Tanti turisti a Tropea
Tanti turisti a Tropea

Tropea è una delle destinazioni turistiche più conosciute del Mediterraneo. Ma da dieci anni è anche un luogo in cui il teatro si afferma come presidio culturale permanente, capace di generare relazioni, inclusione e riflessione critica. In un territorio lontano dai principali circuiti della scena contemporanea, Teatro d’aMare continua a interrogarsi su una domanda tanto semplice quanto necessaria: cosa significa oggi prendersi cura degli altri?

Da questa riflessione prende forma la decima edizione del festival diretto da Maria Grazia Teramo e Francesco Carchidi, in programma dal 4 al 10 luglio a Tropea. Un traguardo importante che conferma la vocazione della manifestazione a esplorare il tema della cura attraverso i linguaggi della scena contemporanea, intrecciando arte, partecipazione e impegno sociale.

Il tema nasce dall’esperienza maturata nel corso di un decennio di lavoro con persone neurodivergenti, soggetti che vivono fragilità sociali e percorsi di marginalità. Un percorso che ha scelto di non considerare queste persone come destinatarie di interventi assistenziali, ma come protagoniste di processi artistici e relazionali. In questo contesto il teatro diventa uno spazio capace di ridefinire le gerarchie tradizionali, restituendo centralità a chi spesso viene relegato ai margini e offrendo alla comunità nuove possibilità di immaginazione e conoscenza.

Tra gli ospiti della decima edizione figurano Roberto Latini, Gioia Salvatori, Alessandra Cristiani, Giacomo Losi e la Compagnia della Scuola Elementare del Teatro, protagonisti di un programma che alterna spettacoli, incontri, laboratori e momenti di confronto.

Le attività prenderanno il via il 4 luglio al Castello di Caria con il laboratorio “La danza come relazione sociale”, promosso dalla Scuola Elementare del Teatro e condotto da Chiara Alborino e Monica Palomby. Un’esperienza che da anni sviluppa pratiche artistiche fondate sulla partecipazione e sulla costruzione di comunità, utilizzando il corpo e il movimento come strumenti di relazione. Il workshop inaugura il percorso formativo del festival, che proseguirà anche nelle giornate del 10, 11 e 12 luglio con ulteriori attività dedicate alla pratica teatrale e ai processi comunitari.

La programmazione degli spettacoli si aprirà il 5 luglio a Palazzo Santa Chiara con “Tre”, lavoro di Annalisa Limardi interpretato insieme alla sorella Paola Limardi. Attraverso un linguaggio diretto e autobiografico, lo spettacolo affronta due temi ancora centrali nel dibattito pubblico: il diritto al lavoro e il diritto alla sessualità delle persone con disabilità.

Il giorno successivo il confronto proseguirà con l’incontro “Tre è il numero perfetto?”, curato dalle stesse Annalisa e Paola Limardi, accompagnato da una serie di appuntamenti dedicati ai temi della disabilità, della rappresentazione e della sessualità. Tra questi, la proiezione del documentario “Il corpo dell’amore – Patrizia, l’ombra della madre”, realizzato da alcuni membri della Scuola Elementare del Teatro. Nella stessa giornata sarà inoltre presentata una prova aperta ispirata all’ultimo percorso creativo sviluppato dall’associazione organizzatrice insieme ai propri attori e attrici, offrendo al pubblico l’occasione di conoscere da vicino metodologie e processi di lavoro.

Dal 7 luglio il festival amplia il proprio sguardo sulla cura, affrontandola come dimensione collettiva e politica. La giornata si aprirà con “La cura si fa coro”, incontro curato da Katia Valente, per poi proseguire con “Cuoro” di Gioia Salvatori. Lo spettacolo utilizza la comicità per riflettere sulle aspettative sociali legate all’universo femminile e sulle forme di lavoro emotivo spesso invisibili che attraversano la vita quotidiana. Una riflessione che dialoga con il pensiero contemporaneo sull’etica della cura, senza assumere forme accademiche ma trovando piena espressione nella pratica scenica.

Nella stessa giornata andrà in scena “Amleto al buio” di e con Roberto Latini, con le musiche di Gianluca Misiti e produzione della Compagnia Lombardi-Tiezzi. Lo spettacolo tornerà il giorno seguente, affiancato dal concerto di Katia Valente.

Il 9 luglio sarà invece la volta del concerto di Glomarì e di due lavori che indagano il rapporto tra corpo, memoria e spazio: “Caduta la neve” di e con Alessandra Cristiani, accompagnata dalle musiche di Gianluca Misiti, e “Just Walking” di Giacomo Losi, esperienza di teatro nel paesaggio che invita il pubblico a riflettere sul rapporto tra territorio e attraversamento.

La manifestazione si concluderà il 10 luglio con “La cura del desiderio”, dibattito finale realizzato in collaborazione con Nutrimenti – Tavolo delle Idee e C.Re.S.Co., che riunirà artisti, operatori culturali e spettatori per confrontarsi sui temi emersi durante il festival e sulle diverse declinazioni della cura nella scena contemporanea. Nelle giornate del 10, 11 e 12 luglio, inoltre, il Castello Galluppi ospiterà il workshop “Animale di schiena”, condotto da Alessandra Cristiani.

Per la prima volta, il cartellone di Teatro d’aMare è stato preceduto da un articolato programma di avvicinamento sviluppato nei mesi di aprile, maggio e giugno. Un percorso che ha coinvolto il territorio attraverso gli spettacoli “Arturo” e “Marcia, democrazia” e i laboratori “Penso dunque sogno” e “Mappe. Di Caria, di sé, dell’altro”, realizzati dalle compagnie Quotidianacom e Nardinocchi/Matcovich.

Organizzato da LaboArt Tropea APS e dal Comune di Tropea, con il sostegno di Aicem Calabria, LeMilleDalie e Libreria Il Pensiero Meridiano, Teatro d’aMare conferma così la propria identità di festival capace di coniugare ricerca artistica, inclusione sociale e radicamento territoriale.