Antigone lancia l’allarme sulle carceri italiane: “Sistema al collasso tra sovraffollamento, suicidi e recidiva”
Il XXII Rapporto dell’associazione fotografa una situazione sempre più critica negli istituti penitenziari italiani. Reati in calo, ma aumentano tensioni, autolesionismo e pene più lunghe
I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 registrano addirittura una diminuzione dell’8%. Parallelamente calano anche gli ingressi in carcere e continua a ridursi il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute.
È il quadro che emerge dal XXII Rapporto “Tutto chiuso” realizzato da Antigone, presentato dopo 102 visite di monitoraggio effettuate negli istituti penitenziari italiani.
Secondo l’associazione, però, nonostante la riduzione dei reati, il sistema carcerario continua a vivere una fase di forte crisi strutturale aggravata dalle politiche punitive adottate negli ultimi anni.
Dall’inizio della legislatura, infatti, sarebbero stati introdotti oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena.
La recidiva resta il grande fallimento
Uno degli aspetti più critici evidenziati dal rapporto riguarda la recidiva.
Solo il 40,8% delle persone detenute si trova in carcere per la prima volta, mentre il 45,9% è già stato detenuto da una a quattro volte. Il 10,6% ha conosciuto il carcere da cinque a nove volte e il 2,7% addirittura più di dieci volte.
Per Antigone questo rappresenta la prova evidente di un sistema che non riesce a reinserire realmente le persone detenute nella società.
Alla base del problema ci sarebbero investimenti considerati insufficienti nelle attività formative, lavorative e scolastiche all’interno degli istituti penitenziari.
Lavoro e formazione ancora troppo limitati
Secondo il rapporto, soltanto il 29,3% delle persone detenute svolge un’attività lavorativa.
Di queste, l’85,6% lavora alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria in mansioni spesso poco spendibili all’esterno, mentre appena il 4,9% lavora per soggetti privati o esterni.
Anche i dati sulla formazione vengono giudicati preoccupanti: solo il 7,9% dei detenuti frequenta corsi professionali, il 31% segue percorsi scolastici e appena il 3% risulta iscritto all’università.
Per Antigone, l’assenza di percorsi concreti di reinserimento contribuisce direttamente ad alimentare la recidiva e quindi l’insicurezza sociale.
Sovraffollamento sempre più grave
Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane risultavano detenute 64.436 persone a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che, secondo il rapporto, si riducono in realtà a 46.318 posti effettivamente disponibili.
Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. Sono ormai 73 gli istituti penitenziari con un affollamento pari o superiore al 150%, mentre in otto strutture si supera addirittura il 200%. Le carceri non sovraffollate risultano appena 22 in tutta Italia.
Antigone sottolinea inoltre come, nonostante l’annuncio di un Piano carceri da parte del governo, i posti effettivamente disponibili sarebbero diminuiti di 537 unità.
Misure alternative in calo
Particolarmente allarmante viene considerato il rallentamento nell’utilizzo delle misure alternative alla detenzione.
Le prese in carico degli Uffici di esecuzione penale esterna per l’affidamento in prova ai servizi sociali sono scese da 26.151 casi nel 2024 a 24.627 nel 2025.
Anche la detenzione domiciliare registra una diminuzione, passando da 14.247 nuovi casi nel 2024 a 13.519 nel 2025.
Eppure, secondo il rapporto, oltre 24 mila detenuti avrebbero un residuo pena inferiore ai tre anni e potrebbero potenzialmente accedere a misure alternative.
Tra questi, quasi 7.800 persone devono scontare meno di un anno di carcere.
Crescono tensioni, aggressioni e suicidi
Il rapporto fotografa anche un clima sempre più pesante all’interno degli istituti.
Oltre il 60% dei detenuti trascorre quasi tutta la giornata chiuso in cella e soltanto il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica.
Secondo Antigone, le recenti restrizioni introdotte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria avrebbero contribuito ad aumentare la tensione interna.
Le aggressioni contro la Polizia Penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 episodi, mentre quelle tra detenuti sono cresciute del 73%, passando da 3.356 casi nel 2021 a 5.812 nel 2025.
Nel 2025 almeno 82 detenuti si sono tolti la vita in carcere, mentre dall’inizio del 2026 i suicidi registrati sono già 24.
Complessivamente, in meno di un anno e mezzo, i suicidi in carcere sono stati 106.
L’appello di Antigone
Di fronte a questo scenario, Antigone chiede un cambio radicale delle politiche penitenziarie.
L’associazione propone interventi urgenti per ridurre il sovraffollamento, ampliare le misure alternative, investire nella formazione e nel lavoro professionalizzante e riaprire il carcere alle attività esterne, al volontariato e alla socialità.
Secondo Patrizio Gonnella, “un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove persone e operatori sono più soli e abbandonati”.
Per il presidente di Antigone è necessario riportare il sistema penitenziario verso modelli di custodia aperta, con maggiori opportunità educative, culturali e sociali, nel tentativo di ridurre violenza, isolamento e disagio psichico all’interno degli istituti italiani.