«Il nostro mestiere sta morendo»: la rabbia e le scuse del pescatore di Cirò Marina
Dopo l’alterco con l’inviato di Striscia la Notizia, Mario Filippelli rompe il silenzio sui social: “Nessuna aggressione, volevo aiutare il cameraman. La pesca è stata venduta dal sistema e il futuro dei nostri figli è a rischio”
Un video pubblicato sui social nelle ultime ore ha riacceso il dibattito sull’alterco avvenuto a Cirò Marina tra un pescatore locale e la troupe di Striscia la Notizia, andata in paese per un servizio giornalistico. A parlare è Mario Filippelli, pescatore, protagonista dell’episodio e autore dello sfogo che ha fatto rapidamente il giro del web. Nel filmato, l’uomo ringrazia apertamente quanti hanno espresso solidarietà nei suoi confronti e in difesa dell’intera categoria, che definisce “stremata e affaticata”, ma non nasconde il dolore per gli insulti personali ricevuti e per il giudizio sommario che, a suo dire, lo ha colpito prima ancora di essere ascoltato.
Filippelli affronta anche le critiche arrivate dalla sua stessa comunità, da chi ha parlato di vergogna senza però comprendere le ragioni di uno sfogo che, spiega, nasce dalla disperazione di chi vede il proprio lavoro morire lentamente. “Il nostro mestiere sta finendo – afferma – il mercato ittico è stato venduto dal sistema e c’è una grande preoccupazione per i nostri figli e per il loro futuro”. Parole che restituiscono il quadro di una crisi non solo economica, ma identitaria, che colpisce uno dei settori storicamente più radicati nel territorio.
L’alterco con Striscia la Notizia e la versione dei fatti
Nel video, Mario Filippelli chiarisce la sua versione sull’episodio che ha coinvolto l’inviato di Striscia la Notizia, Michele Macrì, e il cameraman della trasmissione di Canale 5. Smentisce con decisione le accuse di aggressione fisica, affermando che il cameraman “non è stato spinto in acuqa”, cosi come si vde dalle immagini video, e che “non è stato toccato da nessuno”. Secondo il pescatore, il suo atteggiamento concitato sarebbe stato interpretato e raccontato in modo parziale, senza restituire la complessità della situazione.
Filippelli sostiene di essersi avvicinato per aiutare il cameraman, che si trovava in difficoltà in acqua, e di aver tentato di farlo salire sulla propria imbarcazione. Un gesto che, a suo dire, non è stato mostrato nel servizio andato in onda. Al contrario, denuncia un montaggio che avrebbe eliminato proprio quelle parti capaci di spiegare le sue intenzioni, lasciando spazio solo alle immagini più dure e sfavorevoli. “La produzione ha costruito un servizio ad arte – afferma – tagliando tutto ciò che dimostrava che volevo aiutare”.
Nel racconto del pescatore, mentre lui cercava di prestare soccorso, l’inviato Michele Macrì avrebbe continuato con provocazioni verbali. Una situazione degenerata in un clima di tensione, aggravato – racconta Filippelli – dagli insulti ricevuti anche mentre tentava di offrire aiuto. “Ho espresso rabbia – dice – ma era la rabbia per le condizioni precarie del nostro mestiere, non contro una persona”.
La crisi della pesca, l’appello al governo e le scuse finali
Il cuore del messaggio di Mario Filippelli va oltre l’episodio televisivo. Il pescatore allarga il discorso alla crisi strutturale del settore ittico, denunciando un mercato che, a suo avviso, penalizza il pescato locale a favore di prodotti di importazione. “Fare arrivare sul mercato il cosiddetto pesce cinese ‘ghiaccio’ è una grande ingiustizia – afferma – soprattutto quando il nostro mare offre un pescato di qualità notevole”. Una concorrenza che definisce sleale e che rischia di cancellare anni di sacrifici, tradizioni e saperi tramandati di padre in figlio.
Filippelli rivendica il diritto alla protesta e alla rabbia, sottolineando però di non voler abbandonare la propria terra. “Io resto qui – dice – non lascio il mio paese come hanno fatto in tanti. Continuerò a combattere finché ne avrò la forza, per continuare a fare il mio lavoro e tramandare ciò che ho imparato”. Un messaggio che suona come una dichiarazione di resistenza civile e culturale, rivolta soprattutto alle nuove generazioni che rischiano di non avere più un futuro nel settore.
Nel finale del video, il pescatore si rivolge direttamente alle istituzioni, chiedendo aiuti concreti dal governo e maggiore attenzione per una categoria che, sostiene, può essere compresa davvero solo da chi la vive ogni giorno. “Chi non è del mestiere non può capire”, afferma, prima di chiudere con un gesto di responsabilità: le scuse per quanto accaduto. Un atto che non cancella la rabbia, ma che prova a trasformarla in una richiesta di ascolto. Perché, come emerge dalle sue parole, dietro l’alterco di Cirò Marina non c’è solo uno scontro mediatico, ma il grido di un mestiere che rischia di scomparire.