Le recenti dichiarazioni di Carlo Tansi riaccendono i riflettori su una vicenda che per anni ha suscitato polemiche e contrapposizioni: la sua estromissione, nel 2018, dalla guida della Protezione Civile della Calabria.

Secondo quanto affermato dallo stesso Tansi, una sentenza definitiva del Tribunale del lavoro di Catanzaro avrebbe stabilito l’illegittimità della sua rimozione, definita dall’ex dirigente come “la più grande ingiustizia” della sua vita. Un pronunciamento che, a suo dire, mette fine a anni di silenzi e chiarisce definitivamente la natura della vicenda.

Nel lungo intervento pubblico, Tansi ripercorre il proprio operato alla guida della Protezione Civile regionale tra il 2015 e il 2018, sottolineando di aver avviato una profonda riorganizzazione della struttura. Tra le principali azioni rivendicate, l’introduzione di controlli più rigorosi nella gestione delle risorse, l’eliminazione di privilegi ritenuti ingiustificati e una maggiore trasparenza nell’utilizzo dei fondi pubblici.

L’ex responsabile evidenzia anche risultati operativi e innovazioni tecnologiche, come la realizzazione della Sala Operativa Regionale Unica, lo sviluppo del sistema informativo WebSor e il lancio dell’app “Easy Alert”, strumenti che – secondo Tansi – avrebbero reso la Protezione Civile calabrese un modello a livello nazionale.

Non manca un riferimento al contesto in cui maturò la sua rimozione. Tansi parla di forti resistenze interne alla riforma, accompagnate da attacchi mediatici e tensioni con esponenti politici e sindacali, tra cui l’ex consigliere regionale Domenico Tallini. Lo stesso Tansi riferisce di aver presentato una denuncia per diffamazione nei confronti di Tallini, sfociata in un procedimento penale tuttora in corso e, secondo quanto dichiarato, a rischio prescrizione.

Nel suo racconto emergono anche episodi gravi, come minacce di morte e attentati incendiari, che avrebbero segnato il periodo alla guida della struttura regionale, oltre a un clima di forte conflittualità culminato con la sospensione e il successivo allontanamento.

Tra i passaggi più rilevanti, Tansi cita inoltre il ruolo dell’allora procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, al quale afferma di aver consegnato personalmente alcune denunce relative a presunte irregolarità nella gestione interna.

La vicenda, sottolinea infine Tansi, non avrebbe soltanto una dimensione personale, ma riguarderebbe più in generale il diritto dei cittadini calabresi a conoscere quanto accaduto in una struttura strategica per la sicurezza del territorio, soprattutto in una regione caratterizzata da elevati rischi sismici e idrogeologici.

Le sue dichiarazioni si inseriscono in un dibattito che resta aperto, in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari e di eventuali repliche da parte dei soggetti chiamati in causa.