Spari nel Parco Nazionale della Sila, la lettera di una famiglia: «Nel bosco abbiamo avuto paura»
Una domenica iniziata con una passeggiata sulla Strada delle Vette si è trasformata in preoccupazione dopo alcuni colpi uditi nel bosco. Una famiglia scrive a Calabria News 24 e chiede maggiori controlli: «Qui vengono persone con bambini, devono pote

Una domenica in montagna, una famiglia, una coppia di amici e un bambino piccolo. Niente di particolare, almeno all’inizio. La voglia era semplicemente quella di salire in Sila, respirare aria pulita e passare qualche ora nella natura selvaggia che il Parco Nazionale della Sila continua a offrire a chi decide di attraversarne i boschi. la storia raccontata in una lettera arrivata alla redazione di Calabria News 24 e relativa alla giornata di domenica 4 ottobre. Una testimonianza che riportiamo distinguendo chiaramente ciò che è stato direttamente percepito dagli autori della segnalazione da ciò che, invece, resta soltanto un sospetto e dovrà eventualmente essere verificato dagli organi competenti. Il gruppo era composto da madre, padre, un bambino piccolo e un’altra coppia di amici. La zona scelta per la passeggiata era quella della Strada delle Vette, uno dei luoghi più suggestivi della Sila, soprattutto in questo periodo dell’anno. Boschi, panorami, silenzio. E poi quella biodiversità che rappresenta uno dei patrimoni più importanti del territorio. Lupi, lepri, rapaci, piccoli animali, uccelli migratori che utilizzano queste aree come luogo di sosta e altre specie che da anni vivono stabilmente all'interno del Parco. «Tutto era bello e tutto sembrava andare bene», raccontano. Poi, improvvisamente, qualcosa cambia.
«Alle 10:37 abbiamo sentito due colpi, il primo vicinissimo»
Erano circa le 10:37, forse qualche minuto prima o qualche minuto dopo. La famiglia si trovava da poco nel bosco quando ha sentito un primo colpo.
«Ci ha praticamente paralizzati – si legge nella lettera – perché sembrava davvero molto vicino». Dopo pochi secondi ne arriva un altro. Ancora uno sparo. Chi era nel bosco non poteva sapere da dove provenisse esattamente, chi avesse sparato e soprattutto contro cosa. Ma quando si cammina nella vegetazione con un bambino piccolo e si sente il rumore netto di un colpo d'arma da fuoco, la prima reazione difficilmente può essere quella di continuare serenamente il percorso. La famiglia decide così di cambiare strada. Non perché sapesse cosa stesse realmente accadendo, ma perché la paura aveva ormai preso il posto della tranquillità con cui era iniziata la giornata. Ed è questo uno degli aspetti più delicati della vicenda.
La domenica mattina, soprattutto in questo periodo, i boschi del Parco sono frequentati da famiglie, gruppi di amici, escursionisti, appassionati di fotografia, persone che vanno alla ricerca di funghi e semplicemente da chi vuole trascorrere qualche ora lontano dalle città. Sentire degli spari all'interno o nelle immediate vicinanze di un percorso frequentato inevitabilmente crea allarme.

