Tre lavoratori morti nel giro di appena quarantotto ore in Calabria. Un bilancio drammatico che riaccende il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulle condizioni di precarietà che, soprattutto in alcuni settori, continuano a mettere a rischio la vita di migliaia di persone.

Secondo quanto denunciato da Potere al Popolo e dall’Unione Sindacale di Base, non si può più parlare di semplici “morti bianche”, ma di una vera e propria emergenza sociale che richiede interventi urgenti e una presa di coscienza collettiva.

Tra i casi che hanno maggiormente colpito l’opinione pubblica c’è quello di El Hadji Mamadou Diallo, giovane di 23 anni morto a Paola mentre stava lavorando alla preparazione di uno stabilimento balneare. Dalle prime ricostruzioni emergerebbe l’ipotesi di un impiego senza regolare contratto. Una vicenda che, secondo i movimenti promotori della denuncia, rappresenta il simbolo di una realtà fatta di precarietà, sfruttamento e assenza di tutele, che coinvolge in particolare molti lavoratori migranti.

Le altre due tragedie si sono consumate ad Anoia Superiore e a Francavilla Angitola. Nel primo caso un operaio di 46 anni ha perso la vita precipitando da un ponteggio durante alcuni lavori edili. Nel secondo, un lavoratore di 53 anni è morto schiacciato nel corso di operazioni con mezzi da cantiere. Tre episodi distinti ma accomunati, secondo sindacati e attivisti, da un sistema che continua a sacrificare sicurezza e diritti in nome del profitto.

Nel documento diffuso da Potere al Popolo e USB si punta il dito contro la diffusione del lavoro nero e irregolare in Calabria, definita una realtà strutturale presente in troppi contesti produttivi. Sotto accusa finiscono la carenza di controlli, il mancato rispetto delle norme di sicurezza, la riduzione dei costi sulla formazione e la logica degli appalti al massimo ribasso.

Le due organizzazioni ribadiscono inoltre il sostegno alla proposta di legge per l’introduzione del reato di “omicidio sul lavoro”, misura che punta a rafforzare le responsabilità penali nei confronti di chi viola le norme di sicurezza mettendo a rischio la vita dei dipendenti.

Tra le richieste avanzate figurano l’aumento del numero degli ispettori del lavoro, controlli più severi nei cantieri e nelle aziende, il superamento del sistema di subappalti e maggiori tutele per i lavoratori che denunciano condizioni di sfruttamento o illegalità.

“Morire di lavoro nel 2026 è una vergogna che non possiamo più accettare”, si legge nella nota, che si conclude con un messag