In Calabria il caro carburante pesa di più perchè il trasporto pubblico è quasi inesistente
Dalla Statale 106 alle aree interne, migliaia di calabresi sono costretti a utilizzare l'auto ogni giorno. E mentre benzina e gasolio aumentano, l'assenza di collegamenti efficienti trasforma ogni pieno in una spesa inevitabile.

In Calabria il caro carburanti ha un peso diverso rispetto a molte altre realtà italiane. Non soltanto per il prezzo che compare sui distributori, ma per una ragione ancora più profonda. In gran parte del territorio regionale, utilizzare l'automobile non è una scelta, ma una necessità. E quando la benzina aumenta, il cittadino calabrese non può semplicemente decidere di lasciare la macchina a casa e prendere la metropolitana, il tram o un treno ogni mezz'ora. Perché quell'alternativa non esiste.
I numeri fotografano una situazione pesante. Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, all'8 ottobre 2026 il prezzo medio della benzina in modalità self service in Calabria è di 2,051 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge 2,277 euro. Valori superiori alle medie nazionali, rispettivamente di 2,037 e 2,261 euro al litro. Ma il vero problema è un altro. Un lavoratore che vive in un piccolo centro e deve raggiungere quotidianamente il proprio posto di lavoro, uno studente che frequenta l'università lontano da casa, un anziano che deve recarsi in ospedale per una visita specialistica, per molti di loro l'auto privata rappresenta l'unico mezzo concretamente utilizzabile.
Altrove un aumento dei carburanti può spingere a scegliere il trasporto pubblico. In Calabria, per una parte consistente della popolazione, significa soltanto dover spendere di più.
La Statale 106, simbolo di una mobilità senza alternative
È lungo la fascia ionica che questa contraddizione emerge con particolare evidenza. La Statale 106, arteria fondamentale per collegare numerosi centri abitati, continua a rappresentare per moltissimi cittadini il principale riferimento per gli spostamenti quotidiani. Dalla provincia di Reggio Calabria a quella di Crotone, passando per il Catanzarese e la Sibaritide, migliaia di persone devono percorrere ogni giorno distanze considerevoli per raggiungere scuole, ospedali, uffici e luoghi di lavoro. Esistono collegamenti ferroviari e servizi di autobus, ma frequenze, coincidenze e copertura territoriale non sempre permettono di sostituire efficacemente l'automobile. In alcune località, soprattutto nelle fasce serali, nei giorni festivi o per gli spostamenti tra centri minori, le possibilità possono diventare estremamente limitate. Non si tratta soltanto di una percezione. Nell'agosto 2026, anche un'interrogazione presentata in Consiglio regionale ha evidenziato le criticità legate ai ritardi nell'elettrificazione della ferrovia ionica, sottolineando come l'insufficienza delle alternative ferroviarie contribuisca a riversare il traffico sulla SS106, con conseguenze economiche, ambientali e sulla sicurezza stradale. Il paradosso è evidente: una popolazione costretta a percorrere decine di chilometri in automobile ogni giorno si trova anche a sostenere il rincaro continuo del carburante necessario per farlo.
Niente metropolitane e tram, autobus insufficienti: la mobilità resta un privilegio
Il confronto con altre realtà italiane rende ancora più evidente la fragilità del sistema calabrese. In molte città del Centro-Nord, una famiglia può scegliere di ridurre l'utilizzo dell'automobile affidandosi a metropolitane, tram, linee ferroviarie suburbane e autobus frequenti. In Calabria questa possibilità, soprattutto al di fuori dei principali centri urbani, è molto più limitata. La regione non dispone di una rete metropolitana paragonabile a quelle delle grandi città italiane né di un sistema tranviario urbano diffuso. Le infrastrutture ferroviarie e i servizi su gomma esistenti assicurano collegamenti importanti, ma non riescono a soddisfare tutte le esigenze di mobilità. A confermare il legame tra carenza del trasporto pubblico e utilizzo dell'automobile sono anche i dati Istat. Nel 2024 Reggio Calabria registrava 725 automobili ogni mille abitanti, uno dei valori più elevati tra i capoluoghi metropolitani italiani. L'Istituto evidenzia inoltre come una minore offerta di trasporto pubblico sia generalmente associata a una maggiore diffusione delle automobili. È un circolo vizioso: meno collegamenti significano più automobili, più automobili significano maggiori consumi di carburante e ogni rincaro si traduce in una pressione aggiuntiva sui bilanci familiari.