Il Parco come rifugio per gli animali
Il Parco Nazionale della Sila rappresenta prima di tutto un territorio da tutelare. Negli anni si è lavorato proprio per mantenere questo enorme patrimonio naturale, proteggendo boschi, habitat e specie animali. In un'area protetta la fauna deve poter trovare rifugio e un equilibrio che altrove è molto più difficile garantire. Nella lettera arrivata a Calabria News 24 c'è soprattutto amarezza per questo. Gli autori raccontano di aver pensato immediatamente ai caprioli, animali che è possibile incontrare nei boschi e che descrivono come «esseri così innocui, dolci e belli che è davvero un peccato pensare che qualcuno possa sparargli addosso». Va precisato, però, che non esistono elementi, sulla base della sola testimonianza ricevuta, che permettano di stabilire se quei colpi fossero effettivamente diretti contro caprioli o altri animali. La famiglia ha sentito gli spari. Questo è ciò che racconta direttamente. Tutto il resto necessita di accertamenti. Ma il problema posto dalla segnalazione resta: perché si sentono colpi d'arma da fuoco in un'area nella quale le persone entrano pensando di essere dentro un luogo protetto?
Il sospetto del bracconaggio e quella carne che «nelle cerchie giuste si trova»
La lettera va poi oltre e affronta un tema ancora più delicato: quello del possibile bracconaggio. Gli autori sostengono che esista anche una domanda per determinate carni selvatiche e affermano che, «cercando nella ristorazione o nelle cerchie giuste», sarebbe possibile trovare carne di capriolo.
Si tratta di un'affermazione che Calabria News 24 non è nelle condizioni di verificare sulla base della segnalazione ricevuta, ma che merita comunque attenzione proprio perché, se accompagnata da elementi concreti, potrebbe rappresentare materia per gli organismi preposti ai controlli. Un conto è un sospetto nato dopo aver sentito alcuni spari. Altro conto è accertare l'esistenza di un'attività illegale, individuare chi la compie e ricostruire eventualmente un circuito di vendita. Su questo servono prove, controlli e indagini. Ed è proprio quello che la famiglia chiede. Non accuse generiche, ma la possibilità che si faccia chiarezza e che, se qualcuno realmente entra nel Parco per cacciare illegalmente, possa essere individuato.
Nel pomeriggio altri due spari
Dopo il primo episodio, il gruppo decide comunque di continuare la giornata. Cambia zona, cerca di dimenticare quanto accaduto durante la mattina e torna a godersi il bosco. Passano diverse ore. Sembrava ormai che quei due colpi fossero destinati a restare soltanto uno spiacevole episodio. Poi, poco dopo le 17, succede nuovamente. Altri due spari. «Non sappiamo se sia un metodo di caccia quello di sparare due colpi o cosa – scrivono – sappiamo soltanto che ancora una volta abbiamo sentito chiaramente due spari». Quattro colpi complessivamente nell'arco della giornata, secondo il racconto della famiglia, in due momenti differenti. È impossibile dire, soltanto sulla base di quanto riferito, se gli episodi fossero collegati tra loro, se provenissero dalla stessa zona o se avessero la medesima origine. Ma per chi si trovava nel bosco è stato inevitabile collegare i due momenti. E soprattutto porsi una domanda: è normale sentire spari mentre si passeggia nel Parco Nazionale della Sila?

La richiesta: più controlli e boschi sicuri per famiglie ed escursionisti
La lettera non si chiude con rabbia. Si chiude con una speranza. Che l'Ente Parco e gli organismi competenti possano verificare episodi di questo tipo e, nel caso in cui si accerti la presenza di persone che cacciano illegalmente nelle aree protette, individuare i responsabili. Perché il punto non riguarda soltanto gli animali. Riguarda anche le persone. Una famiglia con un bambino deve poter entrare in un bosco e pensare alle foglie, agli alberi, al panorama, magari alla possibilità di vedere un animale in lontananza. Non dovrebbe chiedersi se il rumore appena sentito sia stato davvero uno sparo e quanto fosse vicino. Lo stesso vale per gli escursionisti, per chi percorre i sentieri da solo, per i gruppi di amici e per tutti coloro che vedono nella Sila un luogo dove trascorrere una giornata tranquilla. Il Parco è anche questo: un posto nel quale la natura dovrebbe essere vissuta senza paura.
La Sila è un patrimonio che appartiene a tutti
Ci sono posti in Calabria che spesso vengono dati quasi per scontati. La Sila è uno di questi. Chi la frequenta abitualmente forse non si rende nemmeno più conto di quanto sia straordinario attraversare un bosco, fermarsi ad ascoltare i rumori della natura, vedere un rapace passare sopra gli alberi o imbattersi nelle tracce lasciate da un animale. È un equilibrio delicato. Un equilibrio costruito in anni di tutela e che non può essere messo a rischio. Per questo la segnalazione ricevuta da Calabria News 24 merita di essere raccontata, senza trasformare sospetti in certezze ma neppure facendo finta che nulla sia accaduto. Domenica 4 ottobre una famiglia racconta di avere sentito quattro spari nel corso della propria giornata nei boschi della Sila: due intorno alle 10:37 e altri due poco dopo le 17. Adesso sarebbe importante capire cosa sia realmente successo. Perché la Strada delle Vette e i boschi del Parco devono continuare a essere il luogo dove portare un bambino a conoscere la natura, non un posto dal quale allontanarsi perché all'improvviso, tra gli alberi, si sente partire un colpo.