Amendolara, la strage che interroga la Calabria: il caporalato uccide ancora
Quattro braccianti morti tra le fiamme diventano il simbolo di un sistema di sfruttamento che continua a negare diritti, dignità e futuro a migliaia di lavoratori. Una tragedia che impone verità e cambiamento
Quattro pezzi di carne. Di mala carne per chi, senza esitare, ha dato fuoco ai migranti ad Amendolara. Tre pakistani e un afgano. Più uno sfuggito miracolosamente. Di loro si sta dicendo tutto: cosa facevano, quanto, poco, guadagnassero, la richiesta di essere regolarizzati. Quanto fossero ben visti dai vicini a Villapiana. Solo una cosa, al momento, non sappiamo. Chi ha dato il via alla loro uccisione.
Le responsabilità ancora da chiarire
Possibile che siano stata tutta opera di quegli altri due migranti? Anzi, quei due mostri senza sangue. È impossibile che non ci sia un livello superiore. Possibile che non esiste un padrone che sfruttasse tutti? Possibile che quei due esseri abbiano fatto tutto da soli? Ancora non è dato sapere.
Il vero assassino si chiama caporalato
Si sa che la causa della loro morte non è solo quel rogo che fa accapponare la pelle. Si sa che il loro assassino è il caporalato. Lo sfruttamento. L’annientamento della dignità per chi prova ad alzare la testa. Uccisi. Peggio delle bestie. Come in una guerra di quelle che ci stanno avvolgendo in questo tempo maledetto e senza un briciolo di pietà.
Una risposta che non può fermarsi ai processi
La Regione Calabria si costituirà parte civile nel processo e questo è un bene. Allo stesso tempo, però, deve trovare una soluzione con il governo centrale affinché questo fenomeno fin troppo diffuso alle nostre latitudini venga combattuto. Ieri ne sono morti quattro, domani?
Una tragedia che riguarda tutti
E, si badi bene, non è che essere stranieri è l’unico requisito che serve per essere vittime di caporalato. Ce ne sono tante di forme. Anche per tanti laureati che svolgono lavori meno faticosi per il corpo ma distruttivi per la psiche. Se non si cambia qualcosa, davvero, si finisce tutti in quella macchina bruciata ad Amendolara. Che deve essere un eccidio che mai più questa terra deve dimenticare. Mai più.