Quanto costa andare a lavorare? Anche oltre 250 euro al mese soltanto di carburante
Per comprendere la dimensione economica del problema basta prendere in considerazione un caso concreto, seppure ipotetico. Un lavoratore che percorre 40 chilometri per raggiungere il proprio impiego e altrettanti per tornare a casa, per 22 giorni al mese, accumula 1.760 chilometri di spostamenti. Con un'automobile che percorre mediamente 15 chilometri con un litro, ai prezzi attuali il costo mensile del carburante si avvicina ai 241 euro per la benzina e supera i 267 euro per il gasolio. Significa arrivare a spendere quasi tremila euro all'anno soltanto per raggiungere il posto di lavoro. Una cifra che incide soprattutto sui redditi più bassi e sulle famiglie nelle quali più persone utilizzano quotidianamente un'automobile. E non bisogna dimenticare che il carburante serve anche per accompagnare i figli a scuola, fare la spesa, raggiungere ambulatori e ospedali o svolgere normali commissioni. Attività che in molti territori della Calabria richiedono spostamenti anche di diversi chilometri.
Il costo dell'isolamento ricade sulle famiglie
Il problema, dunque, supera il rincaro della benzina. Riguarda il diritto alla mobilità e le profonde differenze tra chi può scegliere come spostarsi e chi, invece, non ha alcuna possibilità di farlo. Anche l'indagine interna sulla mobilità realizzata dall'Istat per la propria sede calabrese nel 2025 offre un'indicazione significativa: il 45% dei rispondenti ha individuato nell'insufficienza o inadeguatezza delle corse del trasporto pubblico un fattore determinante nella scelta del mezzo di trasporto abituale. Si tratta di un campione specifico, non rappresentativo dell'intera popolazione regionale, ma comunque indicativo delle difficoltà incontrate da una parte dei lavoratori. Per chi abita nelle aree interne, nei piccoli comuni montani o nei centri lungo la costa ionica, la disponibilità di un servizio di trasporto pubblico efficiente può fare la differenza tra accettare un'opportunità lavorativa e dovervi rinunciare. A pagare sono anche i giovani, che spesso dipendono dalle automobili delle famiglie per raggiungere scuole, università o attività extrascolastiche, e gli anziani che vivono nei territori meno collegati.
Non basta abbassare il prezzo della benzina: bisogna offrire alternative
Di fronte al caro carburanti, il dibattito pubblico si concentra prevalentemente su accise, tassazione e possibili interventi per contenere i prezzi. Questioni importanti, che tuttavia non risolvono il problema strutturale della mobilità calabrese. Una riduzione del costo alla pompa potrebbe alleggerire la spesa nell'immediato. Ma fino a quando il trasporto pubblico non rappresenterà una soluzione concreta per una parte più ampia della popolazione, i cittadini continueranno a dipendere dall'automobile privata. Servono collegamenti ferroviari più frequenti, autobus capaci di raggiungere anche i centri periferici, coincidenze compatibili con gli orari di lavoro e sistemi di trasporto integrati tra le diverse province. Non mancano investimenti e progetti di ammodernamento, ma il loro impatto va misurato soprattutto sulla possibilità effettiva dei cittadini di lasciare l'auto a casa. In Calabria, insomma, il carburante non costa di più soltanto quando aumenta il prezzo al litro: costa di più perché bisogna comprarne continuamente. Ed è questa la vera disuguaglianza. Dove esistono alternative, il pieno è una scelta. Dove non ci sono collegamenti adeguati, diventa una tassa indiretta sulla necessità di vivere, lavorare e muoversi. Una condizione che rischia di trasformare ogni nuovo rincaro in qualcosa di più di una difficoltà economica: il prezzo quotidiano di un isolamento infrastrutturale che continua a gravare sulle famiglie calabresi.