Rende, la cupola di San Carlo Borromeo accende il dibattito sul decoro della città
Il capogruppo di Futuro in Consiglio comunale richiama l’attenzione sulle condizioni del rivestimento e sollecita l’Amministrazione a individuare risorse per il recupero della struttura

In una città, la cura dei luoghi simbolo è parte della tutela della propria storia, ma anche del modo in cui una comunità sceglie di presentarsi nel presente. Quando un luogo identitario attraversa una fase di difficoltà, non è soltanto il suo aspetto a risentirne: è come se una parte della memoria collettiva finisse sotto i riflettori.
A Rende, l’attenzione si concentra sulla cupola della chiesa di San Carlo Borromeo, uno dei luoghi più riconoscibili della città e un vero punto di riferimento per la comunità. Una questione sollevata da Marco Saverio Ghionna, capogruppo di Futuro in Consiglio comunale e rappresentante della minoranza consiliare.
La cupola e il problema del rivestimento
Ghionna punta l’attenzione sulle diffuse mancanze nel rivestimento della cupola, che, a suo giudizio, restituiscono oggi un’immagine non all’altezza del valore del luogo.
«La cupola di San Carlo Borromeo sembra un colabrodo. Le diffuse mancanze nel rivestimento restituiscono un’immagine che amareggia. Parliamo di uno dei simboli di Rende, proprio accanto alla sede comunale», sostiene il capogruppo di Futuro.
Da qui la richiesta all’Amministrazione comunale di aprire un confronto e verificare la possibilità di individuare risorse e finanziamenti utili a intervenire sulla struttura.
“Un luogo di fede, incontro e appartenenza”
Il tema, nelle parole di Ghionna, va però oltre la semplice questione del decoro urbano.
«San Carlo Borromeo è un luogo di fede, di incontro e di appartenenza. Prendersene cura significa riconoscere il valore che questo luogo rappresenta per tutta Rende», afferma.
La chiesa, peraltro, rappresenta un elemento particolarmente significativo nella storia amministrativa della città, essendo stata fortemente voluta dall’attuale sindaco Sandro Principe. Ed è proprio questo legame tra memoria, istituzioni e comunità a rendere la questione sollevata da Ghionna un tema che va oltre l’intervento materiale sulla cupola.
L’affondo politico: “Dalle parole ai fatti”
Non manca, naturalmente, la dimensione politica. Ghionna invita l’Amministrazione a trasformare l’attenzione sui luoghi simbolo in un intervento concreto.
«Un calice in mano e una fotografia sorridente trovano sempre spazio. Ci piacerebbe vedere la stessa premura per i tanti problemi della città», afferma, aggiungendo però di essere pronto a riconoscere il merito all’Amministrazione qualora si arrivasse alla soluzione del problema.
«Prendetevi anche i meriti, fate a posteriori tutti i post che volete, rivendicate il risultato e raccogliete il consenso. Ma aiutate questa comunità. Se il problema verrà risolto, sarò il primo a riconoscere il valore di quanto fatto».
Una posizione che prova dunque a spostare il confronto dalla polemica politica alla concretezza dell’intervento. Per Ghionna, la priorità resta una: «È indecente vedere un simbolo cittadino in queste condizioni. Il Comune si attivi: restituire decoro a San Carlo Borromeo sarebbe un risultato di cui andare giustamente orgogliosi».
