Sanità al collasso, l’allarme dei medici cosentini: “Serve una svolta strutturale”
La presidente dell’Ordine di Cosenza Agata Mollica richiama istituzioni e politica su programmazione, personale e qualità delle cure
La crisi della sanità italiana non può più essere letta come un’emergenza temporanea, ma come una condizione strutturale che impone decisioni coraggiose e una visione di lungo periodo. A ribadirlo è Agata Mollica, presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Cosenza, che interviene nel dibattito nazionale sul futuro del Servizio sanitario rilanciando il ruolo centrale dei professionisti e della qualità dei processi di cura.
Il paziente al centro, soprattutto il più fragile
Secondo Mollica, la sanità deve tornare a mettere realmente al centro il paziente, in particolare quello più fragile. Non si tratta, sottolinea, di slogan, ma di un modello assistenziale fondato su diagnosi appropriate, percorsi di cura efficienti e continuità assistenziale, nel pieno rispetto dei principi di universalità ed equità che costituiscono l’architrave del Servizio sanitario nazionale.
Medici non ridotti a semplici esecutori
Per la presidente dell’Ordine cosentino, i medici non possono essere ridotti a meri esecutori di prestazioni. Il medico è sì un tecnico altamente qualificato, ma soprattutto un portatore di valori etici al servizio della collettività. È su questa base, afferma, che va ricostruito un nuovo patto sociale con i cittadini, fondato sull’alleanza terapeutica e sulla fiducia reciproca.
Anni senza programmazione, ora il conto
Uno dei nodi più critici resta la mancanza di una programmazione strutturata. Anni di scelte orientate alla gestione dell’emergenza hanno prodotto effetti pesanti, come il blocco del turn over, la carenza di personale e i pensionamenti non sostituiti. Un quadro che ha progressivamente indebolito la capacità di risposta del sistema sanitario pubblico.
Medici formati in Italia e costretti ad andare via
Mollica evidenzia un paradosso sempre più evidente: l’Italia forma medici di alto livello, investendo ingenti risorse pubbliche, ma poi li perde perché molti giovani scelgono di lavorare all’estero. Nel frattempo, si ricorre a norme emergenziali per richiamare in servizio medici già in pensione, una soluzione tampone che non può diventare metodo.
Riforme sanitarie senza chi lavora sul campo
La recente riorganizzazione del sistema sanitario, con l’accento su prevenzione, cure territoriali e ospedali, rappresenta per l’Ordine dei Medici un passaggio delicato che necessita di un confronto reale. Le riforme, avverte Mollica, non possono restare enunciazioni di principio, ma devono essere costruite ascoltando chi la sanità la vive ogni giorno.
Lavorare meglio per curare meglio
Fondamentali sono anche le condizioni di lavoro dei professionisti. Formazione qualificata, percorsi di carriera dignitosi e ruoli realmente valorizzati sono elementi indispensabili per garantire qualità assistenziale. Fare medicina, sottolinea, non significa aumentare i turni o le prestazioni, ma garantire un’assistenza integrata ed efficace.
Medici stranieri, stesse regole per tutti
Netta anche la posizione sul ricorso ai medici stranieri. Non può essere una soluzione strutturale alla carenza di personale. Iscrizione all’Albo, formazione equivalente e obbligo di ECM devono valere per tutti, senza deroghe, soprattutto alla luce delle regole che entreranno in vigore dal 2026.
L’appello finale alle istituzioni
Il messaggio conclusivo è un richiamo alla responsabilità collettiva. Non bastano incentivi economici o soluzioni tampone. Serve restituire ai professionisti la possibilità di lavorare con dignità e sicurezza, all’interno di un Servizio sanitario pubblico efficiente, pensato nell’interesse delle comunità e nel rispetto dei principi costituzionali.