Emanuele Gregorini, noto come “Dollarino”, è stato rinviato a giudizio nell’ambito del maxi procedimento milanese che indaga su una presunta alleanza tra esponenti di Cosa Nostra, camorra e ’ndrangheta. La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare Giulia D’Antoni, che ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. L’inchiesta, denominata “Hydra”, è coordinata dalla procura guidata da Marcello Viola e si basa sulle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo.

L’estradizione dalla Colombia e le accuse

Gregorini, ritenuto dagli investigatori uno degli esponenti del cosiddetto “sistema mafioso lombardo”, è stato estradato dalla Colombia dopo essere stato arrestato il 17 marzo 2025 al termine di una latitanza durata alcuni mesi. Secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo di rappresentanza per il clan camorristico dei Senese all’interno dell’organizzazione criminale operante nel Nord Italia. Nel procedimento è accusato di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione di armi.

Il processo e il quadro dell’inchiesta Hydra

La prima udienza del processo a carico di Gregorini è stata fissata per il 16 aprile davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano. Successivamente la sua posizione sarà probabilmente riunita a quella degli altri imputati coinvolti nell’inchiesta. Nel maxi procedimento Hydra risultano infatti decine di persone sotto processo: 45 imputati sono già stati rinviati a giudizio con la prima udienza fissata per il 19 marzo, mentre 62 sono stati condannati lo scorso gennaio con rito abbreviato. Gli investigatori considerano Gregorini una figura chiave nella presunta rete criminale che avrebbe unito interessi di diverse organizzazioni mafiose operanti nel territorio lombardo.