4.42 del 10 agosto il giovane decedeva a causa delle lesioni riportate.

Le indagini, la videosorveglianza e l'identificazione
Parallelamente ai soccorsi, Polizia di Stato e Carabinieri avviavano l’attività investigativa concentrandosi sulle immagini del sistema di videosorveglianza. Gli investigatori individuavano due soggetti presenti nella sequenza dell’aggressione e procedevano alla ricostruzione dei loro tratti somatici: uno di corporatura robusta, capelli molto corti, pantaloncino scuro o blu e camicia bianca a maniche corte; l’altro più alto e vestito di bianco. La comparazione dei profili portava all'identificazione di Umberto Orsino, nato il 29 aprile 2002, e Domenico Orsino, nato il 6 luglio 2004, entrambi nati in Lussemburgo, paese in cui risultano residenti pur essendo domiciliati a Belvedere Marittimo, in via Vetticello 212.
La perquisizione, le prove e il pericolo di fuga
Nell’abitazione di Belvedere Marittimo gli investigatori eseguivano una perquisizione d’iniziativa motivata dall’urgenza, rintracciando indumenti e calzature coincidenti con quelli visti nei filmati. Tra i capi sequestrati figurava una camicia presentante una macchia di sangue, nonostante un precedente lavaggio; saranno gli accertamenti scientifici a stabilire la natura della traccia ematica e l'eventuale collegamento con Perrotta. Secondo la Procura, il movente dell'aggressione sarebbe da ricondurre al risentimento dei due fratelli dopo essere stati allontanati dal locale poiché privi del biglietto. Il provvedimento ha disposto il fermo anche per il concreto pericolo di fuga, dato che gli indagati si erano allontanati di corsa dopo il fatto e avrebbero potuto far rientro in Lussemburgo. Entrambi sono stati messi a disposizione della Procura di Paola per l’interrogatorio prima del definitivo trasferimento nel carcere cittadino.