Punto stampa PD
Punto stampa PD

Il tentativo di rimettere ordine nel Partito Democratico cosentino rischia di aprire un nuovo fronte nel centrosinistra. Claudio Stefanazzi, commissario della Federazione provinciale dem, è arrivato a Cosenza con il compito di ricomporre le divisioni interne e preparare il partito alle prossime elezioni amministrative. Ma l’indicazione sulla futura candidatura a sindaco ha finito per spostare il confronto su un terreno ben più delicato: chi dovrà decidere il nome chiamato a contendersi Palazzo dei Bruzi?

Scelte che pesano. Metodi che fanno discutere

Stefanazzi, intervenendo al direttivo del circolo cittadino, ha definito la candidatura di Cosenza una partita da affrontare a livello nazionale, nell’ambito di una valutazione complessiva che coinvolga le diverse forze della coalizione. Una posizione che, nelle intenzioni, può essere letta come il tentativo di ricondurre la scelta a una strategia più ampia, evitando che le tensioni locali condizionino gli equilibri del centrosinistra. Il commissario ha anche indicato come prioritaria la ricomposizione dei due gruppi consiliari del Pd, ricondotti da lui a contrasti prevalentemente personali.

Il contrasto degli alleati

Il problema è che una linea pensata per ricostruire l’unità rischia di produrre l’effetto opposto quando viene percepita come una decisione che arriva dall’alto. E a Cosenza, dove le amministrative del 2027 impongono già alle forze politiche di misurarsi con alleanze, bilanci e prospettive di governo, la questione del metodo non è affatto secondaria.

Pignataro avverte il Pd: «Il governo dei territori spetta ai territori»

La prima risposta significativa è arrivata da Fernando Pignataro, segretario regionale di Alleanza Verdi Sinistra, che ha contestato l’impostazione del commissario dem. Il suo ragionamento parte da un principio preciso: la scelta del candidato non può essere separata dalla conoscenza della città, dalle dinamiche politiche locali e dal consenso che ciascuna figura è in grado di raccogliere.

Pignataro ha chiarito che la candidatura dovrà essere individuata in Calabria, attraverso un confronto collettivo del tavolo progressista, distinguendo questa esigenza dalle eventuali questioni interne al Partito Democratico. Un passaggio che contiene anche un messaggio politico agli alleati: le difficoltà organizzative dei dem non possono diventare la ragione per trasferire altrove una decisione che riguarda l’intera coalizione.

La posizione di Avs non si esaurisce, peraltro, nella rivendicazione di un’autonomia territoriale. Pignataro ha richiamato l’esperienza delle elezioni regionali, indicando nella capacità del centrosinistra calabrese di costruire un perimetro più ampio di quello nazionale un precedente da cui ripartire. L’obiettivo dichiarato è difendere Cosenza, considerata un punto di riferimento della sinistra calabrese, attraverso una proposta condivisa e un progetto politico capace di rinnovarsi.

Alla ricerca del candidato giusto

È qui che il confronto assume una dimensione più ampia. Il centrosinistra ha bisogno di una candidatura competitiva, ma la competitività non si costruisce soltanto attraverso una mediazione fra i vertici dei partiti. Occorre che il nome individuato sia riconoscibile sul territorio, che possa parlare a sensibilità differenti e che nasca da un percorso nel quale gli alleati non siano chiamati semplicemente a ratificare una decisione già maturata altrove.

Sulla stessa linea si sono espressi anche i Democratici Progressisti Meridionalisti. Francesco Molinari ha contestato apertamente l’idea che il futuro sindaco possa essere individuato attraverso una decisione calata dall’alto, rivendicando il diritto della comunità cosentina di partecipare alla scelta. Due reazioni differenti per tono, ma convergenti nel rifiuto di una candidatura imposta senza un adeguato confronto locale.

L’unità non basta se manca una sintesi politica con Cosenza

Il commissariamento della Federazione provinciale del Pd, deciso dalla segretaria nazionale Elly Schlein a settembre dopo mesi di difficoltà organizzative e tensioni interne, aveva già reso evidente la necessità di un intervento. Stefanazzi è stato chiamato a ricomporre una situazione che rischiava di compromettere la preparazione delle prossime scadenze elettorali.

Nessuno può negare che un partito chiamato a guidare la coalizione debba ritrovare coesione, superare le divisioni e presentarsi con una linea riconoscibile. Ma ricostruire il Pd e costruire il centrosinistra sono due operazioni collegate, non sovrapponibili. La prima riguarda gli equilibri interni a una forza politica; la seconda richiede un confronto con alleati che hanno una propria storia, una propria rappresentanza e una propria idea del futuro della città.

Il rischio, altrimenti, è che la ricerca di una sintesi nazionale finisca per comprimere proprio quelle energie territoriali sulle quali il centrosinistra dovrebbe fondare la propria proposta amministrativa. Cosenza non è soltanto una candidatura da inserire in un quadro nazionale: è una città con dinamiche politiche specifiche, con un’esperienza amministrativa da valutare e con una coalizione che deve ancora definire il proprio profilo per la prossima competizione elettorale.

Il confronto continua

Il confronto, dunque, è appena cominciato. Da una parte c’è l’esigenza del Pd di ritrovare una guida unitaria e un metodo decisionale capace di superare le proprie fratture; dall’altra, la richiesta degli alleati di non confondere il coordinamento politico con il diritto di decidere al posto del territorio.