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Il 2 agosto è la giornata europea della memoria del genocidio dei gruppi rom e sinti durante la Seconda guerra mondiale. Tale giornata è stata istituita dal Parlamento Europeo nel 2015 in ricordo delle oltre 4000 persone che persero la vita nel “campo degli zingari” ad Auschwitz-Birkenau. Lo Zigeunerlager fu aperto nel febbraio del 1943, con l'arrivo dei primi rom e sinti da altri campi presenti in Europa. Le fonti storiche dicono che fosse in condizioni igieniche terribili e privo di assistenza medica. Furono circa 21.000 le persone che vi furono deportate. Informazione che conosciamo grazie ai “libri del Campo zingari” che un prigioniero polacco, Tadeusz Joachimowski, seppellì nel mese di luglio del 1944, prima della liquidazione.

La rivolta dei prigionieri e la liquidazione del campo

Tra la notte del 2 e 3 agosto donne, bambini, anziani e uomini si arresero alle SS dopo mesi di resistenza. Il 16 maggio del 1944, gli internati si ribellarono quando le SS ordinarono loro di uscire per essere uccisi nelle camere a gas. La reazione dei prigionieri, armati solo di pietre e bastoni, bloccò le SS, sorprendendole. Tutto ebbe inizio quando gli internati nello Zigeunerlager vennero a conoscenza della liquidazione imminente del campo, tramite un prigioniero politico polacco che ne fu informato dal direttore del campo, George Bonigut.

Le lacune della memoria e della legislazione italiana

Oggi a distanza di 82 anni da quella terrificante scelta di internare e trucidare delle vite umane cosa rimane in Italia? Sicuramente troppo poco a livello di memoria collettiva e ancora meno a livello politico. Infatti, da una parte la conoscenza dei gruppi rom e sinti è quasi inesistente anche perché nei libri di testo è molto raro trovare informazioni storiche su tali gruppi e dall’altra parte l’Italia non ha né inserito i rom e sinti nella legge del 2000 che ha istituito il “Giorno della Memoria”. Mancanza che si riscontra anche in altre disposizioni legislative, come la legge n° 482 del 1999, che non riconosce la minoranza romanì tra le minoranze storicamente presenti in Italia.

Una lunga storia di persecuzioni e discriminazioni

Tale vuoto legislativo amplia il persistente sguardo stereotipato nei confronti di questa minoranza. Inoltre, il vuoto storico e la non conoscenza diretta dei rom e sinti non permettono né coesione sociale e né tantomeno l’elaborazione dell’Antiziganismo. Infatti, il samudaripen (tutti morti), non è stato qualcosa di isolato ma è stata una delle tante forme di Antiziganismo perpetuate ai danni della più grande minoranza in Europa. Come ben spiegato dall’antropologo Leonardo Piasere nel suo “L’Antiziganismo” (Quodlibet 2015) ma anche dal musicista e docente di etnia rom Santino Spinelli nei suoi libri tra cui “Le verità negate” (Meltemi 2021), hanno subito nel corso della storia schiavitù di massa durata cinque secoli nei principati di Valacchia e Moldavia fino alle retate di Stato, come quella spagnola nel 1749. Inoltre, si aggiunga la brutale sottrazione dei figli, iniziata nel Settecento da Maria Teresa d'Austria e proseguita dai suoi successori, e le deportazioni pianificate, come quella sventata in Louisiana nel 1802. Nel Novecento invece le persecuzioni contro rom e sinti sono proseguite con lo sterminio nazista, ma anche attraverso politiche eugeniste e blocchi forzati della procreazione portati avanti in Cecoslovacchia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca fino agli anni Duemila. Una catena di abusi che in Italia ha trovato un recente eco nella schedatura del 2008, quando 12.346 persone, di cui 5.436 minori, vennero censite e schedate con tanto di foto e impronte digitali.

Gli stereotipi e il sentimento anti-rom in Italia

Quella nei confronti dei rom e sinti è una vera ossessione veicolata attraverso ogni forma d’arte e che vede tali gruppi rappresentati mediante un agglomerato di stereotipi il cui tentativo è la costruzione di un’identità altra da parte dei non-rom. Tali stereotipi, come spiegato bene dall’antropologa Martina Giuffrè nel libro “Uguali, diversi, normali” (Castelvecchi 2014), sono stati condensati a partire dal basso medioevo e possono essere positivi (figli del vento, zingara ammaliatrice, zingaro artista...) e negativi (zingaro ladro, delinquente, bugiardo, da civilizzare..). Un simile immaginario, che contraddistingue la percezione di questo gruppo, sembra coinvolgere una considerevole porzione della popolazione italiana, considerando che, secondo i dati del Pew Research Center (2019), l’83% degli italiani nutre sentimenti negativi nei riguardi di rom e sinti. L’83% corrisponde a più di 8 persone su 10, e l’Italia, è di fatto, il Paese europeo con il sentimento anti-rom più forte. Tale dato è ancora più sorprendente se si considera che la fonte di conoscenza sui rom e si sinti non è frutto di conoscenza diretta, ma veicolata prevalentemente dai mezzi di informazione (EMG, 2023).

Gli effetti dell’esclusione sull’identità delle nuove generazioni

Se osserviamo l’effetto che tali stereotipi hanno nei confronti dei rom e sinti potremmo constatare come spesso si sviluppano meccanismi difensivi estremi, che possono indurre all'odio di sé. La percezione di essere perennemente etichettati porta a pensare la propria appartenenza etnica come una malattia e a celarla in ogni contesto. In altre parole, stiamo facendo crescere intere generazioni con un’idea sbagliata di sé alimentata anche scelte politiche fondate sull’idea che per cultura fossimo nomadi e che la risposta adeguata alla nostra condizione fosse la creazione dei campi nomadi, una forma orrenda di segregazione e la morte culturale della minoranza romanì.